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C'è un San Siro che fischia, ma c'è anche un San Siro che applaude. Come è giusto che sia e come si confà ad una platea teatrale, libera di manifestare il proprio apprezzamento o la propria disapprovazione. Nella serata di ieri gli spettatori di Milano hanno potuto ammirare dal vivo due splendidi virgulti spagnoli che faranno parlare di sé per parecchio tempo a venire: Gavi, ovvero Pablo Martín Páez Gavira,​ centrocampista classe 2004 del Barcellona, e Yeremi Pino, ovvero Yéremi Jesús Pino Santos,​ attaccante classe 2002 del Villarreal. Due giovani, di quelli veri, in grado di far innamorare uno stadio.

GAVI DA RECORD, IL PIU' GIOVANE ESORDIENTE DELLA SPAGNA - Chi segue il campionato spagnolo e le coppe europee ha già imparato a conoscerli. Gavi, cresciuto nel settore giovanile del Real Betis, cercato da tutte le big di Spagna, a soli 11 anni passa nella cantera del Barcellona. Dalla Masia alla prima squadra, grazie a Ronald Koeman, il passo è brevissimo: protagonista nella finora sfortunata stagione dei blaugrana, nel match contro l'Italia è diventato il più giovane esordiente nella storia della nazionale spagnola, battendo, coni suoi 17 anni e 62 giorni, il record detenuto da Ángel Zubieta, che durava dal 1936. La risposta sul campo? Prestazione di grande personalità: con il 9 sulle spalle, tanta garra e una capacità di gestione del pallone tipica della scuola catalana. 


PINO COME PEDRI, NEL SOLCO DI ROBBEN -  Le parole di Luis Enrique nei suoi confronti sono significative: "L'ho visto allenarsi soltanto una volta, ma vedendolo giocare nel Barcellona, ho avuto la conferma di quello che pensavo di lui". Morale? Lanciato dal 1' contro gli Azzurri e assoluto protagonista. Senza paura, né da parte sua né da parte del tecnico. Allo stesso modo con Yeremi Pino, che al 48' ha dato il cambio al "Man of the match" Ferran Torres, senza che nessuno se ne accorgesse: dribbling, tecnica e capacità di spaccare in due la partita. A 18 anni già una finale di Europa League e una di Supercoppa europea disputate da titolare, contro Manchester United e Chelsea: nato alle Isole Canarie come Pedri, altro 18enne del Barcellona che abbiamo avuto modo di conoscere all'Europeo e che pare giù un veterano per come gioca, cresciuto nelle giovanili del Las Palmas, ha come idolo Arjen Robben e deve tantissimo a Unai Emery, che ha creduto in lui.
ANSU FATI E IL NUOVO OLIMPO: COME CON XAVI E INIESTA - Ci sarebbe poi da parlare di Ansu Fati, classe 2002, nuovo numero 10 del Barcellona e già presente e futuro della Spagna, al momento infortunato. Insomma, una generazione d'oro che lancerà di nuovo le Furie Rosse nell'Olimpo del calcio mondiale, come avvenuto con Xavi, Iniesta e gli altri. Scoperti, applauditi, in grado di impressionare: i veri giovani sono questi, ma il calcio italiano ancora non lo comprende. 

CHIESA E BARELLA GIOVANI? IL PROBLEMA DELL'ITALIA - Purtroppo il modello calcistico italiano non è minimamente paragonabile a quello spagnolo: in Serie A gli allenatori considerano giovani calciatori come Chiesa e Barella, che hanno 24 anni, mentre i 2004 non si affacciano nemmeno da titolari nelle squadre Primavera. L'unico di quell'età nel nostro massimo campionato è l'argentino Luka Romero della Lazio, ancora fermo a 0 minuti disputati, mentre in Serie B Samuele Vignato del Monza ha già realizzato la sua prima rete. ​In generale però continua a mancare la fiducia verso i giovani: il calcio, mai come questa volta, è lo specchio di un paese che non vuole e non sa andare avanti, in tutti i settori e in tutti i lavori.

@AleDigio89