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Plastica pallida con cornice metallica: ha sempre colori indefiniti, quella porta. Verdino, giallognolo, grigiastro. E' la porta, fredda, di un qualsiasi ospedale. Provo a bussare. Toc-toc... Permesso? Posso fare una domanda? 
Già immagino l’infermiera che mi rimprovera: “Aspetti il suo turno”. E così mi respinge in sala d’attesa. Mi accomodo – si fa per dire - per minuti, ore, mezze giornate. Ma stavolta, a costo di aspettare anche settimane e mesi, vorrei la risposta esatta a una domanda semplice: “Quanti casi Marchisio ci sono stati in passato?”. Quante volte su un giocatore si è intervenuti chirurgicamente per una lesione che non aveva? Oppure, cambiando i fattori ma non il risultato, quante volte non è stato operato un atleta che poi s’è infortunato più seriamente appena messo piede in campo? 

Carattere e caratteristiche di Conte (Italia) e John Elkann (Juventus) mettono in primo piano lo scontro dialettico sui metodi azzurri. La contesa coinvolge la stragrande maggioranza dei tifosi ed è normale assecondarla. Ma quel che è successo a Claudio Marchisio non può scivolare nel backstage delle polemiche. Perché è più grave di tutto e riguarda tutti. In mattinata: lesione del legamento e necessità d’intervento urgente per i medici fiorentini, compreso Castellacci (numero uno per la Federcalcio). In serata: niente lesione ed appena qualche giorno di fisioterapia per i medici torinesi. Giorno e notte, risonanza magnetica: l’esame era lo stesso, il responso è stato opposto. 
Se non credete a quel che leggete, chiudete gli occhi e immaginate il contrasto: da una parte Marchisio fa cenno ok e sorride sperando di recuperare già per la Champions; dall’altra lo stesso Marchisio con ginocchione fasciato e sorriso accennato dà appuntamento di circostanza alla prossima stagione. C’è una brutta differenza, tra le due immagini...

Scusate il populismo, ma da semplice cittadino vorrei sapere a quanti scienziati debbo rivolgermi per avere un responso medico azzeccato. Però questa non è la sede. Qui su Calciomercato.com, da semplice giornalista, annoto tre punti. 1) Come Conte con Allegri e Tavecchio con Agnelli, anche i medici azzurri faticano a parlare con i colleghi juventini. Ci fosse stato un dialogo meno superficiale, sarebbe emersa la particolarità del ginocchio di Marchisio, con interventi pregressi che avrebbero invitato alla cautela anche dalle parti di Coverciano. 2) I preparatori atletici della nazionale non si confrontano con quelli delle squadre, altrimenti non ci sarebbero polemiche sulla pesantezza dei lavori azzurri. 3) Nessuno parla dell’infortunio muscolare di Florenzi, vera vittima degli esasperati cinque allenamenti in quattro giorni ordinati da Conte senza il riposo post-partita del lunedì. 
Tre punti non danno la certezza di una vittoria, in questo caso. Al massimo, suscitano una speranza: la situazione di questa nazionale-conflittuale può solo migliorare. A patto che si proceda a colpi di buon senso, e non a botte di dimissioni minacciate. 

Sui medici, che dire? Per esperienza personale ricordo drammaticamente quando, nel 2000, il professor Saillant, luminare di ortopedia, dette l’ok al ritorno in campo di Ronaldo che invece, dopo appena sei minuti di un Lazio-Inter di Coppa Italia, si squarciò il tendine rotuleo del ginocchio. Medico nerazzurro era il coscienzioso Piero Volpi che, travolto dalla bufera mediatica mondiale sul Fenomeno, solo quest’anno è tornato nello staff interista. Sconfortato, un giorno mi confidò: “Nessuno lo dice, ma la medicina non è una scienza esatta”. Non ricordo a quale infortunio si riferisse quella volta. Né immagino cosa pensi – da osservatore distaccato – dell’infortunio di Marchisio questa volta. 
Nel frattempo sono ancora in sala d’attesa. Attendo il mio turno. Che qualcuno apra quella porta e il libro dei ricordi: quanti sono stati i casi Marchisio del passato? Quanti calciatori hanno subito operazioni di cui non c’era bisogno, o viceversa? 
Toc-toc... Posso fare una domanda? 

Sandro Sabatini (giornalista Sky Sport)
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