Diluvia, sul Ferraris. Mentre ritorno verso la mia automobile – rigorosamente senza ombrello, perchè  l'ho lasciato in macchina 'tanto vuoi che si metta a piovere?' - con la gocce che mi battono sulla testa e con i piedi zuppi che si fanno largo nell'unica, gigantesca pozzanghera che circonda lo stadio, penso a cosa mettere in questo Sampmania. Rifletto sulle mie sensazioni, al termine della seconda stagione vissuta interamente a Marassi per Calciomercato.com, e mi rendo conto che effettivamente mi sento proprio così: mi manca qualcosa.  Non è solo l'ombrello, ma è un piccolo vuoto che mi ha lasciato questa Sampdoria. Per carità, non è un buco incolmabile,è più che altro una domanda, che poi secondo il mio modo di vivere e di rapportarmi all'esistenza è anche la peggiore: "E se?".

Già, "E se?". E se non avessimo perso una partita qualsiasi tra quelle giocate contro Benevento, Crotone, Udinese, Bologna e Chievo? E se non avessimo pareggiato a Verona con l'Hellas, o a Cagliari? Bastava un risultato diverso, massimo due, e avrei lasciato il Ferraris con tutto un altro spirito. Probabilmente i piedi bagnati non li avrei neppure sentiti. Pazienza, è andata così. Considero il campionato altamente positivo. Ma la partita contro il Napoli, giocata senza nessuna velleità di incidere pur contro una squadra nettamente più forte e con un attacco spuntato, è il modo perfetto di concludere la stagione. Un po' come recita lo striscione esposto in Sud dopo il raddoppio della squadra di Sarri, che riassume in due righe quello che è il mio pensiero. "Il prossimo anno credeteci, come quest'anno ci abbiamo creduto noi". E' una sintesi perfetta. 

Ecco, il discorso del tifo mi spalanca la porta per un argomento spinoso, complicato, e che attira come un magnete le polemiche indipendentemente da qualunque posizione si prenda. I cori. Mentre tornavo alla mia auto – è stato un viaggio proficuo e utile per schiarirmi le idee – vi confesso che ho avuto la tentazione di svicolare il discorso. Siamo tutti umani, ognuno con la propria natura. La mia mi spinge, fin dove è possibile, a evitare le discussioni che non portano a nulla. Avevo pensato di cavarmela con un paio di frasi generiche,  anche perchè credo che le mie convinzioni non possano spostare alcunché nell'opinione pubblica. Poi però mi sono reso conto che non sarebbe stato corretto. E allora vi dirò esattamente come la penso in merito, se ritenete che mi sbagli fatemelo sapere, ascolto tutti volentieri. 
Onestamente, mi sono vergognato. Mi sono vergognato perchè Genova non è una città razzista, perchè tutti o quasi al Ferraris hanno un parente, un amico, un collega napoletano, e sono piuttosto certo che non vorrebbero vederlo 'lavato col fuoco'.  Mi sono vergognato perchè è vero, spesso in trasferta ai tifosi sampdoriani è successo di tutto: urina, petardi, 'avete il mare inquinato', 'alluvionati'. Ricordo anche tifoserie che mimano il gesto di chi spala, in riferimento al fango delle alluvioni. E ricordo decine di calciatori imbecilli che si divertono ad esultare in faccia alla Gradinata subito dopo un gol. Ma i miei genitori, da quando ho ricordo, mi hanno insegnato un principio molto semplice. Se uno si comporta da idiota con te, ciò non ti giustifica se ti trasformi in idiota anche tu. "Se Tizio si butta giù da un ponte, fai uguale?" credo siano le parole testuali di mia madre. Intendiamoci, probabilmente – lo dico a malincuore, e me ne vergogno – a 15, 16, 18 anni magari mi sarei fatto trascinare dall'ambiente circostante e dalla massa che mi stava attorno. Ad un certo punto della tua maturazione personale però no, non te lo puoi più permettere. Bisogna anche stare attenti, sarebbe sbagliato identificare la gran parte del tifo sampdoriano con un certo tipo di messaggio: il 95% del pubblico blucerchiato è meraviglioso, stupendo, unico, e non si abbasserebbe mai a cose del genere. Comunque sia, "Vincerete il tricolor" mi può far sorridere, la morte e le eruzioni un po' meno. Oltretutto, non sono nemmeno più così originali. Come sfottò possiamo fare decisamente meglio. 

Ai tifosi del Napoli, o meglio, ad una fetta di essi, e pure ad una certa parte della stampa e della società Napoli (anche in questo caso, evitiamo di fare di tutta l'erba un fascio) consiglio però una cosa: basta con i complotti, con gli alibi, con il 'noi contro tutti', con il 'ci odiano a prescindere'.  Vi rende antipatici, e non lo sareste. Con un atteggiamento diverso, avreste parecchi simpatizzanti in più. Se ci venissimo incontro, un passetto per uno, di partite sospese non ce ne sarebbero più, e nemmeno di arbitri desiderosi di mettersi in mostra di fronte al designatore. Perchè il torto e la ragione, per fortuna, non sono mai univoci. A quella parte di tifosi della Samp che ha causato la sospensione di una partita invece faccio una domanda. Dato che giustamente ricordiamo sempre l'enorme e inestimabile lascito di Paolo Mantovani, pensate per un istante a cosa vi avrebbe detto ieri sera Papà Paolo.  Ecco, credo che sia sufficiente.