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Dopo una prima buona stagione e un anno travagliato, al pari di tutta la Sampdoria, Emil Audero sta affrontando questo campionato 2020-2021 decisamente con maggior consapevolezza e tranquillità. Merito anche del feeling che si è creato nel gruppo blucerchiato: "Più stai insieme ai tuoi compagni, più cresce l’intesa e meglio ti conosci. Con Ranieri lavoriamo dall’ottobre di un anno fa, ma nel post lockdown, giocando ogni tre giorni siamo migliorati tanto salvandoci con quattro turni d’anticipo" ha spiegato il portiere a La Gazzetta dello Sport. "E quest’anno, tolte le prime due gare, abbiamo fatto molto bene, perché abbiamo ben compreso le intenzioni del mister. C’è la giusta mentalità, ma la nostra identità è ancora da definire. Mi trovo bene nella programmazione della settimana, e pure da parte mia c’era in un certo senso voglia di riscatto".

Meglio giocatori giovani o esperti? "Il giusto compromesso fra questi due elementi ti porta a lavorare nel miglior modo possibile. Vincere aiuta a vincere e così crescono fiducia e determinazione. Giocare negli stadi vuoti? Mancano i tifosi per l’adrenalina che ti danno, ma allo stesso tempo in questo modo in una squadra magari ancora in fase di definizione si sentono bene le voci del mister e dei compagni. Così, puoi darti una mano l’uno con l’altro",
Audero è balzato agli onori delle cronache anche nel ruolo di uomo assist, quando ha lanciato il compagno Verre nell'occasione del gol realizzato alla Fiorentina: "Lì avevo cercato di mettere palla oltre la linea dei difensori. In senso assoluto, forse questa definizione era più corretta quando avevamo Giampaolo. Dipende dalle situazioni: club come Sassuolo e Manchester City usano tanto il portiere in questo senso come giocatore di movimento, altri tecnici ne fanno un uso più moderato"

Audero adesso sogna in grande: "Normale che la Nazionale sia un obiettivo che uno si pone, partendo però dal buon lavoro fatto con il club. Ma non è un’ossessione: semmai, un punto importante nella carriera di un giocatore e, vista la mia età e il mio passato con l’Under21, c’è la voglia di conquistarla. Ogni anno è stato importante nella mia carriera ma se devo sceglierne uno, paradossalmente penso a quello in cui avevo giocato meno ed ero terzo portiere nella Juventus" conclude il portiere. "Fu molto importante e formativo. Mi allenavo in un gruppo di altissimo livello, ho cercato di rubare da Higuain, Dybala e Buffon".