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E anche questa è fatta. Sembra di leggere questo a fine gara nei sorrisi soddisfatti degli azzurri che scavalcano Milan e Inter e tornano primi e solitari a punteggio pieno. Così è: quattro gol pure alla Samp, che, come capitato all’Udinese appena tre giorni prima, non è certo squadra senza idee e senza valori. Ma di questi tempi, davvero ce n’è poco per gli avversari degli azzurri capaci d’una varietà d’attacchi che probabilmente non ha nessun’altra squadra in questo campionato. E se poi a una squadra che vola sull’entusiasmo d’un successo dietro l’altro, che fa gol con una facilità quasi sconcertante e che si diverte a disegnare le nuove geometrie dettate da Spalletti, se a una squadra che fa tutto questo regali pure la profondità e il vantaggio d’un uomo a centrocampo, beh, allora un po’ la sconfitta te la vai a cercare. Perché questo ha fatto la Samp nel primo tempo e questa presunzione l’ha pagata. Cara. Carissima. Probabilmente anche al di là delle sue colpe. Perché nonostante questi quattro gol, la Samp, sia chiaro, resta buona squadra.
   
Spalletti? Lui guarda il calendario di coppa e campionato, ma non se ne cura più di tanto. Gioca ogni tre giorni la sua squadra, ma non è tempo e neppure il caso di far rivoluzioni. Giusto due cambi - più altri cinque in corsa, si capisce - rispetto al match con l’Udinese: Lozano e Zielinski per Politano ed Elmas. E forse se ne può leggere anche la ragione: sia il messicano che il polacco, un po’ indietro col fiato e con la corsa, hanno bisogno di minuti per mettersi alla pari del resto della compagnia. E allora spazio a loro.

Dall’altra parte, invece, trovati quadratura, gol e successo contro l’Empoli, D’Aversa non ha motivo di cambiare niente. Stessa formazione, compreso Thorsby che sino alla vigilia qualche pensiero glielo aveva pure dato. La migliore Samp possibile, insomma. E col solito spirito di giocarsela senza alcun timore o, peggio ancora, nascondendosi dietro principi di difesa. Cosa che, ovviamente, neppure passa per la testa alla squadra di Spalletti, che ha piedi e pensieri solo per portare il pallone avanti nel minor tempo che si può. Cosicché ne viene subito fuori una partita aperta. Dove può accadere di tutto e dove tutte e due le squadra accettano il rischio volentieri. Ma c’è un rischio troppo grande che la Samp si prende: quello di farsi trovare con la difesa troppo, troppo alta e di concedere mezzo campo alla velocità di Osimhen.

Infatti, sette minuti appena e su suggerimento di Lorenzinho, il nigeriano stacca Yoshida, se ne, ma poi centra Audero bravo e fortunato. Ma la Samp non capisce la lezione. Tre minuti dopo, infatti, becca un altro contropiede su recupero proprio di Osimhen. Da lui a Insigne e da Insigne a lui e stavolta il centravanti manda in porta il pallone ed il portiere. Dieci minuti e Samp sotto. No, non l’aveva immaginata così, D’Aversa. Ma è imperdonabile l’errore di concedere al Napoli tanto spazio oppure errori fatali nell’uscita.

Ma non si deprime, la Samp. Il match s’è messo in salita, ma non è compromesso, come prova a far capire Candreva a tutti quanti. Trentaquattro anni e passa, ma la voglia e il passo d’un giovanottino, l’ex interista, che s’accentri per  stare più vicino a Caputo e Quagliarella o che spedisca palloni dalla fascia destra, diventa l’avversario più pericoloso per la difesa azzurra. Ma là davanti è troppo solo. E poi, va terribilmente in sofferenza, la Samp, quando Zielinski arretra e il Napoli si ritrova con un uomo in più in mezzo al campo. E’ là la chiave del primo tempo. Ma  D’Aversa s’illude di poter comunque rimediare. S’illude anche perché (19)’ Thorsby  costringe al volo acrobatico Ospina; perché (22’) Candreva richiama all’attenzione il portiere azzurro con un diagonale; perché (35’) il solito Candreva chiude un mezzo assedio con un tiraccio alto sprecando l’occasione. Insomma, può recuperare, la Samp: sembra questa  la convinzione  un casa genovese.  Anzi, fa di più, D’Aversa: passa a tre dietro e avanza Augello per attaccare anche sul lato mancino. Ma il coraggio non paga, questa volta. Mentre la Samp si riorganizza, infatti, su cross di Lozano, Insigne invita al tiro dal limite Fabian e lo spagnolo non perdona: destro a fil di palo e gol.

Si mette decisamente male per la Samp. E si mette ancora peggio quando al ritorno in campo (47’ e 59’) Lozano confeziona due assist: il primo per Osimhen e l’altro per Zielinski e il risultato diventa ancora più pesante. Irrimediabilmente pesante, anche per la faciltà con la quale il Napoli governa la partita concedendo poco o nulle agli avversari e, anzi, sfiorando pure il quinto gol col solito Osimhen. Ma rischiando anche di prenderlo, il gol, come capita quando il solito Candreva (73’) manda il pallone in porta, ma si vede negare il punto per un fuorigioco precedente di Caputo. Un secondo tempo senza storie. Sostituzioni, certo. Qualche tiro, anche, ma qualche tiro, ma nulla di nulla che possa cambiare il destino della gara.   
 


IL TABELLINO

Sampdoria - Napoli  0-4 (primo tempo 0-2).

Marcatori: 9’ p.t., 4’ s.t. Oshimen (N), 39’ p.t. Fabian Ruiz (N), 13’ s.t. Zielinski (N).

Assist: 9’ p.t., 39’ p.t. Insigne (N), 4’ s.t., 13’ s.t. Lozano (N).

Sampdoria (4-4-2): Audero; Bereszynski (25’ s.t. Depaoli), Yoshida, Colley, Augello; Candreva, Thorsby (25’ s.t. Askildsen), Silva (10’ s.t. Ekdal), Damsgaard; Caputo (38’ s.t. Ciervo), Quagliarella (10’ s.t. Torregrossa). All. D’Aversa.

Napoli (4-2-3-1): Ospina; Di Lorenzo, Rrahmani (3’ s.t. Manolas), Koulibaly, Mario Rui; Anguizza, Fabian Ruiz; Lozano (36’ s.t. Ounas), Zielinski (22’ s.t. Elmas), Insigne (22’ s.t. Politano); Osimhen (36’ s.t. Petagna). All. Spalletti.

Arbitro: Paolo Valeri della sezione di Roma 2.

Ammoniti  : 27’ p.t. Damsgaard (S), 31’ s.t. Depaoli (S), 43’ s.t. Manolas (N).