I nomi esotici mi terrorizzano. Specialmente se non c’è rete di salvataggio, come quando pensi di affidare il ruolo più delicato tra tutti quelli presenti in una società calcistica ad un’incognita. Da giocatore, stravedevo per Patrik Vieira. Lo ritengo uno dei centrocampisti più forti passati dai campi da calcio a cavallo tra gli anni ‘90 e 2000. All’Arsenal era terrificante, alla Juventus e all’Inter faceva sembrare gli avversari dei bambini. Da allenatore invece mi procura brividi e sudorazione fredda. Certo, come tutti merita l’occasione e, soprattutto, il tempo per dimostrare il suo eventuale valore. Parlare prima, senza conoscere, è difficile. Il problema gigantesco è che la Sampdoria questo tempo non ce l’ha. Per niente.


Il compito del prossimo allenatore blucerchiato sarà infausto. Giuro, non lo invidio. Chiunque arriverà a Genova dovrà essere perfetto sotto due aspetti: preparazione estiva e rapidità nell’ inquadrare i giocatori e loro caratteristiche. Mi spiego meglio. Il futuro tecnico doriano dovrà essere innanzitutto impeccabile dal punto di vista della cura della forma fisica dei suoi calciatori tra luglio e agosto. La squadra a settembre sarà già obbligata a girare, inizi ad handicap come quelli di Cagliari, Torino, Genoa o Fiorentina dalle parti di Bogliasco non possiamo permetterceli. Altrimenti la stagione rischia di ingolfarsi già in partenza. Noi non sappiamo gestire emergenze simili. Da altre parti sono abituati a vivere sempre sul filo del rasoio, sfangandola ogni volta. La Samp proprio no, per niente, è fuori dal DNA doriano.


Secondo imperativo per il nuovo mister: intuire subito l’undici giusto, individuare immediatamente il blocco dei titolari e l’assetto tattico da presentare in campo, con pochissime prove a disposizione. Anche qui, è di nuovo solo una questione di tempo: non ne avremo per gli esperimenti, non ne avremo per trovare la quadra ruotando le pedine, provando e correggendo in corsa. Per salvarsi c’è bisogno di idee chiare, dal primo giorno. Specialmente se sulla panchina dovesse sedersi un ragazzo giovane, magari persino più giovane di alcuni calciatori. Scordiamoci il prima possibile la tipicità di Ranieri, quella passione per formazioni sempre diverse negli interpreti e magari pure nello schieramento. Per la Samp 2021-2022, un argomento del genere sarà criptonite.

Dionisi mi piace molto. In quanto a idee chiare, formazioni definite e impostazione precisa, il suo Empoli era perfetto. La squadra toscana di grossi giocatori non ne aveva. Eppure Dionisi ha attribuito dal principio ruoli chiari. Si capiva senza possibilità di dubbio alcuno chi faceva il titolare, chi la riserva e chi rimaneva fuori dalle rotazioni. E’ stato un bene. Inoltre, la formazione azzurra ha trovato con pochi patemi il ritmo. Non ha avuto difficoltà in avvio di stagione, anzi, è partita a razzo, vincendo a raffica e segnando caterve di gol. La flessione, se così si può definire, è arrivata a febbraio, cinque partite e cinque pareggi, ma la crisi è stata spazzata via da tre pappine rifilate alla Reggina. Bajrami e compagni hanno segnato moltissimo, 68 gol complessivi, miglior attacco della B insieme al Lecce, media di 1,7 marcature a partita, senza interpreti eccezionali nel reparto. Il calcio di Dionisi, insomma, è verticale e divertente, ma non immaginatevi una sorta di Zemanlandia: la terza miglior difesa alla pari del Cittadella, con 35 reti al passivo dietro a Monza (33) e Salernitana (34), non nasce per caso. Capisco le perplessità per l’inesistente abitudine alla Serie A, ma Dionisi non è proprio l’ultimo arrivato. A spaventarmi, se mai, è l’aspetto ambientale. Passare dalla gestione di Stulac e La Mantia a quella di Quagliarella e Candreva, con tutto il rispetto, rappresenta un bel salto nel buio, a maggior ragione se non sei stato un loro 'collega' di livello assoluto. Entrare e governare uno spogliatoio abituato al decano degli allenatori, Ranieri, non è semplice. Affatto. Servirebbe una proprietà forte, autorevole, in grado di trasmettere la sua solidità al tecnico scelto, anche se giovanissimo. Ecco, appunto…


Alle volte, la soluzione più semplice sembra persino la più logica. Se non si vuole rischiare un triplo carpiato senza rete di protezione, se non si vuole correre il pericolo di ritrovarsi a ottobre-novembre con due allenatori a libro paga, una classifica già complessa e un ambiente in apnea, affidarsi all’usato sicuro può essere la scelta giusta. A Beppe Iachini voglio, anzi, vogliamo tutti bene, la notte di Varese non si dimentica. Dal punto di vista tecnico, non propone calcio tra i più esaltanti ma ha mestiere, conosce gli spogliatoi, sa dove mettere le mani e come gestire giocatori, anche di una certa caratura. A fronte di un’opzione Vieira, forse potrebbe avere senso un ritorno al passato. C’è un’altra idea che mi frulla in mente, ossia che il nome del francese rappresenti una sorta di trucchetto, appositamente studiato e preparato a tavolino. Qualcosa tipo “Lascio circolare ad arte un nome non presentabile, per distrarre e far passare l’alternativa, per quanto non entusiasmante e improntata unicamente al risparmio, come un grande colpo di mercato”. Una sorta di esperimento sociale, mettiamola così. Tutto sommato, uno scenario del genere sarebbe perfino auspicabile, a patto di arrivare poi ad un allenatore concreto e solido. Di fronte al terrore di un azzardo inspiegabile e ingiustificabile, tutto va letto in un'ottica differente.

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