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Schick, 4 milioni e 40 incassati. Skriniar, 1,5 milioni versati allo Zilina e circa 30 ricevuti dall’Inter tra contropartita e cash per avere il centrale. Andersen, 2 milioni di investimento e 30 di guadagno. Cento milioni sul conto in banca intestato a U.C. Sampdoria, sette e mezzo spesi. Senza contare i giocatori che a Genova ci sono ancora, ad esempio Bereszynski e Linetty, prelevati a fronte di un esborso rispettivamente di 2 e 3 milioni e che oggi potrebbero essere tranquillamente ceduti per una cifra cinque volte superiore. Lasciamo stare poi i colpi del passato, i vari Icardi e Zaza presi a due noccioline, oppure la sfilza di baby talenti tirati fuori dal Monaco. La firma in calce a tutte queste intuizioni è sempre la stessa. L’altro giorno nel ritiro della Sampdoria si è rivisto Riccardo Pecini, ieri è arrivata l’ufficialità del suo ritorno a Genova, e la notizia mi esalta parecchio. A voi no?

Dopo un anno particolarmente movimentato, in seguito ad un addio burrascoso alla Samp, un’esperienza non esaltante ad Empoli e alcune vicende extra calcio da chiarire, Pecini è tornato a casa. Lasciamo stare la retorica e le frasi fatte, la realtà è che un professionista del genere, se messo in condizione di lavorare bene, vale quaranta-cinquanta milioni l’anno. Praticamente quanto un fuoriclasse, o un top player mondiale. Lo dicono i numeri, e non si tratta affatto di un’esagerazione. Questo fardello è anche una responsabilità non da poco, sia chiaro: quello che per altri è il caso eccezionale, l’intuizione su cui magari costruire una carriera e talvolta campare di rendita, per lo scout nato a Fivizzano è la normalità. Ma Pecini lo sa e se ne frega, lui continua a scovare giocatori ovunque e ha davvero una percentuale di errore bassissima. Dice bene Luca, in un commento qui su Calciomercato.com: “Pecini sul lungo vale 4/5 acquisti con plusvalenza l'anno”. Non potrei essere più d’accordo. Teniamoci bassi, diciamo pure 2 o 3, è già praticamente un record.

Le lodi a Pecini però sono abbastanza scontate. C’è invece un’altra prospettiva dalla quale si può guardare la vicenda, e la ritengo piuttosto interessante. Sono andato a riprendere un’intervista fatta proprio a Pecini qualche tempo fa. Nella chiacchierata si chiedevano al dirigente, che all’epoca era sotto contratto con l’Empoli, i motivi del suo addio al club blucerchiato. Trovo abbastanza curioso ciò che Pecini aveva detto soltanto sette mesi fa, il 20 dicembre 2018. A precisa domanda sul perchè avesse lasciato la Samp, il dirigente rispondeva così: “Per la ricerca di qualcosa di diverso. Arrivi ad un certo punto in cui rifletti e ti accorgi che un ciclo è terminato. E allora devi andare a cercare stimoli nuovi da un'altra parte, se non riesci a ricrearli nello stesso ambiente”. Parole molto simili a quelle dette da Giampaolo, frasi di un uomo ambizioso e desideroso di sfide nuove e con – legittime – velleità di carriera.
Già ma allora, che cosa è cambiato dall’estate 2018 a quella 2019? Quale ‘ciclo’ è finito, e quale ciclo in grado di restituire stimoli a Pecini si appresta ad iniziare? Le possibilità sono sostanzialmente due. O Pecini si riferiva all’era Giampaolo, e quindi l’addio del mister di Giulianova è stato in grado di ridare entusiasmo al capo scout, oppure il suo discorso era legato alla dirigenza e alla società della Sampdoria. Anche questo è un dettaglio che mi fa riflettere. Oltretutto, da parecchie fonti mi era arrivato il racconto di un addio non proprio idilliaco tra Ferrero e Pecini. Non lo so, non c’ero, ma di chi me lo ha detto mi fido. Quindi, è davvero bastato soltanto un periodo di separazione a riportare l’armonia? Una sorta di ‘pausa di riflessione’, come nel peggior litigio tra fidanzati? Io alle pause ci credo poco, non so voi. Ai posteri l’ardua sentenza, mi vien da dire. O ancora meglio, per chiudere questo Sampmania riprendiamo una battuta della famosa intervista di dicembre. A preciso interrogativo sul possibile ritorno alla Samp, Pecini replicava così: “Di doman non v'è certezza... Quando ho lasciato la Samp la prima avvertivo addosso una sensazione di incompiuto. Oggi penso di aver dato alla Sampdoria almeno quanto ho ricevuto. Se capiterà di tornare, mi comporterò come ho sempre fatto”. Ci speriamo un po’ tutti, caro Riccardo.

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