Claudio Ranieri, con le scelte di ieri, si è messo in una posizione dannatamente scomoda. Speriamo ne sia cosciente. La formazione apparecchiata di fronte all’Atalanta infatti lascia aperta soltanto l’opzione vittoria al Derby. Non ci sono altre vie. Se dovesse portare a casa i tre punti contro il Genoa, potremmo tutto sommato quasi digerire il boccone amaro della sconfitta. Se però mercoledì sera la Samp non dovesse offrire una prestazione di un certo tipo contro il Grifone, per il mister vorrebbe dire aver sbagliato tutto. D’altro canto, è il momento di prendersi le proprie responsabilità. Se vincerà il derby, dopo aver volutamente sacrificato la partita con l’Atalanta, potrà dire di aver azzeccato scelte e valutazioni, pur con la mentalità della provinciale. In caso contrario, l’invenzione ‘ammirata’ - si fa per dire - al Ferraris si sarà rivelata un completo fallimento.

Mi fa persino tenerezza il tentativo di alcuni di giustificare alcune scelte come se fossero decisioni logiche e consequenziali. Ad esempio, prendiamo l’impiego di La Gumina dal primo minuto. Tralasciamo tutte le sperticate lodi lette in questi giorni sulla completezza della rosa e la profondità della panchina, avrei qualcosa da dire. Ma poniamo pure sia così. Il povero Nino, nel pre-match, era già diventato capro espiatorio e catalizzatore del nervosismo dei tifosi blucerchiati. Manco fosse colpa sua. La punta si è data da fare, ha corso per gran parte della gara. A vuoto, purtroppo, e senza tenere un pallone. Poi sento parlare di ‘pressing alto’, questa locuzione è tutta da ridere. Se non altro si è impegnato, vero, limitatamente però alle sue potenzialità, ormai piuttosto evidenti, di attaccante da medio-alta Serie B, con tutto il rispetto per il ragazzo. Però dovete spiegarmi con quale spirito può affrontare una partita un giocatore reduce da tre mancate convocazioni, precedute da quattro panchine senza nemmeno entrare in campo e da 60 secondi contro l’Inter. Mi sfugge l’obiettivo della sua gestione da parte di Ranieri. A cosa punta il mister? Cosa rappresenta il suo impiego dopo due mesi da quasi fuori rosa? Senso logico in questa scelta non ne vedo, anzi, se devo dire la verità, mi pare piuttosto un tentativo di ‘sorprendere’, quasi una gara di celodurismo, una voglia di dire al pubblico ‘Sono l’allenatore, me ne frego delle critiche, vedo cose invisibili a voi comuni mortali’. Il turn over si può fare, va benissimo, ma in altri termini. L'altra possibilità è quella di un messaggio diretto alla squadra. Oltretutto alcune frasi nel post partita mi sono sembrate una chiara frustata. "Chi non è con me, lo metto fuori" è un concetto pesante, andrebbe approfondito. Mi dispiace ma non riuscirete a convincermi, per dirne una, che Keita a 26 anni, dopo aver iniziato la sua stagione di fatto a gennaio, non avrebbe potuto reggere un’ora di gioco e poi farsi trovare pimpante e vivace al derby, magari preparando una staffetta con Quagliarella per l’ultima mezz’ora di gioco. E questo è solo uno dei possibili esempi.

Glissiamo pure sulla confusione derivante dai continui cambi di modulo, di formazione e di interpreti, incapaci di dare una fisionomia alla squadra. Il peggior errore Ranieri a mio modo di vedere ieri lo ha commesso nel secondo tempo. Cambiare la difesa nella fase di maggior pressione dell’Atalanta, passando da quattro uomini a tre, mi è sembrato un suicidio. La squadra era in evidente confusione, e allo stadio si percepiva in maniera nitida. Ho sentito distintamente Ferrari urlare un paio di volte ‘a tre, giochiamo a tre’ ai compagni di reparto, spaesati e intenti a rinculare, proprio un minuto prima del gol del raddoppio. Rete che, guarda caso, è arrivata da un cross a cambiare lato e da un inserimento di Gosens alle spalle dell’esterno. Candreva ha commesso un errore da dilettante, superficiale e irritante, ma il movimento dell’esterno nerazzurro sarebbe stato quasi certamente seguito da un terzino nella linea a quattro.

A proposito di Candreva e di Ranieri. Le responsabilità del mister in una partita stranissima e inconcepibile a livello logico sono evidenti, ma gli errori vanno attribuiti anche a chi scende in campo, dall’inizio o in corso d'opera. I subentrati sembravano perfino scocciati dall’essere chiamati in causa, tanto da riuscire quasi nell’ardua impresa di giustificare le incomprensibili scelte iniziali. L’Atalanta, non la più brillante della stagione, reduce da 90 minuti estenuanti in inferiorità numerica con il Real Madrid, ha concluso la gara avventandosi su ogni seconda palla, vincendo ogni singolo contrasto e giustificando appieno la vittoria. La realtà, come al solito, sta nei numeri: 20 tiri per gli ospiti, 8 per i padroni di casa, di cui 3 in porta, a fronte degli 8 tentativi nello specchio di Muriel e compagni. Sportiello parate 2, Audero parate 6, di cui almeno un paio splendide e determinanti per limitare il passivo. Il resto sono chiacchiere,scuse e giustificazioni. Tutte cose mai piaciute.
Ultima riflessione, poi mi fermo. Se l’ingresso dei giocatori sulla carta migliori peggiora la prestazione, ritengo si tratti di un segnale non proprio confortante. Chiariamo un punto: nessuno pretendeva il risultato con l'Atalanta, non siamo così borghesi, ma neppure l' autoflagellazione o il dolore autoinflitto sonon un granché. Per oggi basta così, perché sono convinto che Ranieri stesso abbia ben presente la delicatezza del prossimo impegno. Presentare questa Samp a tre giorni dalla stracittadina, lo ripeto, può avere senso soltanto riscattando gli ultimi tremendi derby regalati dalla squadra del mister del Testaccio ai ‘cugini’. Vincerlo, a questo punto, non è un’opzione, bensì un obbligo. Ranieri ha puntato tutto sul rosso, 'rien ne va plus', la pallina gira. Speriamo abbia ragione e, soprattutto, fortuna. Tanta.

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