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È di pochi giorni fa l’intervista di Galliani al Corriere della Sera in cui rivelò le proprie dimissioni dal Milan nel 2012, quando Berlusconi istituì la carica del doppio amministratore delegato per accontentare la figlia Barbara. Galliani definì "ingestibile" il Milan a due teste. Berlusconi non gli diede retta e commise il più grave errore dei suoi 30 anni di storia rossonera. La situazione precipitò rapidamente dal punto di vista tecnico ed economico fino alla sequela dei passaggi di proprietà, più o meno veri, più o meno riusciti. Anche all'epoca, la comunicazione corporate faceva apparire la coesistenza tra Galliani e Barbara come una costruttiva collaborazione, la realtà era ben diversa. E anche all'epoca i due facevano le foto insieme a Roma, durante i festeggiamenti per il 18esimo scudetto. Le foto sono una cosa, la realtà un’altra. 

Il paragone con quell’infausto frangente della storia milanista è più che mai di grande attualità in questi giorni. E ritorniamo lì. A quell'intervista di Maldini del 27 maggio, i cui temi finora non sono mai stati sviscerati, approfonditi, risolti. Nessuno si aspettava uno sfogo di quella portata dal grande protagonista del Rinascimento rossonero, eppure è arrivato. Ed è arrivato poche ore dopo i festeggiamenti per il 19esimo scudetto, con tanto di foto. Già le foto. Quelle in cui Maldini era ritratto festante e gaudioso al fianco di Massara, Singer e Gazidis. Eppure le parole di Maldini sono arrivate, dure e circostanziate, poche ore dopo quelle foto. A testimonianza del fatto che una cosa è la gioia per la conquista dello scudetto, un'altra è la programmazione manageriale e i progetti per il futuro del club. Quando Maldini dice che la società potrebbe non essere soddisfatta del lavoro svolto da lui e Massara è chiaramente retorico. Chi potrebbe non essere soddisfatto? Quando invece avanza l'ipotesi che lui stesso potrebbe non essere convinto dal progetto del futuro, dice il vero. E non possiamo dargli torto. 
Noi e lui non ci siamo dimenticati che l'amministratore delegato che dovrebbe rinnovargli il contratto era quello che non voleva Ibra, quello che aveva gia sostituito Pioli, quello che ingeriva nell'area sportiva senza interpellare gli incaricati, quello che aveva già bloccato Rangnick, quello che ha licenziato Boban ecc ecc. Quello che, nonostante tutto questo, si è preso i meriti dello scudetto. Gli altri fanno finta di niente ma Maldini non dimentica, non può dimenticare. Maldini sa perfettamente che per mantenere il Milan a questo livello o per farlo tornare a primeggiare anche in Europa ci vogliono investimenti economici. Non si può pensare ogni anno di perdere i calciatori migliori e continuare a conseguire i risultati. E sa perfettamente che nel caso in cui la prossima stagione non dovesse andare alla grande come le ultime due, poi finirebbe lui stesso nel mirino. Magari nel mirino di chi, fino a due anni e mezzo fa, metteva seriamente in discussione le sue qualità manageriali. 

Dire che non ci sono problemi tra Maldini e la proprietà è negare l'evidenza. Sostenere che il rinnovo dei contratti di Maldini e Massara è una mera formalità non corrisponde al vero. Basarsi sulle fotografie di Maldini e Gazidis o su quella scattata a Casa Milan con Cardinale è quantomeno superficiale. Che la proprietà faccia direttamente capo a Elliott o che faccia capo a Red Bird con i soldi prestati da Elliott poco cambia. L'amministratore delegato è Gazidis, almeno fino a novembre, e la filosofia societaria è improntata esclusivamente all'ottenimento di obiettivi economici, non sportivi. Queste sono le due cose che a Maldini non vanno bene. E, ormai a 10 giorni dalla scadenza del suo contratto, Maldini non ha ricevuto feed back dopo le sue pesanti dichiarazioni. Di certo però, con quelle parole abbiamo capito che in questi due anni c'è stato un Milan a due teste, proprio come Galliani aveva definito quello del 2012. Per svariati motivi, anche extra professionali, nonostante tutto le cose sono andate per il verso giusto, ma Maldini, proprio come disse Galliani a Berlusconi, sa che una gestione bicefala non può funzionare per sempre. Lui, giustamente, vorrebbe essere l'unica testa di questo Milan. Ha dimostrato sul campo di meritarselo. Speriamo che la proprietà, passata, presente o futura, faccia la scelta giusta e lasci solo lui a capo del Milan. E che non commetta l’errore di Berlusconi 10 anni fa…