Una mano, anzi, una manita per lavare il volto della Sampdoria. Perdonatemi il gioco di parole, era troppo semplice e ghiotto da fare. Uno, due, tre, quattro, cinque: contateli sulle dita, i cinque squilli necessari per pulire via dalla faccia blucerchiata la fuliggine di due anni di trasferte avvelenate. Cinque acuti per dire che sì, forse è la volta buona, forse la Sampdoria di quest'anno è un'altra storia. E se cambierà il ruolino di marcia lontano dal Ferraris, saranno dolori per tutti. C'era bisogno di un colpo di spugna netto per cancellare quella zavorra mentale che la Sampdoria si portava dietro da tempo, quel luogo comune – ma ahimé azzeccato – che dipingeva una squadra incantevole a Marassi, e balbettante lontano dalla Liguria. La mano aperta che mostrano fieri i giocatori di Giampaolo alla fine di Frosinone-Sampdoria 0-5 ha anche questo significato, non significa solo 'ne abbiamo fatti cinque'. E' solo un primo passo, vero, ma come spesso si sente dire la parte più difficile nell'intraprendere un cammino è iniziare a muoversi. Tutto il resto viene di conseguenza.

E' stata una Sampdoria perfetta nelle tempistiche. Fateci caso, tutti gli episodi dell'incontro sono arrivati nel momento giusto. Sono stati bravi i blucerchiati ad entrare in campo per la prima volta dopo tanto tempo convinti, e impeccabili nell'approcciare la partita con la grinta che il popolo doriano chiedeva da secoli. Il gol trovato subito in avvio ha fatto il resto, ma poi la Samp ha rispettato a menadito il copione che il suo allenatore aveva studiato. Fortunata e meritevole la truppa di Giampaolo a passare in vantaggio, ma soprattutto a resistere al ritorno del Frosinone, che nella parte centrale del primo tempo ha messo in difficoltà la formazione genovese. Andare all'intervallo sullo 0-1 è stato di vitale importanza, così come è stato fondamentale segnare dopo 60 secondi dal rientro in campo la rete del raddoppio, che ha definitivamente tagliato le gambe ai padroni di casa. Anche il colpo di grazia, lo 0-3 griffato Defrel, è arrivato nell'istante ideale. Da lì in poi, è stata tutta una discesa.

Potrei concentrarmi sulla meravigliosa partita dell'attaccante francese, tornato grande alla Samp, o sull'eterno Quagliarella o, perchè no, sulla sontuosa partita disputata dai due centrali blucerchiati: Ferrero ha in casa un tesoretto con Andersen, e lo sa bene, mentre Colley ha mostrato al 'collega' Tonelli che per la maglia da titolare c'è anche lui, eccome se c'è anche lui. Ma preferisco dedicare questo Sampmania ad un aspetto che mi ha colpito molto: il 4-3-3 'mascherato' (come lo ha definito Giampaolo) funziona, eccome se funziona. In molti prima del match criticavano la scelta del mister di Bellinzona di schierare Caprari a sostengo delle punte. 'Troppo offensiva la Samp, così rischia di sbilanciarsi in trasferta': era questa la principale critica che si sentiva circolare riferita all'undici doriano. Ma la prova dei fatti ha evidenziato che effettivamente aveva ragione Giampaolo: Caprari ha sbuffato, sgomitato e lottato. Nel primo tempo spesso lo ha fatto a vuoto, nella ripresa, invece, è stata tutta un'altra partita. E con Quagliarella e Defrel l'ex Pescara si trova a meraviglia. Peccato per l'infortunio, speriamo non sia una cosa grave.

Il fatto di aver schierato contemporaneamente due punte vere e un trequartista che è decisamente più attaccante che rifinitore ha restituito alla Samp quell'imprevedibilità offensiva che non si era quasi mai vista lo scorso anno lontano dal Ferraris. E la contemporaneità di impiego di tre giocatori rapidi, tecnici, dal baricentro basso e capaci di dialogare nello stretto ha garantito agli schemi offensivi di Giampaolo un'iniezione di brio e di fantasia che non si ammirava da tempo. E' un esperimento da ripetere, e che merita una seconda occhiata. Ora il Doria è chiamato alla controprova, perchè il Frosinone è un avversario modesto: i ciociari hanno subito 10 gol in 4 partite – e cinque glieli ha fatti la Samp – e non hanno ancora segnato la prima rete in Serie A. Dopo quattro giornate, sono penultimi in classifica (dietro alla squadra di Longo solo il Chievo, peraltro sottozero) e il divario tecnico tra le due fomazioni è parso davvero imbarazzante. Ma l'anno scorso i blucerchiati questa partita non l'avrebbero stravinta. Anzi, non sono nemmeno sicuro che l'avrebbero vinta. Finalmente la Samp ha spazzato via la patina di incompletezza e di approssimazione che l'aveva accompagnata a lungo nel biennio recente. Per riuscirci, c'era bisogno di una manita, di uno schiaffo a cinque dita in pieno volto. Siamo stati serviti.