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Per capire chi è Gio Evan - nome d'arte di Giovanni Evani Giancaspro - basta prendere un mappamondo, chiudere gli occhi e cercare una nazione a caso con il dito. Ecco, lui c'è stato. E sicuramente avrà una storia da raccontare. E' un cantante anticonformista, libero di spirito e con una passione in particolare: "Sono sempre stato un amante del palo-gol" racconta nella nostra intervista. La partecipazione a Sanremo 2021 per lui è come un calcio di rigore: "Mi sento sul dischetto con tutto lo stadio che urla ohohoh". Il finale è già scritto: "Lunga rincorsa partendo dalla difesa e palla all'angolino".

Cantante, scrittore, ma anche tifoso interista.
"E' una fede che nasce promettendo a mio nonno che avrei iniziato a seguire l'Inter. L'ho iniziata a prendere sul serio dopo la sua morte, mi sono 'accollato' questa punizione. Sì, ma dal limite dell'area".

Ultima volta allo stadio?
"Non sono un tipo che ci va spesso. Anzi, quasi mai. Ci sono stato solo due volte in vita mia: la prima in un Perugia-Sampdoria quando in blucerchiato c'era ancora Karembeu, l'altra in un Lazio-Inter 1-1 con Bobo Vieri in nerazzurro".

Da piccolo era appassionato di calcio?
"Ho sempre preferito praticarlo che seguirlo. Ero un trequartista, poi sono diventato un esterno sinistro. Ero forte eh: giocavo col Gubbio e a 13/14 anni dovevo andare al Parma ma i miei genitori non se la sono sentita di mandarmi via di casa. Così sono rimasto con la famiglia e ho preso un'altra strada".

Lo vive come un rimpianto?
"Assolutamente no. Anzi, dico per fortuna che non mi hanno mandato a Parma. La vita che sto facendo ora non la cambierei con nulla al mondo".

Anche perché c'è sempre la Nazionale Cantanti.
"Esatto. E' la prima cosa che ho detto al mio manager: 'Appena facciamo un disco voglio subito entrare in squadra'. Dovevamo allenarci a novembre, poi gli incontri e gli allenamenti sono stati posticipati a causa del Covid".

A Sanremo porta il brano 'Arnica'. Che significato c'è dietro al titolo?
"L'idea è nata da un'incidente in montagna durante un'arrampicata, mi sono messo la crema Arnica e ho iniziato a fare questa canzone. Si riferisce alla crema ma soprattutto alla pianta e a tutto il percorso che c'è dietro: è una pianta molto esile e minuta che cresce a grandi altezze. Fragile ma immortale, mi ci rivedo molto. Anche perché nasce in montagna, e il mio sport preferito è il climbing".

Cosa dirà a Ibra quando lo incrocerà al Festival?
"Di farsi dieci giri della città di Sanremo di corsa, almeno arriverà stanco in campo. Anche se, a dire il vero, ho sempre avuto un grande debole per Zlatan; dai tempi dell'Inter. Anche se ora gioca nel Milan continua a piacermi, non sono quel tipo di tifoso che odia un giocatore solo perché si trasferisce da un'altra parte. Capisco che per loro è un lavoro. Io voglio solo che l'Inter vinca, non mi interessa quello che fanno altre squadre".

Tra il 2007 e il 2015 ha girato il mondo, ci racconta qualcosa dei suoi viaggi?
"Ho visitato tutto il Sudamerica e l'Europa in bici, l'India l'ho fatta in autostop. Lì i bianchi sono chiamati 'money', perché pensano che tutti abbiamo i soldi. A qualcuno potrà sembrare qualcosa di eccezionale quello che ho fatto, ma per me è l'ABC della vita. Tutti i miei amici a 18 anni si sono iscritti all'università, io a 17 sono andato tre mesi in un orfanotrofio in Ecuador e sono rimasto colpito dalle altre culture. Per gli altri era normale studiare tra i banchi, per me è stato normale andare a vivere in India. Il coraggio, invece, ci vuole per restare lì". 

Dov'era nel 2010, anno del Triplete dell'Inter?
"Mi pare proprio in India. Mi dispiace perché ero lontano e non ho festeggiato un'annata che ha fatto la storia. Ma capitemi, in quel momento ero sull'Himalaya e mi interessava poco del calcio. Sarebbe stato bello però scendere di corsa e strillare 'chi ha fatto palo?', alla Fantozzi".

Magari può rifarsi quest'anno con la vittoria dello scudetto.
"Magari... Sarebbe la chiusura di un anno fantastico tra Sanremo, l'idea di un tour che stiamo buttando giù e lo scudetto".

Da dove nasce il suo nome d'arte Gio Evan?
"In Argentina, me l'ha dato uno sciamano".

Ci racconti la storia.
"In India ho trovato un Vangelo del quale mi ero innamorato e portavo sempre con me durante i miei viaggi. Arrivato in Argentina, questo sciamano ci dava lezioni di vita alle quali io rispondevo spesso dicendo 'Ah, come Gesù'; secondo il Vangelo l'evangelista era l'amato di Gesù, così lo sciamano mi battezzò Evan, al quale io ho aggiunto l'abbreviazione del mio nome: Gio".

Con il suo progetto 'Le poesie più piccole del mondo' ha conquistato più di 1 milione di follower tra Facebook e Instagram.
"Non sono un tipo social, non seguo quei meccanismi. Ma sicuramente continuo a fare le mie poesie, anche se per il momento ho lasciato tutto in stand by per concentrarmi solo su Sanremo. Il disco nuovo ce l'avevo già, il libro l'avevo fatto: così da novembre in poi ho pensato solo al Festival. Poi vorrei scrivere uno spettacolo con le mie poesie".

Più spettacoli, meno concerti?
"Preferisco offrire questo genere di eventi ai concerti classici. Penso che la musica si può ascoltare in qualsiasi posto, il live invece deve essere qualcosa di irripetibile: io racconto le mie storie e le mie poesie. Il feedback che mi inorgoglisce di più è quando mi dicono che vengono per sentire la musica e finiscono la serata tra risate e pianti per i miei racconti".

Ce ne racconta uno?
"Un mio amico ha perso un testicolo in India, oggi sembra che parli con l'auto-tune".

Cosa?
"Adesso la storia è divertente perché lui sta bene, ma non è stato un momento semplice. Ero in India, 11 giorni di meditazione in silenzio e digiuno. Faccio amicizia con un ragazzo scambiandoci soltanto lo sguardo. Alla fine del periodo stabilito iniziamo a conoscerci meglio e durante un banchetto giochiamo a frisbee, finché non finisce dall'altra parte della recinsione. Per andarlo a prendere, mentre scavalcava, questo mio amico rimane incastrato con un testicolo. L'ho portato da uno sciamano che per fortuna con polvere d'aglio e olio è riuscito a guarirlo".

Due anni fa ha avuto tutti gli occhi puntati quando Elisa Isoardi ha usato ha citato una sua frase per lasciare l'ex Premier Matteo Salvini.
"Non ho mai avuto la tv e anche il cellulare lo uso poco, per questo non sapevo nemmeno chi fosse la Isoardi. Le persone delle quali so tutto, e penso a Fellini o Dario Fo, sono morte e quindi non possono citarmi qui sulla Terra. A me è cambiato poco sinceramente, la pressione vera l'ha avuta il mio manager, che io sfrutto un po' come il mio tg personale per farmi raccontare le notizie".

@francGuerrieri