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Leggere il bilancio di una squadra di calcio è un esercizio sempre stimolante. Consente di inoltrarsi tra le pieghe di quel mondo da cui i tifosi rimangono per forza di cose esclusi. Tutti noi conosciamo a menadito ciò che accade all’esterno di Corte Lambruschini, pochissimi invece sono testimoni dei segreti più nascosti della sede blucerchiata. E in tanti – me compreso – darebbero un rene pur di vivere dall’interno le dinamiche della propria squadra del cuore. Le trattative, le contrattazioni segrete, i piani futuri, le idee di mercato: dai, siamo seri, chi non vorrebbe viverle in prima persona? Ecco perchè trovo  particolarmente interessante potersi documentare tramite il bilancio di una società. In un documento scritto devi esprimere cifre, obiettivi e programmi in maniera chiara e univoca, senza ambiguità (almeno in teoria). Mentire o mistificare un bilancio probabilmente è molto complicato, di sicuro è decisamente  rischioso. 

Recentemente la Sampdoria ha pubblicato il suo bilancio, e per la società doriana è ormai un fiore all’occhiello: investimenti, conti positivi, plusvalenze succulente. Diamo atto a Ferrero, al di là dei giudizi sui modi e sulle sparate, di essere un ottimo gestore di risorse. I dati che saltano immediatamente all’occhio sono logicamente quelli più macroscopici: ad esempio le plusvalenze, che ammontano a 55,5 milioni di euro, Merito della rata relativa all'operazione Schick e della cessione a titolo definitivo di Torreira all'Arsenal per 28 milioni e 650mila euro. Tutto ciò ha generato un risultato netto positivo di oltre 12 milioni, cifra che può strappare un sorriso considerando i disastrati bilanci di numerose società professionistiche. E' interessante anche notare come i maggiori ricavi blucerchiati siano dovuti anche all'aumento dei cosiddetti 'diritti multimediali', passati da circa 42 milioni a 47 milioni e mezzo di euro.  Parallelamente però sono cresciuti anche i costi di gestione della Samp, schizzati complessivamente da 102 milioni e 897mila euro del 2017 agli oltre 120 milioni del 2018.  A registrare l'incremento maggiore sono state tre voci in particolare. La prima è quella che si riferisce ai 'costi per il personale', ossia agli stipendi, aumentati di 3 milioni di euro (da 51 a 54 milioni) di cui 1,8 per 'incentivi all'esodo a favore di tesserati che alla data di redazione del bilancio risultano essere stati ceduti a titolo definitivo'. Si tratta di cifre versate dalla Samp per 'spingere' alcuni calciatori lontano da Genova, in sostanza una 'minusvalenza'. La seconda voce si riferisce agli ammortamenti, da 20,8 a 29,5 milioni di euro. Terzo campo, quello dei 'costi per i servizi': qui si passa 16 milioni a più di 21, dovuti principalmente all'incremento dei costi per le mediazioni di calciomercato (4 milioni in più rispetto al 2017). In sostanza, il quadro che emerge dall'analisi dei costi è quello di una società che si è assestata su un certo limite di spesa, specialmente per quanto riguarda gli ingaggi: una più che dignitosa linea di galleggiamento, senza però spazio per voli pindarici. L'obiettivo primario è infatti quello di mantenere l'equilibrio.

All'interno del bilancio vengono poi ulteriormente sviscerati i rapporti tra la controllante della Società, ossia la Sport Spettacolo Holding S.r.l., e la U.C. Sampdoria, con la Holding che affitta la sede ai blucerchiati in cambio di 118mila euro e e che soprattutto 'cede' lo sfruttamento del marchio a fronte di un corrispettivo di 3 milioni di euro, come accade ormai dalla stagione 2015/2016. All'interno del bilancio si entra poi nello specifico dei legami futuri tra la società e la Sport Spettacolo Holding. Inoltre si fa riferimento anche alla società Eleven Finance, fimita al centro della contestazione da parte del Tribunale di Roma. Interessante anche il paragrafo dedicato agli investimenti già sostenuti per quanto riguarda alcuni giocatori che rientreranno nel bilancio 2019: la Sampdoria dovrà contabilizzare Audero per circa 20 milioni, Gabbiadini per 11,9 mentre i giovani Mulé e Di Stefano costeranno insieme 770mila euro. Fanno quasi 33 milioni complessivi, a cui sottrarre i 4 che il Doria dovrebbe percepire dalla Juventus per Daouda Peeters. Totale: tra i 28 e i 29 milioni. Guarda caso, è grosso modo la valutazione di un Praet. Ttanto per rendere in soldoni l'idea di quello che è il modus operandi blucerchiato.
Sin qui, non si può dire nulla. Se fior fiore di contabili, avvocati, banchieri e professionisti hanno partecipato alla stesura di un bilancio, di certo non sarò io in un Sampmania a dare giudizi di merito. Non penso neppure di essere in possesso di una chiave di lettura particolarmente significativa. Posso esprimere la mia opinione, quello sì: vista così, superficialmente, pare una gestione estremamente oculata. C'è però un particolare che mi ha colpito come un pugno. E' un paragrafo a pagina 19, neppure troppo originale o clamoroso. Si parla del piano varato dal Cda a marzo 2017 e relativo alle stagioni dal 2016/2017 al 2019/2020, e relativi obiettivi. Il secondo e il terzo punto si riferiscono alla stabilizzazione del monte ingaggi e alla ricerca della plusvalenza mantenendo più o meno inalterato il valore della squadra. Tutto arcinoto. Ma è il primo capoverso quello che attira l'attenzione: “Mantenimento di un posizionamento in classifica tra l'8° e il 12° posto”. Vederlo così, nero su bianco, fa effetto e mi costringe a sviscerare un duplice ragionamento. La prima riflessione riguarda Giampaolo: chiedergli un piazzamento migliore di quello attuale, specie pubblicamente, è scorretto. Questa è una squadra che, per diretta ammissione del suo Cda, non è plasmata per l'Europa, bensì per un dignitoso vivacchiare in modo da generare plusvalenze e incassare una buona fetta di diritti televisivi. Non vuole essere una critica, si tratta semplicemente di una constatazione. E' pienamente legittimo nell'ottica della proprietà, che però a questo punto non può aspettarsi un piazzamento europeo. La seconda considerazione a questo punto mi suona particolarmente amara: la Sampdoria attualmente non può realisticamente puntare ad altri traguardi. Deve barcamenarsi in una sorta di limbo. Inutile illudersi anno dopo anno, stagione dopo stagione. Va bene per un contabile, per un tecnico, ma per un tifoso è piuttosto complicato da mandare giù.

Forse è questo ciò che vuole sottintendere Ferrero quando fa capire – seppur velatamente – che meglio di così la Samp difficilmente potrà fare sotto la sua gestione. Anche se si continua ad inseguire la chimera di un finale di stagione nella parte 'nobilissima' della classifica. Terzo pensiero della gioranta, poi basta che ho già raggiunto il limite massimo di elucubrazioni: forse non è così bello vedere la macchina-calcio 'dall'interno'. Dopotutto, a chi vuole ancora emozionarsi con il calcio, evadendo dalle logiche del mondo di tutti i giorni, conviene non leggere i bilanci. Perchè si tratta di un punto di non ritorno. Da lì in poi, non c'è più spazio per la suggestione e i sogni. Ed è proprio un peccato.

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