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Uno dei protagonisti più attesi per il derby della Lanterna è senza ombra di dubbio Mikkel Damsgaard. Ma il centrocampista della Sampdoria, si aspettava un impatto così sul campionato e sulla Serie A? "Più che altro la speravo, sono molto contento, mi sono ambientato in fretta e molto è merito dei tanti che si sono presi cura di me all'inizio. Anzitutto i tre scandinavi Ekdal, Thorsby e Askildsen" ha detto a Il Secolo XIX. "In realtà non mi sento cambiato, ho solo acquisito un po' più di esperienza in un campionato competitivo dove sono venuto per crescere. Devo imparare ancora tanto, mese dopo mese progredisco e ogni partita mi dà esperienza e ringrazio il mister per lo spazio. Certo, posso fare di più, ho solo vent'anni". 

Il dribbling con la palla da una parte e il giocatore dall'altra sta diventando una sua prerogativa: "No, non è la mia mossa speciale, mi viene istintivo quando mi trovo un difensore che si ferma davanti. Io non credo tanto alle cose che pianifichi, il mio è un calcio di cose che succedono d'istinto. Le punizioni con l'Atalanta? Ho pensato di aver colpito bene la palla e mi sono subito rammaricato per non aver segnato. Ci esercitiamo in quattro a Bogliasco per batterle: io, Askildsen, Ramirez e Leris. Il migliore? Non lo dico chi è. Comunque in campo ha deciso Ranieri che battessi io". 
Damsgaard spera di avere nel derby lo stesso impatto del connazionale Lerager: "Ci siamo parlati nel derby d'andata, visto che ora lui non c'è mi candido io per fare ciò che ha fatto lui: certo, vincere con un mio gol sarebbe il top".​Nel privato Damsgaard è una persona piuttosto riservata: "Non ho fidanzata, vivo solo, amo questo sole, gioco a Call of Duty e i miei sono scesi poco causa Covid ma li sento sempre e dopo ogni partita: papà critica, mamma ma. E sulla posizione in campo? Preferisce la fascia destra o la sinisitra? "La sinistra". Ma Jankto come la prende? "Non ne ho idea" conclude.