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Chi dirige il mercato della Roma? Non occorre essere esperti del settore per capire che non è certo Ramon Rodriguez Verdejo detto Monchi. Lo spagnolo fa le operazioni, ma chi le decide, soprattutto i grandi colpi, è Franco Baldini, ex diesse dei giallorossi, ora consulente personale di James Pallotta, presidente e proprietario del club. Monchi, al pari di Gandini, che si occupa della parte amministrativa, è stato scelto proprio da Baldini, al quale deve rispetto e ascolto. Non voglio dire che Monchi ne sia succube, ma mentre alcune operazioni hanno il suo marchio, altre invece proprio no. Per non dire che sembrano realizzate da una persona dalle visioni opposte.

L’attuale diesse giallorosso è diventato famoso ed è stimato in tutta Europa per la sua capacità di reperire sul mercato interno ed estero calciatori poco costosi, ma di grandi capacità, per valorizzarli e poi rivenderli a prezzi cinque o dieci volte superiori. Oltre che un grande esperto di calcio è un mago delle plusvalenze come sanno tutti quelli che lo hanno visto all’opera al Siviglia. Infatti, fino all’arrivo di Schick, la Roma aveva acquistato bene spendendo poco: il difensore Moreno dal Psv Eindhoven, Karsdorp dal Feyenoord, Gonalons, centrocampista, dal Lione, il promettentissimo Under dalla Turchia, Kolarov dal Manchester City, Pellegrini e Defrel dal Sassuolo. Tutte operazioni intelligenti. O per l’usato sicuro (Gonalons e Kolarov) o per la propsettiva di crescita tecnica (le altre). Ma il denominatore comune era il costo contenuto, secondo lo stile-Monchi. A fronte di queste entrate sono usciti calciatori che avevano rimpinguato le casse romaniste: da Salah a Paredes, da Rudiger a Mario Rui, tanto per citare i maggiori, una serie di cessioni che avevano, in parte, anche l’obiettivo di finanziare il resto del mercato romanista.

Emblematico, per capire il sistema-Monchi, il caso di Mahrez del Leicester, lungamente concupito dalla Roma e dal suo direttore per sostituire Salah. Monchi aveva inizialmente offerto una cifra vicina ai trenta milioni per arrivare poi a toccare i trentacinque. Il club inglese, però, ne voleva almeno quaranta e Monchi, pur non mollando l’obiettivo, ha più volte fatto capire che il gioco non sarebbe valso la candela. Che senso avrebbe avuto spendere la stessa cifra incassata per Salah? Quale sarebbe stato il vantaggio economico per la Roma? Così, a suon di ultimatum, il colpo Mahrez è stato abbandonato per una questione di logica e di coerenza. L’acquisto di Schick ha scardinato ogni parametro e fatto capire che dietro al mercato dei giallorossi c’è una regia semi-occulta che forza le situazioni. La Roma ha pagato il ceco quaranta milioni (cioé quanto Monchi non avrebbe voluto spendere per Mahrez) e per di più ha preso un attaccante e non un esterno, come invece le serviva.

Cosa può essere successo? Nulla che non sia molto prevedibile. Conoscendo la piazza di Roma meglio di Monchi e sapendo che il mancato arrivo di Mahrez avrebbe potuto designare un connotato negativo al mercato, Baldini ha chiamato Pallotta e gli ha suggerito l’acquisto di Schick che - come accaduto - avrebbe scaldato il cuore dei tifosi. Ma così facendo si è andati contro la strategia di Monchi e, forse, contro l’interesse primario dell’allenatore Di Francesco, altro elemento scelto da Baldini ad inizio estate. Parlando di Schick, del suo valore e della sua utilità, è fondamentale essere chiari: il calciatore probabilmente diventerà un campione e, quindi, in assoluto la scelta è giusta. Tuttavia non è un esterno di centrocampo, né credo possa diventarlo. Delle due l’una: o Di Francesco proverà a cambiargli ruolo o sarà lui a  dover cambiare le linee del reparto offensivo. Ma il tifoso è contento e Baldini, nella calma austera della sua magione londinese, ha buone ragioni per pensare di avere operato bene. Senza che domani - nel caso qualcosa non dovesse funzionare - lo stress da prima linea, sempre in agguato, possa colpirlo. Un capolavoro. Il cardinal Mazzarino non avrebbe saputo fare meglio.

@gia_pad