Stavolta ha ragione Pallotta. Il mondo di corruzione che è emerso dietro allo stadio della Roma e che ha portato all'arresto di nove persone, non è solo uno schifo e uno scempio, ma è anche l'ennesima dimostrazione che in questo Paese non è possibile realizzare una grande opera senza le tristissime bustarelle. Una vergogna nazionale, che trasmette un'immagine devastante di Roma e dell'Italia in giro per il mondo. Dopo avere dovuto affrontare un iter lunghissimo e pieno di ostacoli, quando tutto sembrava finalmente definito, il sogno è svanito forse in modo definitivo all'alba di un mercoledì, quando sono scattate le manette.

 

E poi ci chiediamo come mai i grandi investitori stranieri vanno in Inghilterra e perché gli sceicchi e Abramovich hanno comprato il Psg, il City e il Chelsea prima dell'Inter, del Milan o del Napoli, lasciando la stessa Roma proprio a Pallotta, uno che dal calcio vuole solo guadagnare. Uno dei motivi, forse il principale, è proprio questo: non viviamo in un Paese affidabile, che dà garanzie a chi mette i soldi (tanto meno a chi non li mette), che ha una classe politica pulita.

In questa sporca vicenda ci sono dentro un po' tutti i partiti, una contaminazione globale. Nel rispetto della presunzione di innocenza, le intercettazioni che abbiamo letto lasciano senza parole.

 

In questa vicenda, possiamo imputare a Pallotta solo di essere stato incauto scegliendo Parnasi come partner. I dubbi che sono stati sollevati più volte sulla costruzione dello stadio in quell’area geografica sono stati considerati dai dirigenti della Roma provocatori, assurdi, inaccettabili: si sbagliavano. Detto questo, lo sfogo di Pallotta, quel clamoroso “verrete a trovarmi a Boston”, è assolutamente comprensibile. E lo diciamo noi che lo abbiamo spesso criticato, anche in modo duro.

 

Ha ragione lui, sì, stavolta. Venda la Roma, dunque, Pallotta. Ma chi la compra?



@steagresti