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Pattuglie di bambini mascherati in giro per palazzi. Trasmissioni tv che non si facevano mancare almeno una zucca, per non far brutta figura. Radio e social a rincorrere la notte di Halloween, che personalmente mi ostino a non conoscere né tantomeno riconoscere. Ma sono rimasto da solo. E se non mi adeguo, divento fuori moda. L’ho capito quando ho notato che si erano accordate anche le proprietà di Inter (thailandese) e Roma (americana), per creare un hashtag in comune: #sfidadapaura.

Mai slogan fu più azzeccato, perché a San Siro ha vinto proprio la paura. Si tratta di paura ragionata, calcolata, furba, tattica. Paura che non fa tremare le gambe. Anzi. Fa concentrare sui punti di forza dell’avversario, per annullarli. Fa giocare sui punti deboli, per metterli a nudo. Paura che non sconfina mai in panico o disperazione. Così diventa arma intelligente e vincente.

Intravisto in tv, alla fine Mancini sembrava addirittura in lacrime. In realtà ha avuto un calo di tensione, non un aumento di commozione. E comunque, dopo novanta minuti di attenzione. Le rime sono volute, perché c’è sofferta poesia anche nelle scelte di un allenatore. Che ha messo fuori Icardi semplicemente perché non corre, promuovendo due terzini freschi semplicemente perché corrono. E di conseguenza ha scoperto il segreto di Garcia: va bene quando corre, con Salah e Gervinho.

Mancini ha studiato Fiorentina-Roma e l’ha ribaltata. A Firenze i giallorossi avevano vinto con il 25% di possesso palla, più tutte le statistiche che una volta si chiamavano solo con due parole: difesa e contropiede. E scusate se lo scrivo, rischiando la figuraccia del vecchio rinco.

A proposito: da vecchio frequentatore di giornalisti e osservatore di giornali&tv, sorrido quando leggo&sento che "stavolta Allegri ha indovinato i cambi". La verità è che il #fiuuu di Cuadrado ha scolorito quel che era pronto ad esser scritto: "Allegri sbaglia ancora le sostituzioni". Sinceramente, mi ribello a questo modo di fare. Per due motivi. Il primo, di coerenza: non ho mai applaudito gli inserimenti a partita in corso, perché li considero errori nella formazione iniziale. Il secondo, perché bisogna smetterla di pensare-parlare-ragionare-commentare solo e soltanto in base al risultato. Eppure così fan tutti, ormai.

Per inciso, penso che Cuadrado sia un’ottima ala destra che può giocare solo se in formazione c’è anche un’ala sinistra. Possibilmente di ruolo, e non adattata (come Morata). Altrimenti la squadra pende da una parte. E diventa sbilenca. Diventa la Juve di quest’anno.
Per la cronaca e la statistica, invece, segnalo che l’Inter ha vinto per la sesta volta 1-0. In undici partite, fa impressione. Ma è una media che non può durare. Però noto anche i gol subiti dai nerazzurri: soltanto 7, di cui 4 dalla Fiorentina. Quindi appena 3 gol nelle rimanenti 10 partite. Anche questa media sarà difficile da mantenere, ma intanto illumina le straordinarie prestazioni del trio Handanovic-Miranda-Murillo.

Contagiato dal virus delle statistiche, ne esibisco un paio anche sulla Juve. E’ la squadra che tira più volte ed è seconda per tiri concessi alle avversarie: conservando queste frequenze, sarebbe incredibile non rivederla nelle posizioni di vertice. In compenso, per sei volte in undici giornate, ha subito gol al primo tiro in porta. Qui il significato è duplice. 1) Buffon è molto sfigato; 2) Buffon non è più lo stesso. Scegliete voi. In via del tutto eccezionale, si accetta anche la via di mezzo.

Di sicuro il pallone rotola in molte vie di mezzo, molto più varie di qualsiasi altro sport. Fateci caso, ma i campionati di calcio sono gli unici che non hanno i play-off, almeno nelle nazioni più evolute per storia e tradizione. Spiegazione semplice: perché nessuna partita è scontata e la maggior parte diventano intense come spareggi. Quindi offrono assist per tante opinioni e poche certezze.

Eccoci, dopo quest’ultima sentenza seriosa, arriva il momento di sorridere celebrando Medel. Guardate la foto, notate la pancetta. In tempi di CristianiRonaldi scolpiti dagli scultori e spogliatoi che sembrano uno zoo di tartarughe, il bacio della maglia mette a nudo questi suoi addominali d’altri tempi. Sembrano molto afflosciati e un po’ provati da qualche birretta. E allora, per solidarietà, qui ci sta proprio bene un “Medel uno di noi”. Si può?

Sandro Sabatini (giornalista Mediaset Premium)
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