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Spezia fatale per i sogni scudetto del Milan. Era accaduto l’anno scorso e la sensazione forte è che sia accaduto anche quest’anno. E’ molto presto per alzare bandiera bianca e per lasciare campo libero ai cugini sulla strada della seconda, fastidiosissima, stella. Ma di certo la sconfitta nel Monday Night di ieri è di quelle che lasciano il segno. Il calcio è strano, beffardo e spesso la simbologia conta. Un anno fa, quasi di questi tempi, il Milan si preparava ad affrontare un derby che profumava di spareggio-scudetto e 7 giorni prima si schiantava contro la matricola ligure dimostrando di sottovalutare l’impegno e, dunque, di non avere ancora la mentalità per puntare al titolo.

GLI ERRORI - Si diceva che la dimostrazione di prendere la trasferta a Spezia sottogamba era stata certificata dall’ammonizione calcolata a Calabria per scontare la diffida prima della stracittadina. A distanza di 11 mesi la storia si è drammaticamente ripetuta. Eravamo convinti che quest’anno il Milan avesse acquisito una mentalità diversa, più pronta a lottare per il primato, pur non avendo ancora un organico profondo e completo come quello degli acerrimi rivali. In questo caso la squalifica di Tonali “calcolata” a pochi giorni dalla doppia sfida contro Juve e Inter, non sembrava dimostrare una sottovalutazione dell’impegno contro lo Spezia. E in effetti il Milan sceso in campo nel semideserto di S. Siro (la nuova disposizione anti-Covid non ha certo giovato all’andazzo della partita) è partito con la testa giusta e ha messo nell’angolo la squadra di Thiago Motta. Nel primo tempo i rossoneri hanno creato un’infinità di palle gol, con il grave demerito di averne sprecate tantissime, in primis il rigore sbagliato da Theo Hernandez. A proposito, apriamo una piccola parentesi, i penalty falliti cominciano a costare cari nell’economia stagionale.
MENTALITA' - Ciononostante gli uomini di Pioli sono rientrati negli spogliatoi dando l’impressione chiara di aver saldamente la gara. E forse è stato proprio questo il problema. Infatti il Milan è tornato in campo nella ripresa con l’atteggiamento di chi è convinto di portare a casa i 3 punti senza prendere in considerazione la reazione degli avversari. Tanto è vero che, prima e dopo il pareggio di Agudelo, lo Spezia ha tenuto in scacco il Milan creando più di un’occasione da gol. I rossoneri sembravano irriconoscibili, a partire da Ibra, totalmente avulso dal gioco. In quasi tutta la ripresa è ritornata fuori quella mentalità che non appartiene alle squadre vincenti. E che si è palesata nella mancanza di killer instinct quando si era in situazione di vantaggio e poi nella classica “pesantezza” da caccia al primato dopo il pareggio spezzino. Solo negli ultimi minuti del match Ibra e compagni sono riusciti a cingere d’assedio la porta di Provedel. E in quel frangente la fortuna ha clamorosamente voltato le spalle al Milan, prima con quel maledetto fischio prematuro dell’arbitro Serra che ha invalidato il gol di Messias, poi con la traversa di Ibra e infine con il beffardo contropiede da 3 punti di Gyasi e compagni.

NIENTE ALIBI - Epilogo tremendo di una serata stortissima che, speriamo, non lasci troppo il segno. Di certo questi 3 punti persi contro lo Spezia rischiano di pesare nella rincorsa del sogno scudetto, ma non dovrebbero mutare troppo la stagione nell’inseguimento a quello che è il vero grande obiettivo della società rossonera, cioè il raggiungimento di uno dei primi 4 posti. Come avete appena letto, nella mia analisi della partita, ho occupato soltanto mezza riga con il controverso episodio dell’incredibile negazione della regola del vantaggio sul gol segnato da Messias. Non perché l’episodio non sia clamoroso e gravissimo. Anzi. La reazione immediata dell’arbitro, come sottolinea giustamente Pioli, è stata la più grande dimostrazione dell’errore epocale. Ma ho volutamente dato poco risalto al caso arbitrale perché il Milan, se vuole compiere davvero l’ultimo passo sul percorso per il raggiungimento dello status di grande squadra, non deve trovare alcun alibi per una sconfitta come questa. L’alibi non può essere le assenze, perché questa squadra sarebbe dovuta bastare e avanzare per battere la quintultima in classifica. L’alibi non può essere la stanchezza per le troppe partite. E l’alibi non può essere neanche l’”effetto Serra”. Il Milan aveva il dovere di affrontare il secondo tempo contro lo Spezia in modo diverso. Non ci sono scuse. Dopo averlo elogiato in lungo e in largo è anche giusto, a questo proposito, richiamare Pioli alle proprie responsabilità. Ma soprattutto a una semplice e duplice domanda: è il caso di togliere dal campo sull’1 a 1 un giocatore in stato di grazia come Leao? Ma soprattutto, nemmeno in una serata disastrosa come questa, può essere sostituito Ibra?