Certe inchieste non finiscono mai. Lo sta scoprendo suo malgrado Antonio Conte, che proprio nei giorni in cui si apre a Cremona l’iter processuale sull’ennesimo calcioscommesse italiano si ritrova a fare i conti con un passato che non passa. Il CT azzurro chiede ai giudici di fare presto, e per questo motivo sarebbe propenso a chiedere il rito abbreviato per non dover fare i conti con incombenze giudiziarie nel bel mezzo degli Europei. Ma intanto su di lui arrivano nuovi dettagli imbarazzanti dall’e-book  “Ingiustizia sportiva. Lo strano caso del Dott. Palazzi e Mr. Conte”, edito da Informant (LEGGI QUI). Autore del libro è Dario Nicolini, giornalista di Sky che ha seguito con costanza l’inchiesta di Cremona condotta dal pm Roberto Di Martino. Nicolini è un giornalista serio e privo di fronzoli. Ciò che magari a Sky lo costringe in seconda fila. Senza che però ciò gli impedisca di fare quello che un vero giornalista deve: non darsi del tu coi calciatori e gli allenatori, ma approfondire i fatti, seguire tracce sottovalutate, porsi interrogativi e provare a dare risposte. E l’inchiesta di Cremona, soprattutto guardando al modo in cui è stata trattata dalla giustizia sportiva, continua a alimentare parecchi dubbi. Davvero è stato detto e perseguito tutto? E la Procura Federale ha fatto per intero il suo dovere?

Si tratta di interrogativi che da “Ingiustizia sportiva” vengono rafforzati. Con riferimento particolare a un episodio che coinvolge Antonio Conte, all’epoca dei fatti allenatore del Bari. Salta fuori una storiella grottesca su Chievo-Bari, ultima del campionato di Serie B 2007-08, conclusa con un 2-2 (GUARDA IN FONDO ALLA NOTIZIA IL VIDEO YOU TUBE RELATIVO A QUEL MATCH) che in quel momento era parso un risultato in linea con lo spirito di una gara di fine stagione. Invece Nicolini svela un retroscena, e lo fa grazie alle rivelazioni di due calciatori allora in forza al Bari: Massimo Ganci e Vincenzo Santoruvo. Stando alle rivelazioni dei due, la partita sarebbe stata manipolata: il Chievo non doveva perderla. E ancor più grottesco è il motivo per il quale sarebbe stata messa in piedi la combine. Non per ragioni di calcioscommese (almeno a loro conoscenza), né di strette esigenze di classifica dato che il Chievo era già matematicamente in A. Sarebbero invece state le necessità del presidente di Lega, Antonio Matarrese, a spingere verso quel risultato. Il Chievo aveva bisogno di conquistare almeno un punto per mettere al sicuro il primo posto finale, tallonato com’era da Bologna e Lecce che conclusero infatti a uno e due punti di distacco dai veronesi. E poiché, stando alle rivelazioni, Antonio Matarrese doveva essere a Verona nella domenica conclusiva del campionato, voleva avere la certezza di stare lì dove c’era da premiare la squadra vincitrice del campionato. Da qui l’ordine fatto passare ai giocatori del Bari attraverso il fratello Vincenzo, allora presidente del club: niente scherzi, c’è da premiare il Chievo.

Un episodio grottesco, che se fosse immaginato dentro un’opera di finzione verrebbe bollato come inverosimile. E invece sarebbe accaduto nella realtà. Soprattutto, ne sarebbe stato ben consapevole Antonio Conte, che non solo avrebbe accettato l’indicazione proveniente dalla famiglia Matarrese, ma avrebbe addirittura ironizzato sui suoi giocatori “incapaci di segnare pure in una partita combinata”. Questo è quanto emerge dal libro di Nicolini. E come è ovvio, tutto quanto andrà verificato e suffragato nei fori competenti. Da qui in poi si aprirà certamente un nuovo capitolo per la giustizia sportiva. Con un paio di interrogativi a fare da sfondo: perché il procuratore federale non è arrivato là dove è arrivato un giornalista? Era così difficile fare certe domande? Quanto a Antonio Conte, forse è il caso che faccia qualche serena considerazione in più sulle ragioni di opportunità. Ché qui di agghiacciante c’è soltanto il moltiplicarsi di rivelazioni poco edificanti.

@pippoevai