43
Il Milan fuori dall'Europa, i grandi colpi delle big, il ritorno di Buffon, i giovani talenti del calcio italiano: di questo e di altro, stimolati dalle domande dei lettori di 100° minuto, abbiamo parlato con Mario Sconcerti.

Sconcerti, il Milan è fuori dall’Europa. Il senso che esce dalla dirigenza rossonera è: facciamo due passi indietro ora per farne uno in avanti in futuro.
«Ho letto le parole di Scaroni, certo, la società paga inadempienze della gestione passata, ma fa comunque impressione sapere il Milan fuori dall’Europa. Dà l’idea del ridimensionamento di questa società. L’Europa è stata per anni, nel periodo d’oro, la casa del Milan, che in Europa ha vinto tanto. Non c’è nemmeno l’alibi dell’ingiustizia subita. E’ andata così, lo accettiamo, ma fa male».

E intanto Donnarumma è sempre più vicino al Psg. E’ ridimensionamento anche questo?
«E’ un atto dovuto, perfettamente in linea - purtroppo - con l’esclusione dall’Europa. La sua cessione consentirà alla società di recuperare un po’ di equilibrio. Da un punto di vista strettamente tecnico, poi, è certamente una cessione di peso, ma non credo che vada a pesare più di tanto. Resta il fatto che non ho ancora capito cosa sia successo al Milan negli ultimi anni».

A proposito di portieri: non avverti un po’ di tristezza nel ritorno di Buffon, da riserva, alla Juventus?
«Sai, Buffon è un vecchio ragazzo che si diverte a giocare ancora a calcio e sposta sempre un po’ più in là l’addio. Non possiamo fargliene un torto. Farà la riserva e poi il dirigente, va bene così. E comunque: anche in questo Buffon è unico. Tra i tanti campioni che se ne sono andati o che sono stati spinti verso l’addio dalla Juventus, è l’unico che è tornato. Credo che questa cosa lo gratifiche molto».

De Rossi alla Fiorentina è più di un’ipotesi.
«Vale lo stesso discorso fatto per Buffon. Abbiamo la conferma, anche qui, che il calcio è davvero il gioco dell’uomo. Certo, a me sembra una trattativa da quattro amici al bar, come nella canzone di Gino Paoli, con Montella, Pradè e De Rossi ex romanisti che fanno di nuovo gruppo a Firenze. D’altronde Firenze e Roma ormai sono due reciproche periferie, si toccano, c’è continuità tra le due città».

Ti chiedo un bilancio dell’Europeo dell’Unger 21. A me sembrava che avessimo l’Under più forte da almeno dieci-quindici anni a questa parte. Mi sbaglio?
«Non la penso come te, abbiamo confuso il valore di Barella e Chiesa con quello degli altri, pensando di livellarli tutti verso l’altro. Ma con tutto il rispetto, faccio due nomi, Dimarco e Adjapong non mi sembrano giocatori di spessore assoluto. La Spagna sta su un altro livello rispetto a noi, ma anche la Polonia ha quattro-cinque ragazzi di grande valore. Noi avevamo tre-quattro individualità forti, che però non hanno fatto la differenza».

Che ne pensi delle bizze di Zaniolo e Kean?
«Mi sembra siano due casi diversi. Da quello che ho capito Kean è il trascinatore, Zaniolo il trascinato».

Hai spesso detto di ritenere Zaniolo un grande giocatore.
«La sua crescita è discontinua, all’Entella in B praticamente non giocava, l’Inter lo ha comunque ceduto, alla Roma è esploso, partendo benissimo e poi perdendosi. Al di là di questo credo che Zaniolo sia un giocatore di gran livello e riassuma in sé molto futuro. In lui - più della continuità - abbiamo visto molti gesti tecnici fatti con una naturalezza che non può non impressionare. E’ questo che mi fa sperare per il futuro».

Balotelli si sta allenando da solo a Brescia, vuole tornare a giocare in serie A. Tu lo prenderesti?
«No, purtroppo no, lo dico con dispiacere ma la penso così. Sono ormai sette-otto anni che Balotelli non ha un rendimento pari alla sua valutazione. E’ molto sotto, lo stiamo aspettando da troppo tempo, in Europa ci sono molti centravanti migliori di lui».