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“Silenzio assordante” è un ossimoro inflazionato, che spesso viene utilizzato fuori luogo. In questo caso no, non potrebbe esserci figura retorica più azzeccata per rappresentare lo stato delle cose tra Paolo Maldini e il Milan, o meglio quella parte del Milan a cui Il direttore sportivo si è rivolto in modo chiaro, energico e definitivo. L’intervista di Maldini alla Gazzetta che ha rotto l’idillio dei festeggiamenti post scudetto risale allo scorso 27 maggio. Sono passati 15 giorni e non si è registrato nessun fatto concreto. Con quell’intervista Maldini ha chiamato in causa Elliott, Gazidis e la nuova proprietà, ma a quell’intervista non è seguito nessun fatto concreto. Con quell’intervista Maldini chiedeva lumi sul rinnovo di contratto, suo e di Massara, ma dopo, di notizie ufficiali non ce ne sono state.

Adesso siamo arrivati a 15 giorni dalla scadenza dei contratti. Per carità, esiste tutto il tempo di rinnovarli e di appianare qualsiasi questione economica, ammesso e non concesso che i temi principali da trattare siano di natura remunerativa. Sinceramente non crediamo che Maldini ne faccia una mera questione di “soldi”. Quando non lo convincevano i ruoli che gli venivano proposti (da Berlusconi e Galliani) o quando non lo convinceva la solidità dei progetti (Fassone e Mirabelli) Maldini non esitava a rifiutare e a rinunciare a contratti di rilievo. Per anni, dopo aver appeso le scarpe al chiodo, Maldini si è limitato a fare il tifoso del Milan e non ha avuto bisogno di lavorare a tutti i costi. Non gli è mai interessato e mai gli interesseranno altri incarichi in altre squadre. Lui è legato al Milan è solo al Milan. Dunque, nell’ambito di questo rinnovo di contratto i soldi non c’entrano. E allora cosa c’entra? Perché Maldini non ha ancora rinnovato.

Lo ha spiegato molto bene lui in quella famosa intervista: lui vuol sapere se alle spalle di questo nuovo Milan c’è un progetto vincente e questo glielo possono garantire solo Elliott e Cardinale. Lui vuol sapere se a novembre (mese di scadenza del contratto) verrà allontanato Gazidis per cui, giustamente, Maldini ha sempre avuto grande vicinanza dal punto di vista umano, ma altrettanto giustamente non ha mai digerito strategie e ingerenze dal punto di vista professionali. Questi sono i due temi attorno a cui verte il rinnovo di Maldini. E mancano solo 15 giorni alla scadenza. Ne sono passati 15 di silenzio. Assordante appunto.
So già che i soliti cortigiani ribatteranno che dopo l’annuncio della nuova proprietà si sono espressi tutti molto positivamente sulla permanenza di Maldini ai vertici dell’area sportiva. Da Scaroni a Gazidis, da Singer a Cardinale: tutti hanno espresso il concetto che Maldini è stato fondamentale nella conquista del 19esimo scudetto e che deve assolutamente restare alla guida del Milan. C’è però un piccolo particolare: nessuno di coloro che si sono espressi sul futuro di Maldini aveva manifestato dubbi o lanciato messaggi dopo la vittoria dello scudetto. L’unico che li ha sollevati, scoperchiando il famoso vaso d8 Pandora, è stato proprio il diretto interessato. L’unico che ha messo in dubbio il contratto di Maldini è stato Maldini stesso. Quindi, che parlino gli altri, poco importa. L’unico che può comunicare o verbalmente o firmando il rinnovo di contratto che i dubbi sono fugati e i problemi risolti è solo e soltanto Paolo Maldini.

Ho già espresso il mio parere su quanto sia stato centrale in questo Rinascimento rossonero e dunque non sto a ripeterlo. Dico però che, da tifoso, per il momento non mi importano i 150 nomi di giocatori accostati al Milan. Per il momento la cosa più importante è che Maldini rinnovi sto benedetto contratto e che creda fermamente in questa “nuova” proprietà. Tutto il resto verrà di conseguenza. E finché non si esprimerà lui, non ci sono certezze. E finché Maldini non avrà dalla proprietà le garanzie richieste, non si esprimerà e non firmerà. Le garanzie sono sempre le stesse: progetto vincente dal punto di vista tecnico e non solo economico, ma anche e soprattutto mano libera su tutta l’area sportiva. Ciò che è successo in queste due settimane è la dimostrazione che Maldini non ha mai dimenticato quello che aveva fatto Gazidis a lui e a Boban (lo stesso Paolo cita Rangnick nell’intervista), ma l’ha solo accantonato per il bene del Milan. Ora ha ritirato fuori tutto. Esattamente come aveva fatto Boban nel febbraio 2020. Con la differenza che all’epoca Boban fu licenziato in tronco, mentre stavolta, con uno scudetto di mezzo e una posizione molto rafforzata, è Maldini che vuol fare piazza pulita.