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Prego sedetevi comodi, sta cominciando lo show: basta con questa storia che Luis Alberto è magico, il mago. Stucchevole. Basta con questa storia che Luis Alberto avrebbe un tocco quasi soprannaturale, che gli permette di direzionare il pallone lanciato verso Milinkovic precisamente verso il suo controllo robotico. Basta con questa storia di un fattore superiore tra i suoi piedi e la sua visione del calcio, quella di Luis Alberto è una storia di rivalsa continua. Una storia da 90 minuti di applausi. Questa è l'Italia, squadra del cuore. Che chiama ogni maledetta estate. Questo è Luis Alberto: uno che ha combattuto le sue ombre. 



MERCATO D'ESTATE IN ITALIA INFLUENZA LATINA - Già, perché l'estate, la ricordate? Era iniziata con una bella hit estiva, di quelle latine. Le solite. E su quelle noti trascinanti, lo spagnolo intrecciava lodi sperticate di Siviglia. Un ritorno da vagonate di milioni che non erano nelle corde di Monchi, abituato ad altri tipi di plusvalenze, quelle in entrata. La Juventus chiede informazioni, qualcun altro sussurra disponibilità, ma alla Lazio offerte non arrivano. A luglio deflagra la notizia: 30 milioni per Luis Alberto, la letterina del Siviglia, Natale in anticipo a casa Alconchel, finalmente. Nulla di fatto, non se ne parla più, il giocatore continua il suo ritiro, si prepara per la nuova stagione. Lo rivelerà lo stesso Luis Alberto: "Il Siviglia non poteva soddisfare la richiesta che faceva la Lazio". 27 presenze in Serie A, 5 assist, lo score del 2018/19: chissà se Luis Alberto immagina, in quel di Auronzo, sede del ritiro della Lazio, che a distanza di pochi mesi gli assist saranno 12, in 15 apparizioni. Chissà se riusciva già, in anticipo, a vedere quello spazio, quel movimento, quel cenno che fa arrivare i suoi palloni in anticipo sull'avversario, che ne scardinano convinzioni, equilibrio, sicurezze. Chissà se immaginava già, se pre-vedeva, il lancio per Milinkovic Savic contro la Juventus, o il cross sorprendente per Luiz Felipe. 90 minuti di applausi che hanno spezzato la Juve. Come stava per spezzarsi lui. 

LUIS ALBERTO E IL CAMBIO RADICALE - Non è magico. Un anno sì, e un anno no, mormorano le malelingue. Peccato che nella sua stagione migliore alla Lazio, quella che ha fatto gridare al miracolo (2017/2018) Luis Alberto di assist ne abbia messi insieme "solo" 13. Uno in più di questa manciata di partita. Uno solo in più: bastano 90 minuti, per raggiungere il suo score migliore. 90 minuti di applausi. L'aveva detto a Marca, se lo immaginava quell'assist: "Questa estate non ho mai smesso di lavorare per poter tornare al 100% e il cambio è stato radicale". Cambiamento radicale: Luis Alberto è un altro, e la sua trasformazione è costruita stilla di sudore su stilla di sudore. Mentre gli altri sono in vacanza, lui si allena. Sosta, e lui si allena. Una ricostruzione radicale di sé stesso, con il fisioterapista Ruben Pons e con il suo preparatore personale, Pablo: "Ho capito che mi dovevo prendere maggior cura del mio fisico". Una persona diversa, non un ombroso e incostante ragazzo di talento, ma un uomo convinto delle proprie capacità, un campione: “Vedevo tutto nero, però grazie al lavoro, alla maturità e a una mentalità diversa sono riuscito a superare quel momento negativo. Sono una persona diversa”. Il fascino snob dei suoi tocchi sotto, delle sue invenzioni, tutto per un fine superiore. Superarsi, costruirsi, andare oltre le ombre. Luis Alberto vuole uscire dall'ombra che lo ha tenuto in disparte. 

STA COMINCIANDO LO SHOW - Sta cominciando lo show: ogni azione di Luis Alberto sembra il preludio di qualcosa di speciale. Quando tocca palla si alza il livello di concentrazione in tutto lo stadio, l'adrenalina, la voglia di bellezza. Ogni momento può essere quello dell'imbucata, ogni tocco una specie di sbornia creativa. Luis Alberto lavora duro per convincere il rientrante Luis Enrique di valere gli Europei: con Moreno il rapporto non è mai del tutto sbocciato, gli preferiva altri giocatori. Sembra tutto pronto per quel verso di Salmo: "Ritornerò in cima per dargli una spinta". "Questa è l'Italia, pistole e dialetto/ Parlano stretto / Frate', non è che non sento", è che Luis Alberto non è un mago. Se lo fosse, porterebbe sulla sua 10 la Lazio in Champions, infrangerebbe tutti i suoi record personali, andrebbe in Nazionale. Pitturerebbe un pallone prezioso sul piede robotico di Milinkovic Savic, per battere i Campioni d'Italia imbattuti della Juventus. Sta cominciando lo show: 90 minuti di applausi per Luis Alberto potrebbero non essere abbastanza. Sta cominciando lo show: Luis Alberto è uscito dalla sua ombra, porta con sé un cambiamento radicale di come tutti voi immaginate il calcio.