Il difensore del Cuneo, Fabiano Santacroce (ex Napoli) si racconta alla Gazzetta dello Sport: "Reja un tecnico che riusciva a trasmettere sempre grande serenità, Hamsik un campione per la serietà e le qualità mentali, Lavezzi un fenomeno e Zalayeta fortissimo, frenato solo dagli infortuni". 

"La convocazione in Nazionale è stata il sogno di ragazzino che diventava realtà e il punto più alto della mia carriera. In quei giorni la Nazionale partecipò inoltre alla serata per Borgonovo, che era stato il mio primo maestro a Como: un’emozione che non potrò dimenticare".
"I problemi fisici, prima di tutto: un brutto infortunio nel 2009, seguito da un altro appena tornato in campo e dalla fretta di recuperare. Ogni volta saltava fuori un ostacolo nuovo. Mio padre lavorava in una libreria, sono cresciuto in mezzo ai libri. Adoro Lo Hobbit di Tolkien, ma mi piace leggere di tutto, dai gialli alla narrativa. Quanto pesano i rimpianti? In realtà non così tanto. So bene che poteva andare diversamente, ma tutto quello che mi è successo è ormai parte di me e forse anche grazie a questo ho ancora una fame incredibile di calcio.". 

"Finalmente posso dire di stare bene e di essere sulla strada giusta. Qui a Cuneo ho trovato un ambiente giusto per ripartire e un ottimo allenatore. Nell’ultimo anno fuori dal campo ho pensato seriamente di smettere. Le mie due figlie mi hanno dato la serenità per non farmi prendere dallo sconforto e alla fine ha vinto la mia grande voglia di rivalsa. Mi sono allenato da solo, ho lavorato con un fisioterapista eccezionale, Antonio Pagni, ora mi rimetto in gioco. Ai giovani consiglio di impegnarsi a fondo. Un tempo si doveva imparare in fretta, oggi è cambiato tutto: a volte si parla più tramite i social che nello spogliatoio, ma l’impegno e il lavoro sono sempre l’unica base di partenza".