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Cinque sconfitte consecutive in casa, sei gol e sei punti in tutto il girone di ritorno, meno uno dalla zona retrocessione: la Sampdoria ha toccato il fondo. La squadra è allo sbando, la società non sa più che pesci prendere e Cavasin continua a professare un ottimismo che risulta stucchevole oltre che irreale. La sconfitta contro il Lecce lascia in bocca il sapore amaro della rassegnazione verso un gruppo a cui sembra impossibile dare la scossa.

Gli ultimi ad arrendersi sono stati e saranno i tifosi, che anche ieri hanno dato tutto accompagnando la squadra dall'albergo allo stadio, e una volta sugli spalti hanno regalato uno spettacolo da brividi. Loro ci credevano, cerdevano di poter smuovere le coscienze del gruppo Sampdoria. Questa impresa non è riuscita, ma le commoventi persone che gremivano gli spalti un risultato lo avevano centrato: fare tremare le gambe ai giocatori del Lecce.

Poi, dopo i primi venti minuti in cui tutto sembrava essere tornato a qualche mese fa, Di Michele e compagni hanno capito che solo il pubblico era realmente da serie A. La squadra che avevano di fronte era invece un concentrato di paura e incertezze, incapace di far male all'avversario ma bravissima a farsi male da sola. Cesena, Catania, Parma e Lecce, quattro scontri diretti (tre in casa) e quattro sconfitte: la Sampdoria, in questo momento, non merita di restare in serie A.

Non lo merita la società, anche ieri completamente assente allo stadio; non lo merita lo staff tecnico che è riuscito nell'impresa di fare peggio del precedente; e non lo meritano alcuni giocatori, leoni quando le cose vanno bene, agnelli quando tutto sembra crollare. Molti (tutti ad eccezione dei soliti Palombo, Gastaldello, Poli e Pozzi) non hanno capito che così non si può andare avanti, che è inutile pensare che prima o poi i risultati arriveranno, perché la rosa ha giocatori e qualità importanti. Il campo ha dimostrato che non è così.

Da quando Cavasin ha iniziato a schierare la squadra con il 3-5-2 anche la difesa, reparto storicamente impermeabile, ha iniziato a soffrire. Ieri è stato evidente che, dopo il 2-0, a parte la classica reazione tutta cuore, la vera 'rivoluzione' è stata tornare a giocare con i quattro in difesa e due ali a gettare cross in mezzo all'area di rigore. Così la Sampdoria ha creato in mezz'ora più palle gol che negli ultimi due mesi.

La strada verso la salvezza è complicata già di per sé, non sembra proprio il caso di cercare soluzioni tattiche cervellotiche. Domenica si va a San Siro contro il Milan - nel calcio tutto può succedere, dicono... -, poi la Sampdoria affronterà Bari e Brescia, per 180 minuti nuovamente senza appello, in cui ci si aggrapperà una volta di più alla tifoseria blucerchiata, che finchè avrà forza lotterà per restare sul palcoscenico che merita: la serie A.