Provare a trarre delle indicazioni da un’amichevole con una squadra di Seconda Categoria è come voler indagare i misteri dell’Universo sondando il cielo con un aquilone. Giocare contro un difensore del Nuova Camunia, per un Quagliarella - presentatosi in ritiro a 38 anni con una condizione fisica già da stagione piena - equivale ad affrontare un bambino in età prescolare ad una corsa in macchina. Legittimo quindi essere soddisfatti, ma voliamo basso, per cortesia, certi trionfalismi sono veramente fuori luogo.

Ovviamente rivedere la Samp dopo parecchi mesi, in ritiro come ai vecchi tempi, fa un bell’effetto, specialmente post Covid. Quindi, parliamo per prima cosa di campo, e prendiamo spunto dall’aspetto più interessante adottato da D’Aversa, ossia il modulo. Il 4-2-3-1 è uno schieramento abbastanza inaspettato, per certi versi sorprendente. Potrà essere riproposto anche in campionato? No, non credo, di certo non come modulo base. Magari in alcune partite, magari a gara in corso, magari per spezzoni di match. Ma non dall’inizio. Un conto è permettersi contro il Nuova Camunia contemporaneamente in campo Gabbiadini, Quagliarella, Caprari e Candreva, tutto un altro paio di maniche replicare in Serie A. Non è sostenibile, quindi non illudetevi, non penso convenga abituarsi

Altre indicazioni da trarre? La difesa, impostata con una linea a quattro abbastanza classica (non che ci fosse bisogno di grosse innovazioni, per contenere il temibile attacco dei padroni di casa), l’ottima condizione del numero 27 e, soprattutto, la centralità di Gabbiadini nel prossimo campionato. Ecco, questa sì, può essere una scommessa. L’anno scorso, Manolo è mancato, tanto. L’assenza dell’attaccante si è sentita parecchio, la gestione fisica non è stata delle migliori, a partire dal ritiro, e il suo ritorno ha restituito brillantezza e pericolosità ad un reparto diventato un po’ prevedibile e comunque troppo lento. Tenere Gabbiadini largo, lontano dalla porta e con poco campo da percorrere prima di rientrare e calciare non è mai una cattiva idea. Il modulo di D’Aversa, impostato in ogni sua declinazione con almeno un paio di attaccanti esterni, può rimettere la chiesa, anzi, Manolo al centro del villaggio. La Samp di oggi ha disperato bisogno di un attaccante da 10-12 gol a stagione, e il numero 23 è uno dei pochi in grado di garantire attualmente tale score.  
La questione Gabbiadini, però, spalanca pure altri scenari. Il cantiere è stato appena aperto, ed entro un paio di settimane in casa Samp potrebbero teoricamente salutare anche tutti i giocatori impiegati ieri in amichevole, compreso lo stesso 23. Non succederà, ovviamente, la Samp dovrebbe altrimenti ricomprare un’intera rosa, ma l’esagerazione serve a far capire come nessuno degli elementi visti ieri sia certo di una permanenza a Genova. Oltretutto, l’assenza per il momento di un direttore sportivo, o meglio, i tentativi di assicurarsi un nuovo dirigente, oltre a quello già in seno al Doria, non facilita l’organizzazione e la stesura di linee programmatiche definite e chiare. Trovo peraltro curiosa la scelta, da parte di una società in evidente ‘spendig review’ per diretta ammissione del suo titolare, di investire una cifra significativa per rimpolpare l’organico a livello societario, cosa che invece Ferrero sta facendo con grande continuità nel corso di ques’estate. Mistero della fede. Torniamo al mercato, va, è più imminente.

Quando si parla di moduli, partite e suggestioni, bisogna sempre tenere a mente una condizione imprescindibile. Lo spettro dei 50 milioni da realizzare per sussistenza è lì, non si è smaterializzato, così come non si è dissolto nell’aria il mantra “Sono tutti cedibili, non ci sono giocatori imprescindibili”. Tra essi rientra pure Manolo. Ecco perché non ha grande senso analizzare un’amichevole di inizio ritiro. Il calcio di luglio è, se possibile, ancora peggio di quello di agosto. Speriamo che Gabbiadini al centro del villaggio ci resti fino a settembre. E, soprattutto, che il villaggio non bruci.

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