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Neanche me lo ricordavo più, com’era battere la Lazio. Dopo anni di batoste, e anche qualche figuraccia, a uscire da Marassi con le ossa rotte è stata la squadra di Lotito. A proposito di Lotito, è stato ‘pizzicato’ a cena con i colleghi genovesi Ferrero e Preziosi: sarei curioso di sapere di cosa hanno parlato. Comunque sia, spiace per il patron biancoceleste -  neanche troppo ad essere sinceri - ma oggi l’unico vero generale a cui tributare un trionfo, proprio come era usanza nell’antica Roma, è Claudio il magnifico. Claudio Ranieri, ovviamente, penso lo avrete capito. E allora, uniamoci nell’applauso al tecnico, che ha ingabbiato le aquile romane con l’astuzia militare di un novello Cesare, o di uno Scipione l’Africano.

Ok, adesso la pianto con la similitudine a tema romano, ma l'occasione era troppo ghiotta, tra aquile, Lazio, Claudio e compagna. Però che Ranieri si sia comportato come un grande generale, è fuori di dubbio. Avreste dovuto sentirlo allo stadio: trattatava i suoi giocatori esattamente alla stregua di soldatini. “Morten, sei troppo alto” “Morten, salta ora”, “Morten, picchiala”, “Morten, passaci dietro”. Immagino avrete capito che il Morten in questione era Thorsby, salito sugli scudi per una prestazione maiuscola passata a maltrattare Milinkovic-Savic. Ci credo che lo ha annullato, a marcarlo erano in due, lui e Ranieri. Stesso identico comportamento nei confronti di “Kuba” - diminutivo di Jakub - Jankto. Non lo ha mollato un solo istante. Credo stia cercando in tutti i modi di recuperarlo, per riportarlo ai livelli di Udine, e con la partita di sabato penso abbia messo un mattoncino su questa strada. ‘Peccato’, tra mille virgolette ovviamente, che dietro ci sia un Damsgaard che scalpita. Il ragazzino si merita una seconda occhiata approfondita, e pure una terza. A proposito, come ogni generale che si rispetti, Ranieri è pure un poliglotta. Ma voi lo sapevate che a Ramirez parla in spagnolo, mentre con Yoshida e Silva comunica in inglese, saltando con estrema naturalezza e facilità da una lingua all'altra? 
Meno male che c'è Sir Claudio, quindi. O Claudio Augusto, se preferite. Un anno fa di questi tempi senza di lui la Sampdoria navigava a vista. I soldati blucerchiati vagavano sul campo, privi di qualunque riferimento, e di fronte ad ogni avversario rendevano le armi e si gettavano a terra, ventre all'aria, sperando nella misericordia altrui. Pessima, pessima scelta, specialmente in Serie A. Da quando Ranieri ha preso in mano la situazione, a cambiare non sono stati i giocatori, ma gli uomini. Anche perché, se ci fate caso, la squadra che ha schiantato la Lazio era quasi la stessa che soltanto pochi mesi fa prendeva scapaccioni a destra e a manca. C'era in più il solo Candreva, gran bel giocatore, ma non sufficiente a giustificare una trasformazione del genere. Ecco, se c'è qualcosa che accomuna Ranieri ai grandi generali, è la capacità di tirare fuori il meglio dai soldati che gli vengono affidati, restituendo loro fiducia e personalità. 

Tutto bello, tutto splendido, tutto divertente. Attenzione però a non lasciarsi andare in voli pindarici, digressioni sul tema e esagerazioni forzate. Oggi è il compleanno di Ranieri, facciamogli un regalo. Non chiediamogli traguardi fuori dal mondo, non iniziamo a pensare che i miracoli siano una specialità della casa, perché i miracoli soltanto questo sono, splendide eccezioni. E tali devono rimanere. La Sampdoria è obbligata a concentrarsi sulla salvezza, perché oggi va tutto bene, oggi l’organico sembra lungo dal centrocampo in su, e le alternative paiono complete e di ottimo livello. Ma, come in tutti i campionati, prima o poi arriveranno le squalifiche, gli infortuni, i momenti di flessione e i filotti di sconfitte. I terzini di riserva non crescono se li annaffi come le piante, idem i bomber alla Quagliarella (di quelli ne nasce uno ogni trent’anni), e le lacune a livello strutturale non saranno certo due vittorie consecutive a spazzarle via. Ranieri predica cautela e piedi di piombo, e fa benone. Varcare il Rubicone, esponendosi con obiettivi poco realistici, sarebbe da pazzi. Altro che “Il dado è tratto”, qua, nel campionato ‘del Covid’, vanno fatti quaranta punti il prima possibile. Nel frattempo, tanti auguri Sir Claudio, cento di questi giorni.