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Doveva essere il giorno di Mister Bee. Invece il Milan è ancora di Silvio B. Che in italiano s’è confuso e ha chiamato il broker thailandese “mister Lee”, come l’antagonista cinese nella corsa alla società. E in inglese l’ha invitato ad Arcore, dicendogli “at home next days”. Bee Taechaubol ha sorriso. Poi annuito. E quindi cancellato l’ottimistico “tutto ok” fatto trapelare qualche ora prima dal suo popolato e multilingue staff, tanto entusiasta e social da far immaginare Berlusconi co-proprietario con un inutile 49%.

In qualsiasi società calcistica - e il Milan non avrebbe fatto eccezione - chi detiene la quota di minoranza viene coinvolto solo quando c’è da pagare la metà dei debiti. La domenica ha diritto a una bella tribuna d’onore, certo. Ma pare sinceramente un po’ troppo caro, l’abbonamento vitalizio a quella poltrona. Sembrava una storia di poltrone come in Parlamento. E anche se il paragone avrebbe contemplato mille sfumature e precisazioni, mister Bee sarebbe diventato il Renzi del Milan: il patto di Arcore, dopo quello del Nazareno. “Matteo Taechaubol” al comando con il premio di maggioranza, Berlusconi arricchito da 500 milioni ma rottamato con eleganza.

Il broker thailandese guida un gruppo eterogeneo, composto da investitori che singolarmente hanno circa il 10-15%, e solo assommati avrebbero conquistato il 51% del Milan. E Silvio B. sarebbe rimasto a contar zero pur avendo la percentuale personale nettamente più corposa? Era strano. Soprattutto, “non da Berlusconi”. E c’era da capirlo anche quando s’è visto che l’appuntamento era nell’hotel milanese dove Taechaubol aspettava da un paio di giorni, iniziando a somigliare a quel Maxi Lopez in sconsolata attesa di qualche mercato fa. Ma da sempre gli affari si fanno nella bottega di chi vende, non di chi compra.
A ripensarci, ricordando la storia della persona e le caratteristiche del personaggio, era impossibile che Berlusconi vendesse il 51% con l’e-bay social diffuso da Mister Bee in questi giorni, andando addirittura a consegnargli il Milan in hotel.

“Resto presidente”, ha detto dunque Silvio B. nella ressa di giornalisti, microfoni, telecamere, bodyguard, tifosi e curiosi. Cento persone attorno, cui far sentire con orgoglio senza età quella parola che è stata la sua vita: “Presidente”. Ma non lo sarà a vita, perché la trattativa per la cessione del Milan andrà avanti e mister Bee non farà la fine di un Maxi Lopez qualsiasi. Però tutto con percentuali e tempistiche diverse, correggendo quel Berlusconi che cede il 51 e rimane con un dannoso 49%.
Invece per la panchina il 51% delle preferenze attuali va a Luciano Spalletti. Che è quasi fiorentino come Renzi e dopo quattro anni in Russia sembra quasi orientale come mister Bee.


 Sandro Sabatini

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