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Sono passati mesi - si presume tra il 30 aprile e il primo maggio - da quando è scomparsa a Novellara, nel Reggiano, Saman Abbas, diciottenne di origine pachistana, dopo essersi opposta al matrimonio forzato con il cugino. Accusato dal fratello della donna di aver ucciso la giovane, per mesi lo zio di Saman è stato ricercato dalla polizia italiana, senza che però ne fossero state rinvenute tracce. Dopo mesi di latitanza, lo zio di Saman, Danish Hasnain, è stato riconosciuto ed arrestato a Parigi dopo aver utilizzato profili social e ora è indagato dal Pm in quanto presunto esecutore materiale del delitto.

Nonostante le indagini siano ancora in atto, non terminano le ricerche e la speranza che, dopo questo arresto, possa finalmente emergere la verità su cosa sia successo e, soprattutto, su dove si trovi il corpo di Saman. Secondo un’analisi pubblicata dal Ministero dell’Interno nel report sulla costrizione o induzione al matrimonio in Italia, in meno di due anni sono stati contati circa 24 casi di ragazze, per lo più tra i 14 e i 17 anni, ad essere state costrette ad un matrimonio. Le ragioni implicabili a queste violenze sono spesso riconducibili a situazioni di povertà e accesso limitato all’istruzione, che spingono le famiglie a costringere le proprie figlie a sposarsi, in base alla convenienza del matrimonio.
Per contrastare queste situazioni, in Italia, l’articolo 16 della “Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne” stabilisce che: “I fidanzamenti e i matrimoni di bambini sono privi di effetto giuridico”. Risolvere e prevenire questi abusi è tanto difficile per lo stato italiano, quanto per le vittime stesse di questi che, tenute lontano dalla società e “guardate a vista”, non denunciano per paura che possano esserci ritorsioni, come è purtroppo successo nel caso della piccola Saman.

Alla luce di questi ultimi avvenimenti, purtroppo sempre più frequenti anche in Italia, diventa fondamentale concentrarsi sull’integrazione sociale e culturale delle comunità straniere, ed emanare adeguate norme a tutela delle giovani e dei bambini che subiscono questi tipi di violenza.