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Ieri il Sassuolo ha augurato buona Pasqua a tutti col 65% di possesso sulla Roma, senza poter contare sui suoi giocatori più rappresentativi: Berardi, Locatelli, Caputo, Defrel, Ferrari. Il dato in sé, molti lo ripetono provando una beffarda e talvolta stoltissima sensazione di piacere, non dovrebbe dirci nulla. Invece non è così, ci sono delle volte che il possesso parla, anzi, tiene proprio un bel discorsetto. 

È vero, anche la Roma aveva le sue assenze. Ma nel secondo tempo ho visto entrare Dzeko e Veretout, per esempio. Nel senso che li ho visti solo entrare. Negli ultimi 19 minuti infatti il francese a centrocampo ha giocato solamente dieci palloni. Normale non accorgersene se dall’altra parte Maxime Lopez sta finendo una partita da 130 palloni giocati col 97% di passaggi riusciti. 

Comincio dal francesino e non da Raspadori perché in un certo senso glielo devo. Qualche tempo fa avevo segnalato un limite di questo giocatore, un’ involuzione quasi impercettibile: sembrava rifugiarsi sempre nella giocata più sicura. Ieri ho rivisto un talento più completo, un centrocampista che si è preso più di un rischio. Responsabilizzato forse dall’assenza di Locatelli, Lopez ha giocato probabilmente la sua miglior partita da quando è neroverde. Ha colpito pure un palo, nello splendido inizio gara del Sassuolo. Assieme a Obiang, ha formato una coppia di centrocampo di altissimo livello, mentre stavamo ancora tutti a piangere la momentanea perdita di Manuel. Dunque? Siamo già pronti a fare senza? Dobbiamo, anzi è benefico immaginarsi un Sassuolo senza di lui. 

Così guardavo Sassuolo-Roma e da un parte vedevo il futuro, un progetto, una rosa intera che lavora all’unisono. Vedevo un sogno. Dall’altra parte invece vedevo un dover essere, un tenersi su a fatica in un momento di difficoltà. Ci ha detto questo il 65% di possesso di ieri. 

Anche Fonseca ha sottolineato la bellezza dell’azione che ha portato al pareggio finale il Sassuolo. I meriti vanno ad Haraslin, a Oddei, che per la seconda volta entra e fa un assist importante, e naturalmente a Raspadori, che al termine di una grande prestazione è riuscito a premiarsi con un gol. Ma non dobbiamo dimenticare  nemmeno il cambio di assetto, l’impianto di gioco modificato dal mister nel finale per permettere ai ragazzi tutto questo. Il Sassuolo ha finito la partita con Haraslin (un esterno alto) entrato al posto di un terzino (Toljan). E quello era il lato di Spinazzola per intenderci. De Zerbi ha inserito Peluso per Chiriches, riportando Marlon sul centrodestra della difesa. Poi ha abbassato Obiang tra i due centrali, sia per costruire diversamente che per proteggere la difesa da Dzeko. Accanto a Lopez scendeva Traorè, e se da una parte si alzava in fascia Rogerio, dall’altra spingeva Haraslin, ancora più offensivo. Tolto Djuricic, nei mezzi spazi sotto la punta (Raspadori) agivano Boga e Oddei. Ed è stata proprio questa posizione di Oddei a mettere in difficoltà la Roma nell’azione del gol del 2-2. 
Insomma, nella partita di ieri possiamo trovare davvero tanti significati, ma anche nuove speranze. Dal potere dei simboli (quella fascia da capitano al braccio di Raspadori) che è manifestazione puntuale di un senso di appartenenza collettivo autentico e sorprendente (Magnanelli e Consigli che appoggiano la proposta del mister...), alla forza crescente di una rosa che va capita, aspettata, e lasciata sbocciare. Forse mi sbaglierò, ma nella partita di ieri ho visto il progetto che avanza, De Zerbi che resta, e il Sassuolo che diventa ancora più forte l’anno prossimo. Un modello vero. Un mondo diverso che cresce nel cuore della Serie A.