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Ieri la festa di “Capitan Futuro”, oggi quella di “Ritorno al Futuro”. Sarebbe stata una coincidenza superlativa, bellissima e incredibilissima (lo so che non si dice, ma fra in futuro magari chissà…). Le probabilità che si verificasse un evento del genere erano pari a una qualsiasi partita ribaltata da 2-0 a 2-4 e poi pareggiata 4-4. Impossibile da immaginare. Eppure la realtà ha pareggiato anche l’immaginazione, proprio come successo con il film, che trent’anni fa anticipò quasi tutto il nostro mondo attuale. In verità - e sinceramente non è poco - tutto meno internet.

Proprio il web consente di recuperare il passato con pochi clic. Nel 1985, l’anno di “Ritorno al Futuro”, Daniele De Rossi era appena un bimbetto, troppo piccolo anche per i cartoons. Forse solo suo papà Alberto andò al cinema, sicuramente senza immaginare di avere in casa un piccolo “Capitan Futuro”.

Stop a suggestioni e coincidenze. Qui non stiamo scrivendo una sceneggiatura, anche perché sarebbe impossibile realizzarla più emozionante di Bayer Leverkusen-Roma. Partita lineare come un tappone di montagna al Tour de France. Salita, pianura, discesa, ancora saliscendi e strappo finale. Immaginate i gruppi dei tifosi giallorossi su WhatsApp. Dopo mezz’ora si davano appuntamento per andare a contestare la squadra, nella notte all’aeroporto. Dopo un’ora, per andare a festeggiarla. Dopo un’ora e mezza, per andare… a dormire. E se a qualcuno scappa un sorriso, stamani, va bene così.

Di sicuro non va bene a chi nei ribaltoni della classifica aveva assaporato il traguardo intermedio della qualificazione praticamente conquistata. Adesso non è sfumata, ci mancherebbe. Anzi, alla Roma non servono imprese: basterà vincere le due partite in casa contro Bayer e Bate. Non è poco, ma nemmeno “Mission Impossible”, per continuare a sfogliare l’almanacco dei film storici.

Intanto il più bel film della carriera lo sta girando quest’anno Daniele De Rossi. Semplicemente capitano adulto e non più cucciolo “Capitan Futuro”. Sentire la fascia più aderente al braccio, gli ha fatto bene. E’ al centro di tutto, basta non chiamarlo “progetto”, perché la parola non suona esattamente come un amuleto, dalle parti di Roma. Ma DDR (come la Germania Est che 30 anni fa esisteva ancora) sa giocare al centro della difesa e pochi metri più avanti. Sarebbe il Mascherano italiano, se non fosse che la lunga permanenza romana l’ha inevitabilmente privato di qualche passerella internazionale.
Sarebbe. Anzi, è: il “Ritorno di Capitan Futuro”. Un bel film. Farà storia, a patto di far avverare una profezia: malgrado il 4-4 di Leverkusen, la Roma si qualificherà per gli ottavi di Champions League.



 
Sandro Sabatini

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