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Lo scambio Pjanic-Arthur, Tonali rinforzo per l'Inter, il passo falso della Roma, il Milan di Pioli e Rebic. Di questo e di altro abbiamo discusso con Mario Sconcerti.

Sconcerti, ti piace Arthur? Che giocatore è?
«L’ho visto poco, mi dicono tutti che sia un giocatore importante. Non un regista classico, non so, credo che potrebbe fare anche la mezzala con Bentancur regista. Non è più un ragazzo, ha 24 anni, Scolari ne parla benissimo: mi fido. Certo, di Pjanic si sa quello che dava, di Arthur ancora no. Noto comunque che le grandi stanno cercando rinforzi a centrocampo».

Vero, anche l’Inter con Tonali.
«Se arriva davvero sono curioso di vedere come Conte imposterà il centrocampo. Credo che Tonali andrà a togliere spazio a Brozovic».

Intanto la Juventus comanda tutti dall’alto.
«Contro il Lecce ho visto una Juve meno confusa rispetto al solito. Sarri non ha mai trovato veramente la squadra quest’anno, eppure è lì davanti a tutti e gliene va dato atto. La squadra è molto dipendente da Ronaldo,  pure da quello che non fa, anche se col Lecce va detto che ha giocato bene. In questo momento la Juventus ha confermato riessere la più forte. Alla ripresa del campionato ha preso punti alla Lazio e all’Inter. Insomma, si può discutere di tutto, ma nel complesso e nonostante qualche limite, è la squadra più competitiva».

Sei d'accordo che se il campionato durasse altre 5-6 partite rispetto alle 10 che mancano, allora anche l'Atalanta sarebbe in corsa per lo scudetto?
«Sì, lo credo anch’io. Sono d'accordo sulla potenza da fuoco dell’Atalanta, ma dico che ora ha il dovere di sfruttare di più il suo momento. Non è che tutte le volte a Cenerentola la scarpetta gliela trova il Principe. Abbiamo capito che questa può essere la dimensione dell’Atalanta, ma ora deve vincere qualcosa. Io confido molto nella Champions».

Zitto zitto il Milan è in zona Europa. E a trascinarlo è un giocatore che pareva un equivoco: Rebic.
«Una volta parlando con Sarri gli dissi scherzando: ma allora siete tutti scemi voi allenatori, anche lei che ha avuto Mertens a 28 anni e lo faceva giocare all’ala. Sappiamo tutti che è stato provato centravanti per l'infortunio di un compagno. E sappiamo tutti le cose straordinarie che ha fatto Mertens da centravanti. Naturalmente scherzavo con Sarri, in realtà cambiano gli uomini. Rebic non è un centravanti, ma ti porta da una zona del campo all’altra. Ha tutto ma non ha mai nemmeno cercato la freddezza del gol, la stessa rete con la Roma ne è un esempio. E’ un giocatore internazionale e se lo metti all’ala pensi sempre di sprecare qualcosa, mentre se lo metti centravanti devi pensare che è un’ala, insomma, Rebic va sfruttato finché ne ha, perché questo è il suo momento».
E’ anche il momento di Pioli, no?
«Sì, ma il discorso del Milan è diverso: non sta cercando un allenatore migliore di Pioli, ma diverso, vediamo se Rangnick risponde a queste caratteristiche»

L'Inter e il Bologna hanno vinto le loro partite - contro Parma e Sampdoria - nel giro di tre minuti. Il calcio non è più un film, ma un tralier.
«Hanno sempre deciso gli episodi, però è vera questa annotazione. La condizione fisica diversa rende questi episodi più frequenti e ce ne accorgiamo più noi».

L’Inter a Parma ha fatto un passo indietro.
«L’Inter ha giocato una delle peggiori partite. Manca qualità, un centrocampo con Barella e Gagliardini non è da grande squadra. Sono entrambi ottimi, ma Conte ha bisogno di due fuoriclasse, per esempio di Brozovic e Eriksen al meglio».

Come ti spieghi il crollo della Roma?
«In verità la Roma non sparisce mai. E’ una squadra deliziosa, cerca sempre di giocare a pallone senza saperlo fare fino in fondo, e si ritrova sempre sulla strada dell’errore. E’ una squadra carina, ma - insomma - senza palle».

Un'ultima cosa: Tommasi si è dimesso da presidente dell’AIC. Che ne pensi?
«Penso che non se n'era accorto nessuno che era arrivato. E mi spiace molto perché Tommasi è una persona rara e onesta da trovare nel calcio, ma credo si sia reso conto della propria impotenza, e finché le squadre non saranno rappresentate da almeno tre giocatori non ci sarà un terreno sindacale su cui muoversi».