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Un misterioso paradosso trasforma l’Inter nella più fedele alleata della Juve (se batte il Palermo avrà lo scudetto virtualmente in tasca), innalza Roberto Mancini (che io da anni reputo un allenatore inspiegabilmente sopravvalutato) a netto vincitore del duello con Sarri, stabilisce in maniera definitiva che si può giocare un buon calcio anche esprimendosi di ripartenza. 

Prima di vincerla e poi quasi di dominarla in forza del doppio vantaggio, l’Inter ha lasciato fare la partita al Napoli. Non so se sia stata esattamente una scelta, ma ha dato frutti immediati.

Il crinale sottile che divide il fare dal vincere questa volta è stato determinato dal gol di Icardi, proprio in apertura, e  poi da Brozovic, ad un soffio dall’intervallo. Il primo, in verità, tecnicamente nato da un lancio di Medel e legittimato dall’assistente Padovan che non ha colto un piede dell’attaccante argentino al di là della linea del fuorigico. Il secondo generato da un contropiede fulminante con Icardi ancora una volta protagonista nello smistare palla in acrobazia a Brozovic. Il guardalinee ha sbagliato una volta, ma la difesa del Napoli ben due e sempre allo stesso modo. Quando infatti Medel ha azionato Icardi la palla era scoperta, ovvero non c’era  interdizione o schermo da parte dei centrocampisti azzurri. Su un caso del genere, si scappa all’indietro almeno con i due centrali. Invece la linea è rimasta ferma e Icardi che, ripeto, era con un piede in fuorigioco, ha insaccato dopo una bellissimo aggancio aereo. Nel secondo caso a sbagliare è stato Koulibaly che ha perso la marcatura di Icardi lasciandogli campo libero per la giocata a beneficio di Brozovic.

Tatticamente è stata una partita che l’Inter ha vinto quando era in fase di non possesso. Nello specifico per come ha saputo trasformare il 4-2-3-1 in 4-4-2 creando due linee molto ravvicinate di difesa e centrocampo. Questo argine, ben lungi dall’essere una trincea, ha impedito al Napoli di giocare. Sono mancati soprattutto l’ampiezza degli attacchi e gli inserimenti dei centrocampisti. La squadra è stata lunga, troppi i passaggi per guadagnare spazio, prevedibili i movimenti. I meriti dell’Inter si sono specchiati nelle colpe del Napoli: gli esterni bassi (D’Ambrosio e Nagatomo ad un certo punto invertiti da Mancini) non hanno lasciato un confronto agli avversari diretti. Malissimo Insigne (sostituito e arrabbiato), male Callejon, malino Gabbiadini, troppo solo ma anche poco cercato. Certo lui non è Higuain, ma Miranda e Murillo hanno lavorato di marcatura e copertura reciproca. Sarebbe stata dura anche per l’irascibile argentino.

Sarri mi ha deluso perché non ha saputo cambiare spartito (un 4-3-3 senza aggressione e velocità)  e perché quando ha avvicendato gli interpreti l’esito non è cambiato per nulla. L’impressione è che il Napoli sia in una fase involutiva, che non abbia avuto la capacità di sopportare pressioni e avversità degli ultimi tempi, che il suo gioco, fino a ieri vicino ad un calcio totale, dipenda in fase conclusiva da un solo finalizzatore. Forse è presto per trarre conclusioni defintive (c’è ancora un secondo posto da conquistare), ma il possesso palla è stato davvero sterile.

L’Inter è squadra di qualità non certo inferiore al Napoli. Resta da capire, sempre che sia spiegabile, cosa sia accaduto nella parte centrale del campionato e come alcuni rapporti interni si siano deteriorati. Icardi (un gol e un assist) certamente il migliore. Molto bene Medel e Kondogbia, Brozovic e Perisic, mentre Jovetic, riesumato dalla trasferta di Frosinone, ha inciso nulla. Mancini meglio di Sarri. L’ho detto. Ma visto che lo faccio poche volte, meglio ripeterlo.