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Ve lo giuro, io non volevo scrivere di Ferrero. Ci ho provato in tutti i modi ad svicolare l’argomento. Mi sono concentrato su Pecini e su Verdi, avevo già imbastito anche un Sampmania con alcune considerazioni sull’attacco blucerchiato, ma ve lo dovrete sorbire tra qualche giorno. Gli ultimi sviluppi sulla vicenda Palermo non potevo proprio evitarli, anche perché mi hanno spinto a fare due riflessioni. La prima è che stiamo vivendo un presente distopico, ma di questo ne sono certo da un bel pezzo. Il problema se mai è un altro: come nel peggior romanzo post apocalittico, l’abitudine ha trasformato comportamenti e abitudini che sarebbero stati considerati inaccettabili soltanto pochi anni fa, non dico in ‘pittoresche originalità’, ma quasi. 

Voi vi immaginate il presidente di una qualunque squadra di Serie A mentre corteggia in maniera così spietata un’altra società? In questo momento il patron doriano ricorda un po’ il padre di famiglia di mezza età, con moglie e figli, che ci prova spudoratamente con la ragazzina ventenne. Oltretutto alla luce del sole, senza nascondersi. Anzi, a sentire Ferrero, il Viperetta vorrebbe continuare a stare con entrambe, mantenendo l’amante: settimana in famiglia, week-end con la fidanzata. Logicamente una (grossa) fetta del pubblico doriano non ha preso benissimo  le recenti dichiarazioni pro Palermo, né l’attenzione concentrata al 100% - almeno apparentemente - sulla squadra rosanero.  Parecchi anzi sottolineano il fatto che il numero uno della Sampdoria non abbia presenziato neppure per un giorno nel ritiro della sua società. 

Ferrero era atteso oggi a Ponte di Legno, ma all’ultimo istante ha deciso di non recarsi in Val Camonica, aspettando il risultato del bando a Roma. Scelta intelligente, perché ha evitato situazioni potenzialmente pruriginose. Segno che anche Ferrero si rende conto dell’insofferenza nei suoi confronti, un’insofferenza diffusasi recentemente a macchia d’olio in quella che è la base del pubblico blucerchiato. Eppure non tanto quanto mi sarei immaginato.  La distopia sta proprio qui: con qualunque altro presidente dell’era recente, comportamenti del genere sarebbero stati giudicati fantascienza. Oggi c’è chi li reputa ‘normali’, e per qualcuno restano comunque giustificabili dietro alla consueta cantilena, quella che recita “Centro sportivo-bilancio in ordine-investimenti sui giocatori-stadio”, avete presente? Bisogna però rendersi conto che i due aspetti, quello gestionale e quello relazionale, stanno sì su due piani disgiunti, ma non possono camminare separatamente, perchè rischiano di finire entrambi a gambe all’aria.
Un altro particolare che mi preme sottolineare è l’ennesimo, repentino dietrofront di Ferrero. Passare con tale disinvoltura da ‘Sono una persona seria, un uomo delle regole, non un perdente. Mi ritiro perchè ho una dignità” a “Ci sono anche io, e più di prima” non è per niente semplice. Anzi, è un esercizio di equilibrismo mica da ridere. Trattare con un personaggio del genere deve essere veramente logorante. Teniamone conto, prima di apostrofare come ‘poveracci’i vari Dinan, Knaster e più in generale il cosiddetto ‘gruppo Vialli’. Onestamente non so come stia andando la trattativa,  ma non sono così sicuro che la telenovela che stiamo vivendo sia tutta imputabile esclusivamente ai compratori.

Dopo la Roma, insomma, nel cuore di Ferrero è spuntato il Palermo. Da giallorosso a rosanero, con tutte le declinazioni possibili del termine ‘Amore’ tanto caro al Viperetta, è un attimo. ‘Palermo is the new Roma, baby’. Mentre scrivo non so ancora come andrà a finire la relazione tra l’imprenditore romano e la squadra siciliana, ho il sospetto che la sua domanda non vincerà il bando, ma questa è un’impressione personale, potrei sbagliarmi. A prescindere dalla vicenda Palermo però penso che lo stesso Ferrero si renda conto di essere giunto ad un punto di non ritorno con la sua compagna storica, specialmente da quando parla come promesso sposo di un’altra. E la convivenza forzata sarebbe forse a questo punto la peggior scelta possibile