Quanto odio i supplementari. Non li sopporto, veramente. E non mi venite neppure a parlare di rigori. Divento matto. Senza andare troppo indietro con la memoria, i 30 minuti aggiuntivi in competizione secca mi hanno regalato una sfilza di fitte al fegato che nemmeno post pranzo di Natale. Qualcuno parlava di 'zero tituli', noi possiamo dire 'zero gioie'. Oppure il gettonatissimo, tremendo, e italianissimo 'mai una gioia', se preferite. La delusione di Samp-Werder resterà per sempre nella mia memoria, così come l'esito dei maledetti tiri dagli undici metri in finale di Coppa Italia contro la Lazio. Ieri, l'ultimo capitolo di una storia che continua imperterrita. La delusione non è nemmeno paragonabile ai casi citati, però insomma, essere eliminati in questo modo piacere non fa.

La Sampdoria è sbattuta contro un Pepe Reina formato super. E pensare che il pubblico doriano lo ha beccato per 120 minuti di gioco. A Genova non si sono scordati la sceneggiata su Silvestre del portiere all'epoca di un Napoli-Samp di alcuni anni fa, ma un conto sono gli aspetti che esulano dal calcio, un altro l'analisi oggettiva della gara. Ieri lo spagnolo da solo ha tenuto in piedi un Milan frastornato e molto, molto meno pericoloso della Samp. Ecco, a proposito di questo aspetto, l'ho già scritto nelle pagelle ma lo ribadisco in questo spazio, per rispondere ai commenti di chi si ferma semplicemente alla lettura del risultato: questa Samp ai punti avrebbe meritato decisamente qualcosa di più rispetto al Milan. Lo dico con molta serenità, e altrettanta convinzione: i blucerchiati hanno giocato meglio, hanno creato di più, e sono stati decisamente più pericolosi. Però, c'è un 'però' ed è anche bello grosso: la Sampdoria paga il suo secondo portiere 500mila euro, il Milan versa alla riserva di Donnarumma 3,5 milioni di euro a stagione. Qualcosa vorrà pur dire, la differenza sta tutta lì. E' abbastanza fisiologico che uno incida più dell'altro. 

Direi che l'esempio numerico serve anche a liquidare l'unica scelta di Giampaolo che davvero ha fatto discutere ieri sera. Il mister ha schierato per la prima volta nella sua avventura a Genova quella che riteneva fosse la miglior formazione possibile in una gara di Coppa Italia. Non lo ammetterà mai, anzi, si arrabbierà se gli parlerete di 'turn over', ma le seconde linee esistono, e ieri non le ha scelte. Il tecnico doriano ha cominciato la gara con 10 titolari su 11, e una riserva. E' quasi troppo scontato pensare che possa essere proprio quell'unica scelta bislacca a fregarti: e difatti... Che poi contro il Milan la Samp ha fatto un partitone. Ordinata, precisa, propositiva, sempre in possesso della sfera e in controllo del gioco per 90 minuti. C'è un altro aspetto che mi preme sottolineare: un conto sono i voti e le pagelle, che devono minimamente risentire dell'esito di una gara o degli errori individuali di questo o di quel giocatore, un conto invece è il giudizio complessivo sulla gara giocata. L'errore del singolo, vedi la distrazione di Tonelli e Andersen sui gol, inficia logicamente il giudizio numerico, ma non cambia quella che è la vera natura della prestazione. L'esempio lampante è quello del danese: a mio modo di vedere, non si può attribuire la sufficienza ad un giocatore che si dimentica di un attaccante alle sue spalle, lasciandogli tutto il tempo per battere a rete. Però, se mi si chiede di giudicare nel complesso la prestazione del centrale, vi dico anche che in 120 minuti di gioco si è lasciato scappare un certo Higuain soltanto una volta. Per sbaglio, aggiungo. 

Adesso prendiamoci gli aspetti positivi, come la gran partita di Ekdal e Murru – ma che bel terzino che è diventato! - o la vivacità di Caprari, e torniamo alla normalità. Torniamo alla nostra Serie A, al nostro calciomercato, alla nostra attesa per il derby (sì, di già) e a quel sogno Europa che deve cullato. Però, per piacere, non fatemi neppure leggere la parola 'supplementari' sino all'anno prossimo. Che per il 2019 abbiamo già dato.

Instagram
@lorenzomontaldo
Twitter
@MontaldoLorenzo