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Maurizio Sarri voleva cambiare la Juve. Invece la Juve ha cambiato lui. Come ha cambiato i tifosi bianconeri che l’avevano accolto da cultore della vittoria attraverso il gioco e ora scoprono che non è molto differente da Allegri se non per un aspetto: Sarri stenta anche in un campionato che sarebbe dovuto essere chiuso dall’inizio.

In attesa, questa sera, del Sassuolo che per difficoltà vale una piccola Atalanta, Sarri non si vergogna di accettare tutto pur di vincere: dai rigori salvarisultato (legittimi, ma casuali) all’atteggiamento speculativo della sua squadra; dal dominio dell’avversario (sabato l’Atalanta è stata superiore in tutto) alla necessità di aggrapparsi ai grandi campioni che la Juve ha e gli avversari no.

Tranne che per qualche partita in Champions League e un paio in campionato, il sarrismo è stato disperso tra velleitarismo e incompatibilità. Tecnico il primo. Ambientale la seconda.

Il velleitarismo risiede sul presupposto che la Juve non ha calciatori adatti al gioco di Sarri e quindi il tentativo di trapiantarlo non solo è fallito, ma ha provocato addirittura alcune crisi di rigetto, come quella di Pjanic. L’incompatibilità è reperibile nella storia della società che non ha mai cercato il gioco, ma solo il realismo del risultato, il fine e mai i mezzi, a meno che non fossero tutti quelli disponibili delle facoltà umane. Ma il bello non è mai interessato alla Juve e Sarri, pur alla fine di un lungo percorso, sembra averlo capito a tal punto da essersi arreso. Neppure a lui, adesso e in questa società, interessa come vincere, ma riuscirci e basta.
Alla Juve hanno vinto Trapattoni e Lippi, Conte e Buffon. Sarri vuole iscriversi a questa lista, guadagnarsi (forse) un’altra stagione e, se Agnelli, Nedved e Paratici lo accontenteranno, provare a stupire fra un anno, magari vincendo la tanta agognata Champions League che anche quest’anno sembra andata.

Il nodo, perciò, è il seguente: che interesse aveva la Juve a prendere Sarri se non riesce a giocare come faceva a Napoli? Non sarebbe stato più utile, anche economicamente, tenere Allegri e provare a strappare il sì a Guardiola fra un paio di stagioni? E’ chiaro che, dopo tutto quello che ho scritto e detto, sul gioco di Allegri non sarò io a rimpiangerlo. Tuttavia è chiaro che se Sarri vincerà la scudetto (ma non ne sono ancora sicuro perchè questa sera potrebbe perdere come avrebbe meritato con l’Atalanta), il suo titolo non sarà celebrato come una vittoria spartiacque. Sarà uno scudetto come tanti, magari meritato per la continuità di risultati, ma non impreziosito dal marchio del gioco.

Questo significa che Sarri non è adatto ad una grande squadra?Sostenerlo sarebbe sbagliato visto che, un anno fa, ha conquistato l’Europa League con il Chelsea. Però dire che la Juve non è il club adatto per uno come lui non significa mancargli di rispetto. Sarri è l’uomo che, in tuta, si smazza nel suo laboratorio, ha qualche difficoltà a gestire i grandi giocatori (ricordate Hazard a Londra), ha bisogno di interpreti funzionali ad un progetto preciso. In questa Juve, invece, tutti portano la palla, tutti la vogliono sui piedi, pochi fanno pressing, nessuno si muove megli spazi.

Sarri dovrebbe riconoscere che senza scudetto (e senza coppe) il suo sarebbe un fallimento totale. Ma anche con la vittoria in campionato non potrebbe essere contento. Invece di una cosa sono certo: se non lo caccia la Juve, lui - comunque vada - non ha nessuna intenzione di lasciare.