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Un punto che vale tanto oro quanto pesa. Quando, nel primo tempo, l'arbitro ha sventolato in faccia a Ranocchia il cartellino rosso (questa volta no, non ci sono errori) un brivido freddo ha percorso la schiena di tutti i tifosi della Sampdoria. Una sconfitta, oggi, poteva risultare pesantissima. E invece i blucerchiati tornano da Reggio Emilia con un punto che potrà rivelarsi fondamentale, in chiusura di campionato. Merito, finalmente, di una squadra quadrata e compatta. Una compagine senza fronzoli, tutta sostanza, capace di stringere i denti, di chiudersi in difesa e di soffrire.

La prima Samp di Montella, bella e sudamericana eppure inconcludente, sembra lontana un'eternità. Onore al tecnico blucerchiato, che ha dimostrato di essere allenatore intelligente e capace di plasmarsi a seconda delle necessità. La Samp non ricerca più solo il gioco, ma anche il risultato, e questa è la principale fonte di ottimismo per le prossime partite di campionato.

E poi c'è San Viviano. Ci si può dimenticare di un portiere del genere, in ottica Europeo? L'infortunio di Perin crea più di qualche dubbio, ma già prima del problema fisico patito dal rossoblù sarebbe stato doveroso accorgersi di un estremo difensore che sta vivendo il momento migliore della sua carriera. In piena maturità, in piena fiducia, nell'ambiente perfetto per lui, Viviano merita l'azzurro senza 'se' e senza 'ma'. Da tempo la Samp non trovava un guardiano così affidabile per la sua porta. Non è stata solo la prestazione - sontuosa - con il Sassuolo a renderlo evidente, ma una stagione intera giocata sempre ben al di sopra della sufficienza. Viviano deve essere il vero simbolo della Samp del futuro, la prima radice su cui costruire la squadra blucerchiata del domani. Augurandosi che le sirene di mercato restino ben lontane dal numero uno, pardon, due, toscano. Anche perchè sostituirlo, attualmente, è impensabile. E una buona squadra non può prescindere da un portiere sicuro dei suoi mezzi. Vi ricordate il 2010? La Samp non riscattò quello Storari che faceva la differenza su ogni campo. Il sostituto fu Curci, con tutto il rispetto, neppure paragonabile all'ex bianconero.

Davanti a Viviano, va segnalata la crescita di Diakité. Arrivato in sordina, il difensore ex Frosinone ha sofferto solo con il Milan, neppure troppo, se andiamo a vedere lo score rossonero. Il centrale francese è stato una piacevole sorpresa di questo mercato di gennaio, per certi versi la sua rinascita potrebbe ricordare quella di Okaka, arrivato in inverno tra mille perplessità e diventato insostituibile per la Samp targata Mihajlovic. Sperando che l'epilogo sia diverso.

Paradossalmente, a mancare nella partita con il Sassuolo è stato il reparto che più di ogni altro catalizza l'attenzione e risveglia sogni e speranze. Parliamo ovviamente della trequarti, dove Soriano e Correa hanno fallito un'altra occasione per mettersi in mostra. RS21, ormai, è soltanto lontano parente del giocatore di inizio stagione. Sembra giocare con il freno a mano tirato, ma onestamente non credo che si tratti di una reazione alle voci di mercato. Altrimenti come si spiegherebbe lo strepitoso girone d'andata, dopo essere stato ad un passo, anzi, ad un minuto dal Napoli soltanto pochi giorni prima? Un calciatore è un professionista, e pensa prima di tutto alla sua carriera. Come è giusto che sia. Lo stesso capiterà a Soriano: credere che non dia tutto per 'preservarsi' in ottica di un futuro nerazzurro - o solo azzurro, o rossonero, o blucerchiato, le vie del calciomercato sono infinite - è pura follia.

Lasciando perdere i discorsi 'sentimentali, di attaccamento alla maglia, di affetto, c'è una semplice considerazione da tenere a mente: giocare bene vuol dire più soldi, più possibilità di scelta, più forza contrattuale. Certo è che da un capitano ci si aspetta ben di più. Così come è lecito attendersi di più anche da Joaquin Correa. Il numero 10 argentino vuole Rio: con prestazioni come quella di Reggio Emilia, di sicuro non può sperare di guadagnarsi la considerazione del Tata Martino. Starà a loro dimostrare che ci siamo sbagliati. E far ricredere qualcuno anche più in alto di noi. Magari da domenica prossima, ben venga.