E' stato assegnato il primo trofeo della stagione. L'ha vinto la Juventus, che nella Supercoppa di Gedda ha superato il Milan. Da Cristiano Ronaldo a Higuain, da Allegri a Paquetà: protagonisti veri e protagonisti mancati. Stimolati dalle domande dei lettori di 100° minuto, ne abbiamo parlato con Mario Sconcerti.
 
Sconcerti, cosa ha lasciato la Supercoppa?
"La certezza che Cristiano Ronaldo è una spanna sopra tutti. C’è una differenza mostruosa tra lui e gli altri. Ha deciso la partita con una sola giocata, è stato determinante, come lo è quasi sempre in partita secca. Più si va avanti e più Cristiano dimostra la sua grande diversità. Quando Allegri dice che Cristiano Ronaldo è stato preso proprio per questo - cioè per decidere queste partite - dice una grande verità".

Ti è piaciuto Paquetà?
"No, non mi è piaciuto, ma non per colpa sua. I giocatori moderni hanno bisogno di continuità per essere giudicati. Non è più come trent’anni fa quando bastava saper dribblare e saltare l’uomo e al debutto in Italia c’erano fuoriclasse che marcavano già una differenza. Il calcio di oggi prevede molte altre cose, quindi aspetto per giudicare Paquetà. Tra Coppa Italia e Supercoppa ha giocato due spezzoni, ma non è giudicabile: ha bisogno di entrare negli schemi del Milan e ha bisogno di tempo per farlo. Ho però una certezza: parliamo di un trequartista, non certo di una mezzala".

È finita la telenovela Higuain. Come giudichi la sua vigilia, la sua partita, il suo nervosismo?
"Il Milan e lo stesso Higuain hanno dovuto fare i conti con due necessità impellenti: la cessione e la partita da giocare. Gestirle non è stato affatto facile, si è visto chiaramente. Il fatto stesso che si stia discutendo del malessere della vigilia e di una eventuale bugia distorce la questione. Io voglio credere che Higuain abbia detto la verità". Cosa non ha funzionato tra Higuain e il Milan?
"E’ stata fin dall’inizio una storia sbagliata, proprio per le premesse che si erano create. Non puoi prendere Higuain in prestito, se lo fai suona come un’offesa. E’ evidente che al Milan Higuain non sia mai stato il centravanti che conosciamo. Ha sempre dato l’impressione di girare al largo delle partite, non c’è mai stata tra lui e la società una vera coesione, una vera unità d’intenti".

Allegri ha messo in bacheca il decimo trofeo vinto da quando allena la Juventus: 4 scudetti, 4 Coppe Italia e 2 Supercoppe. Quali meriti ha?
"Quelli di chi vince. E’ stato bravissimo nella gestione, ci ha messo molto del suo Lo definisco un italianista di fantasia. Rientra nella tipologia perfetta dell’allenatore della Juventus. La Juventus una sola volta ha voluto cambiare direzione nella scelta dell’allenatore, è successo all’inizio degli anni ’90 con Maifredi, ma non ha funzionato. Allegri si mette nel solco dei grandi allenatori della Juve, i grandi italianisti, sicuramente Lippi, prima ancora Zoff, e più di tutti Trapattoni".

Ti chiedo infine una riflessione su Gattuso.
"Sta passando. Mi sembra davvero dentro una fase di passaggio di tutto il Milan. Per questo dico che sta passando senza lasciare tracce significative. E’ abbastanza chiaro che a certi livelli il Milan è una squadra con limiti evidenti, l’ha dimostrato anche nella Supercoppa contro la Juve. Non gli vanno addossate però tutte le responsabilità di questa stagione. Ha dovuto fare a meno dei due giocatori di fantasia di centrocampo, Biglia e Bonaventura; e sono state assenze che pesanti. E soprattutto gli è venuto a mancare Higuain. Se tu togli al Milan i 20 gol che Higuain avrebbe dovuto garantire ti ritrovi con questa squadra qua".