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Per misurare la forza o la debolezza di ogni squadra, c’è un indicatore infallibile che non ha ancora un nome. Proviamo a battezzarlo chiamandolo “rimpiantometro”. E’ il misuratore dei rimpianti. Nome bruttino, ma rende benino l’idea: serve per descrivere il momento della Juventus.

Nel primo tempo contro il Frosinone, venivano rimpianti Hernanes e Dybala. Durante la partita di Napoli, i più invocati sono stati Cuadrado e Alex Sandro. E naturalmente proprio Hernanes e Dybala sono diventati bersagli di critiche ferocissime, oltre che giustissime.

Il “rimpiantometro” misura situazioni evidenti. E di facile lettura. Se Tevez-Vidal-Pirlo sono nettamente i più citati dai nostalgici, significa che il mercato è stato sbagliato. Quando invece vengono rimpianti panchinari a turno (e anche un po’ a caso) il significato è da tripla. 1: mercato sbagliatissimo. X: allenatore in confusione. 2: tifosi disperati. Fate voi…

Il segno X è già uscito ovunque. I critici l’hanno giocato a occhi chiusi: classica scommessa sicura, il famigerato “secondo anno di Allegri”. Scriverlo è come prendersi un giorno di ferie: basta un agevole copia&incolla con le “partenze di Allegri” che una stagione fa erano rimaste in archivio. Agile anche la rivisitazione del “cambia sempre formazione”: mutando i nomi e aggiustando qualche aggettivo, all’allenatore troppo volubile vengono appiccicate le stesse critiche dell’allenatore testardo che “non cambia mai formazione”.

Intanto i tifosi perdono certezze e precipitano nella depressione. Lo scrivono riempiendo i social con una colorata e avvelenata macedonia di lacrime e critiche. Così fan tutti. E non fa eccezione la Juve, nemmeno dopo quattro scudetti consecutivi e la stagione del “quasi Triplete”. Da Berlino sono passati cento giorni, ma sembrano cent’anni. E questo è il segno 2.

Il segno 1 (mercato sbagliatissimo) va abbinato alla casella Marotta&Paratici. Casella unica e non a due piazze, anche se la coppia dirigenziale divide i compiti: c’è chi sceglie/scarta i giocatori (Paratici, direttore sportivo) e chi li compra/vende (Marotta, amministratore delegato). Sembra che facciano tutto assieme, d’amore e d’accordo. Finora sono stati tanti i grandi colpi: da Tevez a Pogba a parametro zero, da Vidal a Morata ben valutati, da Llorente a Pirlo anche loro presi in scadenza di contratto. Molti più colpacci che colpetti, dunque. Nel loro cv, magari in minuscolo corpo 6, dovrebbero però scrivere anche il multimilionario Ogbonna e il timido Peluso, l’enigmatico Martinez e il misterioso Elia. Nessuno è perfetto, insomma. Eppure Marotta e Paratici sembrano al riparo dalle critiche. Godono di una sorta di – invidiabile – immunità.

Mentre Jovanotti cantava l’estate addosso, da Roma a Bangkok nemmeno un appunto per il duo del mercato juventino. Però ora cambia la musica. Finita l’estate, iniziano i brutti voti. Come a scuola, una raffica di esami già falliti. E tutte bocciature facili da spiegare. E senza riserve.
Anzi sì, proprio di riserve bisogna scrivere. Perché sono arrivati i bianconero i tre “non titolari” di Atletico Madrid (Mandzukic), Inter (Hernanes) e Chelsea (Cuadrado). E “non titolari”, per chi non l’avesse capito, significa tre riserve.

E poi Dybala (costo complessivo 40-quaranta-40 milioni) che con la maglia bianconera addosso sembra un bimbo appena promosso dalla Primavera. La Juve ha pagato 3 milioni ognuno dei 13 gol segnati l’anno scorso a Palermo: prezzo troppo caro, da boutique e sartoria per un futuro campioncino (forse) che oggi veste ancora Zara o H&M. E nel sabato nero di Napoli, alzi la mano chi osa trovare giustificazioni per Hernanes. A fine agosto, al gruppo dei cronisti di mercato, Marotta ha chattato che 30 milioni per Draxler erano troppi. Sarà anche vero. Ma in proporzione 11 milioni per Hernanes sembrano… “troppissimi”. Esagerati. Regalati all’Inter per un centrocampista che Mancini non sapeva dove mettere, se non in panchina.

La Juve insomma non ha sbagliato a lasciar partire Tevez, Vidal e Pirlo: giusto non opporsi a cose della vita oppure offerte irrinunciabili. Però il duo Marotta&Paratici ha nettamente sbagliato i sostituti. Questa è la verità che emerge dalle prime sei giornate di campionato, che danno in apparente confusione Allegri e in evidente depressione i tifosi.

Vincere sempre non è possibile. Ci sono annate nere recenti, tipo l’ultimo Borussia Dortmund di Klopp, e ben presenti come l’attuale Chelsea di Mourinho. Può essere anche il caso di questa Juve che non ha il rendimento atteso nemmeno da Pogba e Morata, né dalla vecchia ed ex insuperabile difesa. Ma anche per il duo franco-spagnolo, c’è una spiegazione. Nel centrocampo dell’anno scorso, Pogba era semplicemente uno dei quattro: gli avversari dividevano le attenzioni anche su Pirlo, Vidal e Marchisio. Quest’anno, è l’unico da marcare, raddoppiare e triplicare: così il francese “Monsieur 100 milioni” è più controllato e meno libero. Stessa situazione per Morata: era il partner di Tevez e godeva di una libertà impensabile adesso che è rimasto da solo.

Analisi, discorsi, ragionamenti, analisi. Un po’ di tutto, e ce n’è per tutti. Anche per Marotta e Paratici, che invece godono di una sorta d’immunità dovuta a tanti motivi. Anche l’incapacità degli opinionisti di rivedere e rivisitare un mercato, quello bianconero, al quale erano stati dati voti alti e aggettivi altisonanti. Voti e giudizi sbagliati, al pari di compravendite errate: ci vuol tanto a ammetterlo, almeno adesso?

Adesso forse Allegri sbaglia ad allenare la squadra. Ma sicuramente ha sbagliato ad avallare il mercato. Malgrado l’assonanza, tra allenare e avallare c’è una gran differenza: la stessa che passa fra chi socchiude le palpebre e spara sul bersaglio più facile (il tecnico) e chi apre gli occhi e punta la verità. Il problema non è chi è stato venduto, ma chi è stato acquistato.

Sandro Sabatini (giornalista Premium Sport)
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