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Tutto come imprevisto: il calcio d’estate non conta nulla, ma insegna molto. Il valore della preparazione atletica, per esempio. Vale nello specifico, anche se il caso più eclatante (la Juventus dei tre infortuni muscolari) va spiegato non solo nella fretta verso la Supercoppa italiana ma anche nella storia di Barzagli, Chiellini e Khedira, da sempre muscoli delicatissimi. E poi vale in generale, la preparazione fisica: per spiegare i risultati delle amichevoli. Fra una settimana iniziano i campionati di Francia e Germania. Tutte le squadre sono più pronte delle nostre. Infatti il Marsiglia batte la Juve mentre il Rennes e il Bastia liquidano Toro e Udinese, più l’Amburgo che le suona al Verona. Normale. Inevitabile. Esatto come un test scientifico di pura atletica.

Fa eccezione il Genoa che supera l’Hertha Berlino. Ma è un’altra storia, giustamente scritta dal destino. Non sembra casuale che la vittoria della squadra di Gasperini sia arrivata come una mail "rispondi a tutti", in piena bufera blucerchiata per il 4-0 subito dal Vojvodina. In quel preliminare di questa Europa League ci doveva essere il Genoa e non la Samp. I regolamenti dicono altro, e vanno rispettati. Ma moralmente l’Europa spettava a Preziosi, non a Ferrero. L’Uefa ha deciso in un modo, il destino a modo suo.

Tutto torna? Sì, ma senza esagerare. Nella Supercoppa tedesca, per esempio, il Bayern dell’ex juventino Vidal viene punito dal Wolfsburg dell’altro ex bianconero, molto meno tatuato e glorioso, Bendtner. Proprio lui, quello che a Torino s’era presentato con maglioncino aderente e a collo alto malgrado fosse agosto. Proprio lo stesso Bendtner che un’estate fa s’era selfato tutto nudo, con lo scalpo di un reggiseno a coprire gli attrezzi del suo mestiere di bomber. Indimenticabile.

L’estate di oggi ci porta a ricordare anche ieri. Quelle estati di un proverbio che consentiva ai mariti di sognare e giustificare ogni ipotesi: "Agosto, moglie mia non ti conosco". Nel calcio e nel calciomercato, è stata trasformata in "agosto, Mario mio non ti riconosco". Mario inteso come Balotelli, indiscusso campione del mondo nella specialità "occasioni sprecate". Ora però son giorni che non combina più nulla. Il massimo della trasgressione: un video con qualche capriola da bimbo e l’esibizione di una capigliatura che è qualcosa di più di una cresta. Sembra un cespuglio.
Strano ma vero: se il Balotelli fa il bravo, viene dimenticato. Liverpool e Mino Raiola, l’hanno suggerito in giro per il mondo: nothing. In Italia: niente. Il club dello storico inno "You’ll never walk alone" promette di non lasciarlo mai camminare solo. Semmai allenare, da solo. E’ quello che sta succedendo ora, esattamente un anno dopo il Mondiale che lo annunciava come stella sul Corcovado di Rio de Janeiro.

Ma adesso che è caduto giù, sembra davvero il momento giusto per raccattarlo. E ricostruirlo, Mario. Più che un saldo di Ferragosto, è un regalo di Natale. Il Liverpool lo presta e gli paga anche un bel po’ d’ingaggio. Strano che Lotito non l’abbia intuito. Ancor più strano che i Della Valle abbiano paura ad accettare la sfida. Balotelli sarebbe il testimonial perfetto non solo per la società che in nome del fair play ha inventato il "terzo tempo" e poi il "cartellino viola". Sarebbe perfetto per la squadra di Paulo Sousa, altrimenti scolastica e prevedibile. Darebbe quel tocco in più. Il rischio folle del genio. Quell’attesa della sorpresa che consente di esclamare: tutto come imprevisto!

Sandro Sabatini
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