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Ha ragione Pippo Russo, anche stavolta. E come sempre qui su calciomercato.com: “Bisogna essere in due per fare le plusvalenze come per ballare il tango. E invece va a finire che la Juventus ballava da sola”. La plusvalenza falsa crea un reato che si commette in coppia. Altrimenti, ci sarebbe il reato di truffa (ai danni dell’altra società). Quindi, prosegue Pippo Russo: “Rimane lo sconcerto di aver visto sparire dal dispositivo della sentenza ogni traccia degli altri club coinvolti”.

Lo sconcerto è in parte chiarito dalla mossa a sorpresa della Procura Federale, che ha spiazzato gli avvocati della Juve: l’accusa non è stata sulle singole plusvalenze (finora storicamente difficili da dimostrare) ma sulla violazione dell’articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva, ovvero l’articolo sulla lealtà. In sintesi: non potendo condannare le singole operazioni, viene considerato “sleale” tutto il modo di fare della Juventus, cui va la responsabilità oggettiva per l’operato di Paratici.



Non a caso, è notevole la differenza tra la difesa juventina prima nel dibattimento (le plusvalenze indicate dall’accusa incidevano in percentuale minima, circa il 3%, sui ricavi) e poi nel comunicato successivo alla sentenza, in cui si parla esplicitamente di “disparità di trattamento” rispetto alle altre società. Sembra quasi che al mattino abbia lavorato uno studio legale e al pomeriggio un altro: “noi siamo stati corretti” diventa “tutti sono stati scorretti”.
La storia italiana - non solo quella sportiva - insegna che qualsiasi linea difensiva basata sul “così fan tutti” non ha mai avuto granché successo. Anzi. Qui però è diverso. Perché se passa la nuova linea “tutti sono stati scorretti”, la difesa si trasforma in attacco.

Facciamo il classico esempio dei classici tifosi: se la Juventus viene accusata di aver corrotto un arbitro, non può difendersi dicendo “anche la squadra avversaria l’ha corrotto” perchè non avrebbe le prove. Se invece la Juventus viene accusata di aver creato un sistema sleale basato sulle false plusvalenze, si può difendere con “guardate qua e là, c’è la prova che abbiamo firmato in due e poi ancora in due e poi ancora…”. Il sistema sleale c’è - supportato dalle intercettazioni - ma non può non estendersi anche in Europa. Del resto, la regina delle plusvalenze è stata lo scambio Arthur-Pjanic, con il brasiliano comprato dal Barcellona a 72 (!) milioni di euro. Ed era il 2020. L’anno precedente, lo scambio Cancelo-Danilo con il Manchester City. E così tante altre operazioni potrebbero/dovrebbero essere esaminate dai tribunali internazionali. E se anche fosse accertato, il “sistema sleale” della Juve avrebbe quantomeno tanti complici.

Poi, prossimamente, per il club bianconero arriverà il momento dell’inchiesta “Prisma” della Procura di Torino. Quindi il momento degli stipendi spostati da un bilancio all’altro, non si sa bene come. E il momento della carta Ronaldo. E quindi, come scrive Gianni Visnadi, i guai per la Juve non sono finiti. Sicuro. Ma vediamo se inizieranno anche i guai per altri club. Dipenderà, par di capire, dalla nuova strategia degli avvocati, perchè citare la “disparità di trattamento” fa immaginare il passaggio dal catenaccio al calcio offensivo, in tribunale. Ed è quello che viene chiesto, in campo, anche ad Allegri: buffo, no?



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