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Non si può dire che la partenza di Gigio Donnarumma abbia diviso la tifoseria milanista. Anzi. L’ha compattata alla grande. Infatti, pochi istanti dopo la notizia dell’arrivo di Maignan a Milano era chiaro a tutti che Donnarumma non avrebbe rinnovato. E da lí si è scatenato un vero e proprio sheet storm sui social indirizzato al portiere della nazionale.

Tutti i tifosi concordi nel giudicare Donnarumma un “traditore” e nel gioire per la partenza del numero 99 e per lo “schiaffo”  (o supposto tale) rifilato a Raiola. Il comunicato della Curva Sud ha espresso la stessa identica posizione, ma non c’erano dubbi considerato l’incontro che avevano chiesto e ottenuto gli ultras a Milanello prima di Milan-Benevento con il portiere. A differenza di tutta la stampa sportiva nazionale, loro sapevano già che Gigio avrebbe lasciato il Milan e che avrebbe firmato con la Juve. Pensate che invece ancora adesso qualcuno ha dei dubbi sul fatto che la carriera di Donnarumma prosegua in bianconero.

In realtá Gigio ha già l’accordo con la Juventus, un accordo che sarebbe stato rivisto solo in caso di mancata qualificazione alla prossima Champions League da parte degli ex Campioni d’Italia. L’unico problema della Juve è piazzare Szczesny prima di annunciare il contratto con l’ormai ex milanista, cosa che avverrá in ogni caso entro il 30 giugno. La pista Barcellona non è percorribile, nonostante gli ottimi rapporti tra Raiola e il neo presidente Laporta, rapporti che oltretutto 10 anni fa costarono caro al numero uno blaugrana.

Quello del Barça è il classico diversivo mediatico raioliano per tenere desta l’attenzione di mercato sul suo gioiello e aspettare il concretizzarsi dell’affare con la Juve. Ergo, i tifosi del Milan possono già mettersi l’animo in pace all’idea di vedere Donnarumma con la maglia bianconera. C’è da aspettarsi che il giorno dell’annuncio tornerá a imperversare lo sheet storm di cui sopra. Un fenomeno social che negli ultimi giorni ha travolto anche il sottoscritto, colpevole di aver rappresentato la propria posizione da cronista e da milanista, in netta minoranza e in totale disaccordo con il trend tanto in voga di demonizzare Donnarumma.

Una posizione che, ne siamo orgogliosi, ha trovato sostegno e assoluta sintonia nelle parole di Paolo Maldini. Proprio lui, storico capitano che ha trascorso tutta la sua carriera in rossonero, intervistato sull’addio di Donnarumma ha posto l’accento sulla professionalità del portiere, sulle sue qualità da leader fuori dal comune e sul fatto che i tifosi facciamo fatica a concepire che un professionista possa cambiare maglia nel corso della sua carriera, soprattutto in questi anni. Maldini non lo dice e non lo può dire ma un conto era firmare per il Milan a vita come fece lui, quando i rossoneri erano il club più forte e più ricco del mondo, quando si percepivano gli stipendi più alti, quando si vincevano trofei a ripetizione e quando tutti i calciatori del mondo sognavano di vestire rossonero. Un conto è decidere di rallentare le proprie prospettive di carriera per rimanere nel proprio club del cuore, che però è 50esimo nel ranking, 30esimo nella classifica dei fatturati, che per 7 anni non ha giocato in Champions e che nella sua rosa ha solo un top player, di 40 anni.

Lo stesso Maldini, 5 minuti dopo aver vinto a Bergamo ricorda a tutti che questo non è il Milan “di Berlusconi”, che i tempi sono cambiati e che sarebbe già un grande obiettivo dare continuità alla presenza dei rossoneri in Champions League. Questo presuppone che non solo Donnarumma, ma anche altri big potrebbero lasciare il Milan. A maggior ragione se arrivano alla scadenza del loro contratto o vicini ad essa. Nel mondo del calcio iper professionistico associare il concetto di fedeltà alla maglia ai calciatori e agli allenatori è un’anacronistica utopia. Ed è bene che i tifosi se ne accorgano il prima possibile. Senza rimanere ancorati a logiche da anni Ottanta. Ammesso e non concesso che queste logiche valessero 40 anni fa e che non fossero mistificate dal fatto che all’epoca il calcio italiano era il più ricco del mondo.
La frase “nel calcio non esistono più le bandiere” la sento da quando sono nato eppure c’è ancora qualcuno che la pronuncia e trova la forza di scandalizzarsi di fronte al fatto che un giocatore, seppur simbolico, passi dal Milan alla Juve. 

Che Donnarumma si sia comportato da eccellente professionista fino al 92esimo minuto di Atalanta-Milan non vi è dubbio. Che nelle ultime partite abbia giocato anche contro quello che sarebbe stato il suo futuro (cioè provare a non far entrare la Juve in Champions) non vi è dubbio. Che sia stato un leader, seppur giovanissimo, determinante nel ritorno del Milan nell’Europa che conta, non vi è dubbio. Se non credete a me, credete a Paolo Maldini, che ha espresso proprio questi concetti. 

Veniamo allora agli aspetti tecnici ed economici dell’operazione, quelli che fanno gioire i tifosi per il suo addio. Dal punto di vista tecnico, mia opinione personale, penso che Donnarumma sia un portiere fenomenale, destinato a crescere ancora di più e a fare una carriera paragonabile ai grandissimi , tipo Zoff o Buffon. A 22 anni ha 250 partite da professionista nel Milan e ha fatto addirittura il capitano. Da tifoso del Milan mi dispiace aver perso un giocatore di questo calibro. Esattamente quanto mi dispiaceva quando partivano Shevchenko, Kaká, Thiago e Ibra. Con due aggravanti: la prima è che questi partivano dopo aver vinto con la maglia rossonera e la seconda è che non se ne andavano  a parametro zero, anzi. Di questi due aspetti potete anche dare la colpa a Donnarumma, ma purtroppo per voi non è cosi.

Convincetevene pure, ma non è cosi. Se Donnarumma non ha vinto in questi 6 anni di Milan a differenza di Sheva e Kaká la colpa non è sua ma del fatto che si siano parecchio ridimensionati investimenti e prospettive della proprietà. Ed è legittimo che lui a 22 anni voglia cercare squadre che, al di lá dello stipendio, gli permettano di competere per vincere e non per piazzarsi. Speriamo che Maignan non lo faccia rimpiangere, ma di sicuro raccogliere l’eredità di Gigio non sará facile per il francese. 

Dal punto di vista economico se Donnarumma parte a parametro zero non si può considerare un “grande risultato” ottenuto dal Milan. Non si può considerare un affare. Direte: rinnovare a 10 milioni netti a lui per 4 anni più 20 di commissioni a Raiola sarebbe stato un salasso. Vero, ma invece di prendervela e sfogarvi con Donnarumma e con Raiola, perché non provate a pensare perché il Milan non ha rinnovato prima il contratto di Gigio? Perché ha presentato loro un’offerta solo negli ultimi 6 mesi di contratto? Perché tanti altri giocatori del Milan sono in scadenza o vicini alla scadenza? Provate a considerare le strategie complessive del club e magari capirete che pochissimi giocatori di Real, Barcellona, Juve, Manchester e PSG vanno via a parametro zero e capirete che, purtroppo, il Milan non fa più parte di questa cerchia di club, quelli che tengono i giocatori più forti e che li comprano dalle altre squadre.

Ruolo in cui il Milan è stato mattatore per anni, ma che adesso non ricopre più. Vi conviene capire perché Donnarumma non giocherá l’anno prossimo nel Milan invece che insultarlo, altrimenti tra un anno sarete qui a dar del traditore a Kessié o a chi per esso. Non necessariamente gestiti da Raiola. A proposito non mi risulta che Calhanoglu sia gestito dal vituperato italo-olandese. Come la mettiamo col fatto che anche lui se ne vada a zero?