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La cerimonia inaugurale bella, tipo Olimpiade. La partita inaugurale brutta, tipo Qatar-Ecuador tanto per non far nomi. E nel mezzo, una domenica triste. Noi che eravamo “tutti in piedi sul divano”, come urlava Guido Meda ai tempi gloriosi di Valentino Rossi, oggi siamo tutti abbacchiati sul divano. Con il telefonino a farci compagnia. Ma quando arriva un risultato qualsiasi, tra le blande amichevoli internazionali del pomeriggio, ecco la notifica shock: Macedonia-Azerbaijan 1-3. Sì, proprio la Macedonia di quel terribile pre-spareggio perso 1-0. E noi volevamo andare al Mondiale?

La malinconica amichevole della domenica sera è stata la conseguenza - e anche un po’ la punizione - che ci meritavamo per l’eliminazione mondiale. Qui ci starebbero tanti discorsi. Più o meno i soliti. Perfino su Orsato, cui fanno arbitrare le sfide più importanti in Europa e nel Mondo, ma non le partite dell’Inter in serie A: c’è qualcosa che non va, sicuro. C’è qualcosa di non detto, altrettanto sicuro.



Ma restiamo all’Italia di Mancini, cui saremo sempre riconoscenti per la vittoria di un anno e mezzo fa all’Europeo. Il prossimo “goal” (traduzione: traguardo, obiettivo) non deve essere però un gol in più all’Albania o all’Austria o in altre amichevoli, seppur griffate dal brand “Nations League”. L’obiettivo deve essere il Mondiale 2026. Perciò non si capisce l’utilizzo di alcuni giocatori che saranno sicuramente in disuso al prossimo Europeo, tipo Bonucci o Acerbi.
Detto e scritto con il massimo rispetto per il ct, la politica dei giovani non è uno spot, tipo Pafundi (classe 2006) che in azzurro verrà buono chissà quando, sicuramente non per il prossimo Mondiale. Il bimbo dell’Udinese in azzurro è marketing, non progetto sui giovani. Semmai, attenti al trentenne in fase calante Verratti, che in azzurro è titolare superfisso, mentre fa la muffa in panchina Miretti che - qui si accettano scommesse - vale i 2003 fenomeni spagnoli o Musiala che vedremo al Mondiale