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“Arriva il sole”, disse salendo sulla scaletta dell’aereo che lo avrebbe riportato da Cuba in Italia. Era una citazione di Fidel Castro e Francesco di Silvio evidentemente era entrato nella parte del Jefe della rivoluzione dei Barbudos. “Non stiamo qui a pettinare le bambole (questo è copyright di Pierluigi Bersani, nda). Avrò un incontro di importanza epocale”, aveva esultato, scendendo la scaletta dell’aereo, appena atterrato a Roma. Tempi stretti per salvare, letteralmente salvare la Sampdoria, precipitata in fondo alla classifica, con un nuovo allenatore (Stankovic) e sempre prigioniera di una condizione societaria che avrebbe stuzzicato Franz Kafka.

 Di Silvio è il mediatore che ha condotto lo sceicco qatariota Khalid Faleh Al Thani (uno dei molti membri della dinastia reale che governa il paese del Golfo) ad interessarsi attivamente della Sampdoria. Al punto – pare -  da decidere di acquistarla, avendo ottenuto – giura Di Silvio - il via libera dalla famiglia. Sarebbe una bomba se davvero il potente esponente della potentissima e facoltosissima famiglia del Qatar firmasse l’assegno da 40 milioni di dollari, milione più milione meno, primo passo per strappare il club  blucerchiato dalla gabbia del trust di diritto internazionale nel quale a gennaio del 2020 era stato rinchiuso come garanzia ai concordati richiesti (e poi ottenuti) per due delle aziende della famiglia di Massimo Ferrero, l’ex presidente caduto nelle mani della Giustizia (con 17 giorni di detenzione a San Vittore) lo scorso dicembre e attualmente a giudizio in Calabria per una serie impressionante di reati patrimoniali e fiscali.

Di Silvio, che di mestiere risulta produttore cinematografico, si era inventato messaggero d’amore fra la Sampdoria e Al Thani vantando una asserita conoscenza dello sceicco. Interviste e annunci pubblici, una lettera indirizzata attraverso l’agenzia Ansa dal miliardario arabo ai tifosi della Sampdoria. Cion profferte dio amore per Genova e la maglia blucerchiata. Un polverone dopo l’altro e la sensazione, all’inizio di questa vicenda, che dietro tutto questo attivismo ci fosse l’intenzione di guadagnarsi qualche titolo sui giornali. Col passare del tempo tuttavia sono emersi dei dettagli stuzzicanti. Si è appreso dall’avvocato Metta, sodale di Di Silvio, che sono state non una ma due le offerte vincolanti, la seconda dettagliata lo scorso 6 settembre. 

“Le cose vanno avanti bene”, cinguetta al telefono Di Silvio. Il trustee Gianluca Vidal, che ha in mano la gestione giuridica della Sampdoria (Ferrero oltretutto è stato inibito dallo svolgere qualsiasi attività legata alle proprie aziende) smentisce però di aver ricevuto alcunché. ”Né le lettere di garanzia della banca né tantomeno i soldi”. I contatti quotidiani con lui li tiene il cittadino francese residente in Svizzera Imad Aounallah, che ha la procura dello sceicco. Nella questione è frattanto subentrato un noto avvocato ginevrino Gregoire Mangeat, legale del presidente del Psg, Al Khelaifi, club di proprietà della famiglia Al Thani, che appunto ai primi di settembre ha ricalibrato l’offerta iniziale, allineandola alle nuove richieste di Vidal. In sostanza si tratta di garantire, oltre ai 40 milioni cash, anche la copertura dei debiti del club e un immediato aumento di capitale.  
Secondo una ricostruzione giornalistica mai smentita da Di Silvio, presso la banca Al Masraf, di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) sarebbe stato aperto un conto corrente a nome dello sceicco sul quale verrebbero fatti confluire, in diverse rate, i 40 milioni necessari all’acquisto della Sampdoria. Quattrini che verranno messi a disposizione di Vidal, attraverso un conto corrente aperto su una banca lussemburghese, vincolando questo denaro a favore di Vidal, che ne potrà disporre soltanto dopo la firma della cessione del club. Con i 40 milioni il trustee soddisferà i concordati, chiudendo anche quella partita che riguarda Ferrero e non direttamente la Sampdoria.   

C’è il punto, cruciale e dirimente, sul quale la trattativa aveva subito un rallentamento.  Allo sceicco – che a caldo non aveva affatto gradito la novità - è stata richiesta una ulteriore garanzia formale e scritta. Ovvero che sia finanziariamente disponibile a reggere agli impegni che gravano sulla Sampdoria, anzitutto i circa 100 milioni di esposizioni bancarie esistenti; e che si impegni ad affrontare eventualmente le brutte sorprese che dovessero saltar fuori in futuro dalle scatole cinesi nelle quali la Sampdoria è una pedina, essendo di proprietà della SportSpettacolo srl (facente capo alla figlia di Massimo, Vanesse Ferrero, al nipote Giorgio, e ad una fiduciaria) che a propria volta risale alla Holding Max, la finanziaria di famiglia. Un rompicapo con molti spigoli ignoti, una sorta di catena di sant’Antonio. Ad Al Thani è stato chiesto anche di impegnarsi a sottoscrivere un aumento di capitale (20-30 milioni) che dia respiro ai conti strozzati del club. In termini tecnici questo complesso meccanismo risale alla common law anglosassone e viene definito “escrow fund”. 

La modifica della prima offerta di acquisto è dovuta anche a questa esigenza: ottenere la garanzia più ampia rispetto a tutte le esposizioni della Sampdoria. E’ un aspetto inderogabile, richiesto da Vidal a tutela propria e di Ferrero, da cui dipende il closing della compravendita. Se non si ottiene questa garanzia più ampia, l’offerta dell’arabo non sarà considerata vincolante e non si arriverà al closing. A conti fatti, a spanne per rilevare la proprietà della Sampdoria Al Thani dovrà impegnare tra i 150 e i 170, forse 180 milioni di euro. Mica bruscolini. 

I tifosi della Sampdoria sperano e tremano. Intravvedono Gianluca Vialli al timone del club, circondato da Ivano Bonetti (amico di Di Silvio), Lanna, forse Mannini e altri reduci dello scudetto sul ponte di comando del club. Nel frattempo però, allenatore cercasi per sanare una classifica che piange.  Povera Sampdoria, figlia di tutti e di nessuno…