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Che poi Max Allegri lo sapeva. Sabato 18 maggio, nella conferenza stampa fiume (a tratti emozionante) di addio alla Juve, infatti, il tecnico degli ultimi cinque scudetti di fila disse: “Ci sarà un motivo se qualcuno vince sempre e altri no. Ora io vi farei un esempio, ma non ve lo faccio altrimenti viene giù tutto”. Risate in sala stampa, il riferimento a Maurizio Sarri nemmeno troppo tra le righe era sembrato evidente a tutti. E più in generale durante le chiacchiere a taccuini chiusi, il tono di Allegri, da sempre amante del sano cazzeggio, si faceva serio e concreto solo in occasione dei complimenti da spendere in favore di Sarri. Allegri lo sapeva.

A CASA SARRI – Non era l'unico, ovviamente. C'è voluto un mese per trasformare la propria decisione in un accordo ufficiale: Sarri sarà l'allenatore della Juve, domenica pomeriggio i comunicati dei due club, con ogni probabilità domani l'arrivo a Torino e a metà settimana la presentazione ufficiale. C'è voluto un mese esatto, dunque. Ma prima della stretta finale, che ha avuto bisogno del doppio blitz a Londra di Fabio Paratici dopo i vani tentativi dell'intermediario Fali Ramadani di liberare gratuitamente Sarri dal Chelsea, c'è stata un'altra stretta ben più vincolante: quella delle mani tra Andrea Agnelli e lo stesso Sarri. Proprio poco dopo il benservito dato ad Allegri (con tanto di monito pubblico da parte del presidente a chi oggi comanda l'area sportiva, vedi Paratici e Pavel Nedved), c'è stato il viaggio di Agnelli e del vicepresidente a casa Sarri in quel di Londra: unione di intenti trovata, parola data, poi tempo al tempo per i famosi dettagli e l'accordo col Chelsea. Un mese, un tempo eccessivo solo per tifosi e addetti ai lavori. Le idee erano chiare, Allegri aveva capito tutto.