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Se la classifica generale dipendesse solo dai gol segnati (e non dai risultati), il Sassuolo avrebbe da risolvere soltanto un problemino per gareggiare con squadroni come Juve e Inter: le palle inattive. Di fatto, tra i bianconeri e i neroverdi, tra la capolista della Serie A e l’undicesima, la differenza alla voce ‘gol fatti’ è molto meno appariscente di quanto appaia a prima vista. La formazione di Sarri ha segnato 50 reti, quella di De Zerbi 41. Ma aggiungendo un filtro interpretativo a questa lettura, notiamo che mentre il Sassuolo ne ha fatti soltanto 2 su palla inattiva, la Juve ne ha fatti ben 10. E si escludono i rigori in questi conteggi. L’Inter, per dirne un’altra, togliendo i calci da fermo (e sviluppi) da 49 gol scenderebbe a 41. Il Sassuolo dunque da 41 a 39, e starebbe lì con loro, dietro alle irraggiungibili Atalanta e Lazio (che mantengono il primo e il secondo posto anche senza palle inattive, rispettivamente 58 gol per la Dea e 51 per la squadra di Inzaghi, sui totali 70 e 60). A questi conti, ripeto, dovremmo togliere anche i rigori. Quelli di Immobile, Lautaro e CR7 li lascio contare a voi... vi basti sapere che il Sassuolo ne ha trasformato solo uno. 
 
Ecco le conclusioni a cui si arriva a partire da un limite, un punto debole dei neroverdi. Bastava rovesciare la classifica delle palle inattive della Serie A fornita da Opta, la quale vede il Sassuolo ‘tristemente’ ultimo (Atalanta regina con 12 marcature).
 
Soltanto 2 gol, dicevamo, dei 41 messi a segno. Li ricordiamo: quello di Caputo contro la Lazio (sviluppi di un corner, spizzata-assist di Peluso) e la punizione di Berardi (splendida) contro la Roma all’Olimpico. Prima e dopo il buio. Nessun gol di testa proveniente da una palla ferma.
 
Ci si può chiedere allora dove sarebbe il Sassuolo se migliorasse questo dato penalizzante. E ci si può chiedere anche il perché di tutto ciò, che è forse la cosa più interessante.
 
Le ragioni sono tendenzialmente quattro e si intrecciano tra loro. Di grandi saltatori il Sassuolo non ne ha, specialmente in attacco e a centrocampo. A ciò si aggiunga la natura del tecnico: De Zerbi non è D’Aversa, probabilmente non spende troppo tempo in settimana su questi fondamentali. Privilegia altro. Ed è proprio per quell’altro che è stato chiamato di recente a tenere una lezione on line allo staff delle giovanili del Barcellona. Inoltre per buona parte della stagione il Sassuolo ha dovuto far senza alcuni centrali difensivi come Marlon e soprattutto Chiriches, che se non sono saltatori specialisti, per lo meno possono impensierire gli avversari più di un Traorè. Il quarto motivo è una differenza con l’anno scorso: partito Demiral, che quando saliva a saltare era fenomenale, al Sassuolo sono rimasti Ferrari, Romagna e Peluso. Quest’ultimo (esperto e portato) gioca (e giocherà) sempre meno, mentre l’ex Cagliari non ha ancora segnato in Serie A (diciamo che non è il suo punto forte, salvo smentite). Dunque i fari accesi sono su Ferrari, l’ultimo Jedi. Ma Ferrari, che l’anno scorso aveva fatto ben 4 gol, in questa stagione è ancora a secco chissà perché. Manca il suo apporto, è un fatto. E Ferrari negli ultimi quattro anni (dal 2015 al 2019) ha segnato sempre, per un totale di 10 reti. Detto ciò, a gennaio è rientrato pure Magnani, uno che in area potrebbe imparare a farsi valere anche in Serie A, vista la stazza. E poi c’è Obiang. Ma cavolo, Obiang, i mezzi ce li avresti pure tu!