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Fabio Quagliarella ha già vissuto un gran numero di ritiri, moltissimi con la maglia della Sampdoria. Il calcio, dagli inizi del numero 27 a oggi, è cambiato diametralmente e le differenze sono tante: “A livello mentale quando ero giovane li soffrivo di più, le corse a secco… adesso metabolizzo. Però fondamentalmente lo odio. Un tempo poi i ritiri, anche quelli pre-partita, cementavano il gruppo. Ora ognuno sta per conto suo. Una volta si faceva per evitare anche che uno andasse magari in giro la sera, ora con questi social dopo tre secondi lo sanno tutti. Mancano pochi giorni alla fine di questo ritiro, sto accumulando la stanchezza. Preparatori e mister si preoccupano che possa farmi male. Mi trattano come un panda” ha detto a Il Secolo XIX.

“Spero di dare un grande contributo come negli ultimi anni. Certo so benissimo l’età che ho, ma anche come mi alleno e la mia professionalità Sono molto tranquillo e sereno. Per quanto riguarda la squadra, come tante altre siamo ancora a lavori in corso. Qui in ritiro siamo tanti, non è facile nemmeno per il mister, sapendo anche che qualcuno andrà via. Siamo ancora  la Samp della scorsa stagione che ha fatto un ottimo campionato. Se non perdiamo nessun pezzo è una grande conquista. Siamo nelle mani di Ferrero…"
E il ruolo? “Mi dicono, l’anno scorso ti sei gestito… semmai mi gestiva Ranieri. Fosse per me le giocherei tutte dal primo all’ultimo minuto. Il faccio il calciatore, tu l’allenatore. Se tu pensi che io debba riposare, non mi chiedere se me la sento o no, ti rispondo sempre di sì. Ho una grande voglia di giocare, so che sono gli ultimi colpi… ma capisco anche l’allenatore. Non stare a pensare se io mi possa  incazzare o meno se mi lasci fuori. Ogni scelta è condivisa. Alla Altafini… so benissimo che non posso giocarle tutte, certe partite è anche meglio subentrare. Sogno i 200 gol in A, ma è lunga. Ora mi piacerebbe andare in tripla cifra con la Sampdoria, dovrebbe essere lì, ma non diciamo niente… sarebbe per me una grande soddisfazione”.

Note positive anche per D’Aversa: “Un allenatore cazzuto, propone allenamenti molto intensi alla riceda di calcio offensivo. Mi piace. Poi ovvio c’è bisogno di tempo, di capire le sue idee, e riusciremo ancora meglio quando entreremo in condizione. È di rottura rispetto agli ultimi nostri allenatori, ma per me è uno stimolo. Mi piacciono le novità. A livello di intensità, di urla, assomiglia un po’ a Conte, allo stesso Giampaolo. Secondo me il prossimo campionato sarà particolarmente bello, sono arrivati tanti allenatori importanti, Mourinho, Allegri, Sarri, Spalletti, portano novità”.
 
Quagliarella ha anche qualche rimpianto in ottica Nazionale: “Ho visto la finale in Albaro con Verre e Murru su un maxischermo. Ho avuto la soddisfazione di fare parte seppure per poche partite di quel gruppo, di aver conosciuto ragazzi giovani e bravi, di capire il calcio di Mancini, come preparava le partite. Mi sono immedesimato. Rimpianti per la mia storia con la Nazionale? Potrei fare un lungo elenco di momenti non giusti della mia carriera… Dovevo fare il rinnovo con la Juventus e mi sono spaccato il ginocchio, a Napoli sapete come è finita… sì che ci penso al mio passato. Ma ci vuole anche fortuna».
 
Sui giovani di oggi, ha un’idea particolare: “Fanno parte del mondo di adesso. Non hanno colpe. Ecco, semmai più che la fame manca la curiosità, nel senso di chiedere ai più grandi il loro vissuto. Io lo facevo. Al Torino con Ferrante, Lucarelli, Maniero… ma com’è giocare contro Inter e Milan, i derby… esultare sotto la curva… Non sapevo che carriera potessi fare, ma io mi immaginavo, sognavo. Può darsi che sia io adesso a mettere soggezione. A volte si parla a tavola, racconto. Io ho passato due epoche, nella prima ti marcavano Nesta, Stam, Costacurta. Rubavano il pallone e non te ne accorgevi. Mi piacerebbe che i giovani chiedessero».
 
Quagliarella vive per il gol: “Una volta parlando del Napoli ho detto che avrei barattato i miei undici gol per uno solo, una traversa che avevo preso al San Paolo alla prima giornata, da centrocampo. Ora no. Mi basta pure segnare con un tap in da un metro. Prendo tutto. Però la soluzione balistica fa sempre parte del mio dna. So anche che è fisiologico avere momenti di digiuno. Quando sei giovane dici “cavolo non segno più che mi succede”. Da vecchio dici “forse non ce la faccio più”: Ma io cerco di essere lucido. Autocritica e domande. Perché questo periodo? Oppure, quante occasioni hai avuto? Becchi periodi in cui la squadra fa fatica e non essendo Messi Faccio fatica pure io. Però tutto in una maniera molto easy. Tanto lo so: quando non segno sono vecchio e se segno… mi ricordano che sono vecchio lo stesso».
 
Ma il segreto della sua longevità? “Per stare al passo con i giovani devo riposare tanto e bene. Dormo dalle 7 alle 9 ore a notte. Non sono uno che esce, sto a casa, guardo la televisione. Ma quando arriva mezzanotte… la mia compagna Debora ormai lo sa, mi dice “andiamo a dormire”. Piuttosto il problema è che quando mi concentro mi viene sonno. Se stiamo così a parlare, cazzeggiando, posso durare anche ore, ma se mi devo concentrare… Mi stanno parlando bene di una serie tv “Peaky Blinders”, ma so che dopo tre minuti crollo. Sono cinque serie, a tre minuti a puntata finisco tra dieci anni…”.