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Più che acquisti o rinforzi che molto probabilmente non arriveranno, sotto l’albero di Natale e in previsione del nuovo anno i tifosi rossoneri dovrebbero augurarsi di trovare un De Ketelaere nuovo di zecca, lontano parente di quello che ha vissuto in maniera anonima e inconsistente i suoi primi mesi italiani.

Noi siamo i primi che si sono entusiasmati per l’arrivo del gioiellino belga e che sono convinti abbia davvero le qualità per diventare un top player nel ruolo. Abbiamo apprezzato la strategia di Maldini e la lungimiranza della società, ipotizzando che per De Ketelaere si potesse ripetere la parabola fortunata dei vari Leao, Kalulu, Tonali e via dicendo. Per tutti questi ci è voluto tempo e pazienza. Per tutti questi che hanno il comune denominatore della giovanissima età non si può avere fretta e non si può pensare che siano subito decisivi ad alti livelli. Non bisogna farsi ingannare all’elevato costo del cartellino, quello è legato proprio alle prospettive di crescita e di valorizzazione futura.

Se proprio vogliamo dare un parametro economico ai calciatori, dobbiamo scegliere l’ingaggio. E quello di De Ketelaere è lo stipendio di un giovane prospetto di belle speranze, non di un campione affermato. Ergo: da tale va trattato. Con questo non stiamo certo negando l’evidenza, cioè che da lui ci si aspettava e ci si aspetta molto di più. Invece che intravvedere dei miglioramenti, anche per noi è stato evidente che le prestazioni del belga nel Milan sono peggiorate giornata dopo giornata. Non a caso Pioli lo ha accantonato sempre di più e ha provato in tutti i modi a spegnere i riflettori su di lui con l’obiettivo di tutelarne la crescita e di fare in modo che non si “bruci” anzitempo. L’idea del tecnico campione d’Italia era ed è quella di provare a ributtarlo nella mischia a partire da gennaio, dopo un periodo di decompressione.
Sicuramente anche da parte dell’entourage rossonero c’era la speranza che il Mondiale potesse essere un booster importante per il ragazzo, soprattutto dal punto di vista psicologico. E altrettanto sicuramente il Mondiale del Belgio non ha aiutato, anzi. Ma di qui a individuare De Ketelaere come uno dei primi responsabili della disfatta fiamminga in Qatar è fuorviante e intellettualmente disonesto. L’ex Bruges ha giocato poco o niente e la nazionale di Martinez ha disputato un Mondiale molto deludente. Il Belgio però è ricco di campioni, di calciatori affermati ed esperti. Sono loro che hanno floppato non certo De Ketelaere.

In una nazionale che poteva contare su gente come De Bruyne, Hazard e Lukaku non si possono certo dare a De Ketelaere le responsabilità per la debacle. Era forse l’ultima grande occasione per una generazione di fenomeni che non è mai riuscita a primeggaiare in nessuna grande competizione, ma De Ketelaere non ne fa parte. Il milanista ha 21 anni ed è alla sua prima grande esperienza iridata, non ci si poteva certo aspettare che fosse lui a trascinare fuori dalla crisi una squadra di campioni. Alla sua età persino il più grande di tutti, Diego Armando Maradona, aveva floppato il Mondiale spagnolo con l’Argentina. Come si possono dare a De Ketelaere le responsabilità per il flop del Belgio. Per lui quella in Qatar è stata un’esperienza, nulla più. E non deve costituire un altro peso per lui o la fonte di un’altra valutazione negativa. La vera avventura di De Ketelaere nel calcio che conta deve iniziare da gennaio. E non bisogna avere né dargli fretta.