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Ci sono partite che si vincono senza meritarlo e di solito quando si vincono quelle partite significa che l’annata è buona per lo scudetto. Difficile capire a metà ottobre se il Milan vincerà lo scudetto, ma dopo una serata come quella di Bologna c’è la netta sensazione che i rossoneri lotteranno davvero per il titolo. Dopo gli errori arbitrali delle ultime settimane e la sequela incredibile di defezioni, finalmente contro la squadra di Mihajlovic gli episodi girano tutti dalla parte del Milan.

Leao trova il vantaggio grazie a una fortunata deviazione dopo 15 minuti di dominio rossoblu, Valeri espelle Soumaoro quando forse poteva bastare il giallo e Calabria approfitta di un’uscita a vuoto di Skorupski per segnare il gol che sembra essere quello del definitivo ko felsineo. Tutto facile. Forse tutto troppo facile per una squadra che è cresciuta forgiata dalle difficoltá. E che rischia di rilassarsi eccessivamente quando le cose vanno per il verso giusto.

Il calo di tensione di inizio ripresa è inaccettabile e senza giustificazioni. Assenze e stanchezza post Champions non possono infatti permettere di riaprire una partita già chiusa e rianimare un avversario fuori partita. E invece il Milan si fa rimontare due gol da un Bologna in 10 e rischia addirittura di subire il terzo dopo la seconda espulsione rossoblu, questa indiscutibile per il fallo assurdo di Soriano sull’ottimo Ballo-Touré.

La squadra di Mihajlovic in 9 tira fuori tutto il carattere del proprio allenatore, lo stesso carattere che sempre al Dall’Ara quasi 5 anni fa aveva consentito al malconcio Milan di fine era Berlusconi di vincere con gol di Pasalic in doppia inferioritá numerica. Il Bologna invece va solo vicinissimo all’impresa di strappare punti in 9 e probabilmente lo avrebbe anche meritato. Ma, come detto, il Milan di quest’anno, in campionato ha un qualcosa in più e dopo la super rimonta contro il Verona, riesce a pescare il jolly in zona Cesarini con un gol meraviglioso di Bennacer, uno dei pochissimi a salvarsi anche nella serataccia di Porto.
Verona e Bologna: due partite in cui il Milan ha giocato maluccio e ha palesato un’inusitata perforabilitá difensiva, complici sicuramente le tante assenze (soprattutto quella di Maignan tra i pali) e l’estenuante ciclo di partite ravvicinate. Ma che in ogni caso è riuscito a vincere segnando la bellezza di 7 gol.

L’ultimo lo ha messo a segno Ibrahimovic, più croce che delizia nell’emozionante serata emiliana. Nei suoi primi 90 minuti interi della stagione, Ibra dimostra di essere lontanissimo dalla miglior condizione. Ciononostante pretende che passino da lui tutte le azioni della squadra, si fa dare sempre la palla addosso, mai nello spazio e spesso la perde. Persino quando il Bologna rimane in 9 non favorisce il giropalla della squadra e il gioco sulle fasce, ma continua a pretendere che tutti i palloni passino da lui. Provoca l’autogol che riapre la partita con un goffo intervento su calcio d’angolo e insolentisce i compagni che non seguono le sue indicazioni in campo. Pioli non si sogna nemmeno di sostituirlo nonostante lo meritasse ampiamente e gli affianca Giroud in un modulo che snatura il gioco del Milan e si rivela attuabile solo grazie alla doppia superiorità numerica.

Detto tutto questo e pur considerando che a Bologna abbia disputato una delle sue peggiori partite in rossonero, Ibra torna dal Dall’Ara con all’attivo l’assist a Leao che apre la serata e il gol che la chiude definitivamente. Questo va a dimostrazione del fatto che pur se in ritardo di condizione e “diversamente giovane” Ibra rimane Ibra e il Milan, se davvero vuol sognare lo scudetto, deve augurarsi che il suo centravanti titolare giochi il maggior numero di partite possibili.