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Con tutto il rispetto per Pro Sesto e Modena, la gara contro il Nizza è stato la prima vera sfida probante per il nuovo-vecchio Milan di Stefano Pioli. Il crash test è andato molto bene, soprattutto perché avvenuto in casa della squadra di Ligue 1 che si è rinforzata più di tutte e che ha ingaggiato l’allenatore campione in carica. Squadra che oltretutto comincerà il campionato nel prossimo week end, due settimane prima della Serie A.

Pur priva di tutti i leader tecnici e carismatici della scorsa stagione, da Donnarumma a Ibra, passando per Kjaer, Calhanoglu e Kessié, la squadra di Pioli ha messo in mostra tutte le sue qualità tattiche e soprattutto mentali. La voglia di rimanere “attaccati alla partita”, il rifiuto della sconfitta e l’inclinazione a imporre il proprio calcio non si sono perse con l’estate e il Milan è ripartito da dove aveva chiuso a Bergamo. Pur con tante seconde linee i rossoneri hanno fatto di tutto per non uscire sconfitti dall’Allianz Riviera e addirittura per cercare la vittoria. Nonostante assenze e partenze, il gruppo c’è.

Eccome. La copertina della sfida tra rossoneri se l’è presa Olivier Giroud con uno splendido gol 4 minuti dopo l’esordio e con movimenti, scarichi e attitudine da centravanti vero (a differenza di Leao, ancora deludente in quella posizione). Ma il giocatore sul quale vorremmo incentrare la nostra analisi è un altro: Alessio Romagnoli. Uno dei pochi rimasti della “vecchia guardia”, dopo il girone di ritorno dell’anno scorso, sembrava destinato a lasciare il Milan subito o a vivere un anno da separato in casa per poi dire addio a parametro zero. La nuova stagione cominciava con pessime premesse per il difensore centrale chiamato a riconquistare nell’ordine: posto in squadra, fascia da capitano e rinnovo contrattuale. Una strada che sembrava e per certi versi sembra ancora in salita.
Ma quello che è chiaro dopo Nizza è che Romagnoli l’abbia intrapresa nel modo giusto. L’atteggiamento “da capitano” col quale l’ex sampdoriano ha cominciato la nuova stagione non è certo quello del separato in casa che tira ad arrivare a gennaio per svincolarsi. Anzi. Romagnoli sembra più che mai intenzionato a riprendersi il Milan e a meritarsi fascia e rinnovo, anche se parte da una base di ingaggio molto più alta rispetto alla media di squadra. Lui e Tomori, con la collaborazione di Calabria e Hernandez, hanno blindato la difesa rossonera nel primo tempo di Nizza nonostante le buone qualità fisiche e tecniche messe in mostra dalla squadra di Galtier. Maignan, incerto in un’uscita e in ritardo sul suo palo in occasione della punizione che sfiora il vantaggio per i francesi, vive 45 minuti senza parate proprio grazie alla sontuosa prestazione del pacchetto arretrato. Un’ottima indicazione, considerando anche l’assenza di Kjaer, che sulla carta è il titolare. Un motivo in più per non delegittimare Romagnoli e per sostenerlo in questa sua lodevole rincorsa alla titolarità. In un Milan che ha perso almeno due punti fermi della scorsa stagione, ritrovare uno come Romagnoli potrebbe essere molto importante. Se poi parliamo di attaccamento alla maglia e di sacrifici, giustamente sottolineiamo la dichiarazione d’amore di Kessié a mezzo stampa, ma ricordiamoci che Romagnoli, tanto criticato dai tifosi, è lo stesso che firmò il rinnovo col Milan nel giugno 2018, forse il mese peggiore degli ultimi 30 anni di storia rossonera.

All’epoca tutti avevano finalmente capito il bluff dei cinesi, Fassone e Mirabelli stavano abbandonando la barca, non si sapeva ancora chi sarebbe stato il proprietario del Milan, non si conosceva il nome dei nuovi dirigenti e il futuro rossonero era davvero pieno di incertezze. Eppure Alessio firmò a occhi chiusi il rinnovo contrattuale e fece una scommessa molto rischiosa, quella di credere nel Milan. Senza certezze e senza garanzie. Adesso, a 3 anni di distanza e con un contratto che sta per scadere, Romagnoli fa la stessa cosa. Di questo bisogna tenere conto. E pensare che giocatori come Romagnoli all’interno dello spogliatoio possono essere d’esempio e da guida per i giovani e per i nuovi arrivati.

A proposito di nuovi arrivati, speriamo che si aggiungano presto alla rosa di Pioli, le ultime due pedine mancanti, cioè il centrocampista centrale al posto di Meité e soprattutto il trequartista al posto di Calhanoglu. Nizza ha confermato che, nonostante le fanfare estive del partito di demolizione del turco, Brahim Diaz purtroppo non può essere titolare in quel ruolo. Serve qualcosa di più sostanzioso, sia a livello fisico sia a livello tattico.