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Durante questo antipasto agostano dei principali campionati europei, ho avuto la possibilitá e il tempo di guardare in tv tantissime partite. Liga, Serie A, Premier, Bundesliga, Ligue 1 e i preliminari di Champions. Tutte con il commento della tv inglese, qualche sporadica parola a bassa voce. Quindi con la grande fortuna di poter apprezzare ampiamente il cosiddetto audio di fondo. Finalmente l’adorabile e indispensabile rumore del pubblico. Vi posso garantire che in nessuna partita mi è capitato di ascoltare quell’autentico e inimitabile spettacolo sonoro e canoro di ieri sera a San Siro. 90 minuti ininterrotti di cori a squarciagola, un accompagnamento caloroso e costante, cominciato ben prima del riscaldamento della squadra. Ero seduto in salotto e mi sembrava di essere in Curva e di avere a fianco quello col megafono che intonava i cori. Un’emozione stupenda. Da fare invidia alla Bombonera e a qualsiasi torcida brasileira. Molti dei cori scelti dalla Curva Sud erano quelli dei primi anni 90, mi sembrava di tornare adolescente.

La squadra di Pioli ha fatto di tutto per rendere onore a un pubblico meraviglioso e, proprio come tanti anni fa, la pratica Cagliari è stata sbrigata in meno di un tempo. Dopo il gol “alla Pirlo” di Tonali, che sembra un altro giocatore rispetto alla scorsa stagione, il pareggio del Cagliari non ha minimamente scalfito la consapevolezza di forza della squadra rossonera. Ottimo Giroud, molto bene Diaz, persino Leao è stato a tratti devastante. Come ai vecchi tempi, i rossoneri si sono “accontentati” del poker e nel secondo tempo hanno abbassato i ritmi facendo “melina” nella metà campo avversaria. Partita perfetta e squadra in una condizione psicofisica eccelsa. Al punto da pensare che proprio non ci voleva questa sosta per le nazionali. Sarebbe stato bellssimo debuttare ad Anfield in Champions già questa settimana.

Torniamo alla Curva che, per decibel, attaccamento ed entusiasmo è sicuramente la migliore d’Europa. Come lo è stata per molti molti anni. E lo scrive uno che non si vergogna affatto di dire che è cresciuto frequentando regolarmente la Sud e apprezzando i veri valori umani e sportivi che soltanto il tifo ultrà è in grado di veicolare. Lo scrive uno che ha amici in Curva e che ha sempre difeso e sostenuto la cosiddetta “mentalitá ultrá” nella sua massima espressione. Quella rossonera è da sempre stata vessillifera di questi valori e orgoglioso punto di riferimento per il mondo ultrá. Di questi valori fa parte anche il risentimento per i giocatori che “tradiscono” la maglia e che optano per diverse scelte professionali. In generale i tifosi del Milan sono sempre stati molto amorevoli con gli “ex” a parte qualche rara eccezione. Esprimere però il proprio dissenso per le scelte fatte da Donnarumma (e Calhanoglu) non è affatto un reato, anzi ci sta tutto nella limpida e innamorata mentalità del tifoso. Non va condannato. Anzi. Ma le minacce no, quelle non devono passare e uno dei due striscioni esposti fuori da Milanello era chiaramente minatorio.
Affermare chiaramente che uno striscione cosi non va esposto nell’ambito di una società civile non significa essere “contro la curva”, anzi significa aiutarsi a vicenda a fare le cose nel modo migliore. Sono certo che moltissimi tifosi, pur essendo incazzati neri con Donnarumma, non hanno approvato quello striscione minaccioso. Da parte della società non ci sarebbe stato niente di male ad impedire che affiggessero quello striscione ai cancelli di Milanello. Anzi. Non ci sarebbe stato niente di male a dissociarsi dal contenuto di quello striscione. Anzi. Non ci sarebbe stato niente di male a prendere le distanze da un atto palesemente incivile. L’unico che lo ha fatto, in modo soft, discreto ma molto sagace è stato Ivan Gazidis, che prima della partita ha ricordato a tutti i tifosi del Milan che nella decennale e inimitabile storia del tifo rossonero c’è sempre stato posto per l’entusiasmo e il sostegno alla squadra, non per striscioni tipo quello di sabato (anche se usa un’ampia perifrasi per estrinsecare il concetto).

Gazidis ha parlato per conto della società che, chiaramente, non ha voluto esporsi troppo sulla vicenda per non inimicarsi i tifosi. Atteggiamento discutibile dal punto di vista etico, ma comune alla stragrande maggioranza dei club. Quello che invece è inaccettabile, molto più dello striscione di Milanello e molto più della quasi indifferenza del club, è la silenziosa acquiescenza di quasi tutta l’informazione di settore. Schiere di opinionisti e giornalisti più o meno schierati che di fronte a uno striscione di quel tipo hanno chiuso occhi e bocche. Le stesse bocche da cui quotidianamente escono giudizi su tutto e su tutti. Di carattere etico, economico, sportivo. Ma quando si tratta di alzare un dito per dire: “Ragazzi, va bene avercela con Donnarumma, ma le minacce no” allora scompaiono, evaporano, lasciano che siano gli altri a criticare la Curva e la societá. E di “altri” questa volta se ne sono visti davvero pochi. Io amo il Milan e adoro la Curva, con tutti i suoi colori e le sue sfumature. E proprio per questo scrivo tranquillamente che la Curva migliore d’Europa che dopo 30 anni mi fa battere il cuore con i suoi cori come quando ero bambino, quello striscione avrebbe dovuto evitarlo.