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Beati quelli a cui basta Keita. Beati quelli a cui basta l’acquisto (o il ‘pagherò’?) di un giocatore per lanciarsi in grida di giubilo e urla smodate “A posto così, competivi” di Gallianica memoria. Beati quelli a cui è sufficiente un po’ di fumo, il gioco delle tre carte, un paio di numeri di prestigio per immaginare salvezze senza patemi, la parte sinistra della classifica, soddisfazioni a profusione e tutto il carrozzone festante a seguito. Beati quelli per cui è sufficiente mezzo sussurro di mercato per cancellare con un colpo di spugna la realtà. Dico davvero, beati loro. Li invidio da morire, non sto scherzando. Mi basterebbe avere la metà della loro capacità di resettare la memoria a breve termine (ma pure quella medio-lunga) per vivere doppiamente sereno. 

Non sto dicendo di non essere contenti se la propria squadra del cuore acquista un bel giocatore pur di andare contro un certo modo di gestire le cose. E' naturale e comprensibile provare un brivido di eccitazione, non sentitevi in colpa. Non mi piace però quando si prova a nascondere la polvere sotto al tappeto. Ecco, certi movimenti recenti sembrano proprio questo, un goffo tentativo di buttare la polvere sotto allo zerbino, quando la casa ne è completamente ricoperta. Mi sono già sentito dire più di una volta che sono troppo cupo, troppo negativo, troppo triste, come se bastasse ciò che scrivo a rendere l’idea della mia personalità. Vi svelo due cose. La prima è che fuori da questo spazio virtuale, oltre i confini di un foglio bianco, sono un cazzone patentato. Potete chiedere a chiunque mi conosca, confermerà ampiamente. La seconda: temo di essere persino troppo positivo quando si parla di Sampdoria. Un po’ come un innamorato tradito che, in fondo in fondo, continua a trovare qualche piccolo appiglio per giustificare e difendere il suo grande amore, anche se quest’ultima ha messo su casa con un altro, ha marito, figli, un cane e pure una monovolume.

Parliamo di calcio, parliamo di mercato, parliamo di Benevento e di Ranieri, volete? Io no, ne ho avuto abbastanza ieri, ma tocca farlo. A mio avviso una squadra, una qualunque attività, un’azienda qualsiasi, è sempre emanazione della sua dirigenza. Pensare che il management non influenzi e non cambi ciò che amministra lo ritengo puerile, così come ritengo improponibile lo slogan “Un conto è la squadra, un conto è la proprietà”. In realtà, per quanto tentiamo di autoconvincerci del contrario, si tratta di due concetti impossibili da scindere. La proprietà è, per sua definizione, proprietaria e responsabile unica della squadra, altrimenti non si chiamerebbe ‘proprietà’. Ma non impelaghiamoci in conversazioni senza sbocco, non è il momento. Atteniamoci ai fatti. Essi recitano ‘Sampdoria-Benevento 2-3’. Questo dice il campo, e non è l’unica cosa che grida. Il campo grida ad esempio che una formazione capace di incassare 65 gol in una stagione - terzo peggior risultato dell’intera storia blucerchiata dopo quelli del biennio 1949/1950 e ‘50/’51 - ha ricominciato il campionato senza rinforzi in difesa, subendo sei reti in due partite. Il campo, il tanto caro campo, eletto a giudice supremo e insindacabile (ma solo quando fa comodo) racconta anche di una rosa evidentemente non all’altezza in almeno 4-5 dei suoi interpreti titolari. Considerando che le alternative sono appunto questo, ossia delle alternative, c’è poco da stare allegri.

Keita è un gran bel giocatore, così come Candreva. Ma più che di Keita, dipinto come panacea di tutti i mali e inserito nell’unico reparto che con Quagliarella, Bonazzoli, Ramirez e Gabbiadini offre alternative valide e interscambiabili, il Doria dovrebbe preoccuparsi di puntellare la difesa con almeno due terzini di livello superiore. Non parliamo poi del centrocampo, povero di qualità come il portafoglio del sottoscritto di euro, dove l’unico giocatore in grado di verticalizzare e dettare la linea di passaggio filtrante è in lista di trasferimento. Prima di dare via Verre ci penserei dieci, cento, mille volte, a meno di non avere già sotto mano il suo sostituto. Badate bene, però, basta scommesse. Serve un giocatore fatto e finito, e pure in quel caso preferirei senza ombra di dubbio cedere Vieira piuttosto che l’ex Verona. Anche Ekdal gioca meglio con un profilo del genere al suo fianco, fateci caso.
Lo sprofondo di Sampdoria-Benevento però sta pure nei numeri. Il Benevento neopromosso e ospite del Ferraris ha concluso in porta 14 volte contro le 9 doriane, chiudendo la gara con il 60% di possesso palla e 489 passaggi (precisione 82%) contro i 315 blucerchiati (precisione 70%). Il Benevento a Genova non l’ha ‘sfangata’: statistiche del genere significano che la truppa di Inzaghi, nel giardino di Ranieri, ha fatto la partita e ha vinto con merito. Stop. Se una delle concorrenti dirette per la salvezza ti maltratta a domicilio, qualche domanda è lecita. A proposito di Ranieri, credo si possa tranquillamente evidenziare il secondo errore consecutivo senza incorrere nel peccato di lesa maestà. Contro la Juve aveva sbagliato la formazione, ieri ha ceffato gran parte dei cambi, anche se il materiale tecnico a disposizione è quello. Il problema è che l’anno scorso Ranieri le aveva azzeccate tutte, ma proprio tutte quante. La favola Leicester e il miracolo Sampdoria, però, sono esattamente questo: favole e miracoli, possono capitare soltanto una volta. Prima ce lo mettiamo in testa, meglio è.

Ecco perché invidio davvero coloro ai quali basta Keita. Quelli che, alle visite mediche dell’attaccante, avranno già spazzato via dubbi, perplessità e paure, e magari non dico che si saranno scordati tutto il contorno di brutture accessorie, ma saranno quantomeno riusciti ad accantonarlo. D’altro canto, sono gli stessi che “Un conto è la squadra, un conto è la proprietà”. Magari non rendendosi conto che, se Ferrero viene zittito dal Sindaco di Napoli De Magistriis con una sibilata proposta di ripasso di diritto costituzionale, la figuraccia non ce la fa solo Ferrero, ma anche la Sampdoria. Inutile raccontarsi bugie da soli pur di non ammetterlo. Ecco, tutto ciò per me è persino più triste di un 2-3 con il Benevento, più triste persino della prospettiva di affrontare Fiorentina, Lazio e Atalanta prima del derby, e lo devo scrivere, anche a costo di passare per quello triste e negativo. 

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